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Una sentenza che scontenta pochi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Venerdì 18 Marzo 2011 20:31

La Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo (Cedu) ha dato ragione all'Italia nella causa ''Lautsi e altri contro Italia'' sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche.

 

 

Si chiude cosi' il caso approdato davanti alla Corte il 27 luglio 2006 con il ricorso di Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi. La Lautsi riteneva infatti la presenza del crocifisso un'ingerenza incompatibile con liberta' di pensiero, convinzione e di religione (art.9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950) cosi' come del diritto all'istruzione, in particolare, il diritto ad un'educazione ed insegnamento conformi alle convinzioni religiose e filosofiche dei genitori (art.2 del Protocollo n.1).

LA STORIA. I ricorrenti, nati nel 1957, 1988 e 1990 sono Soile Lautsi e i suoi due figli, Dataico e Sami Albertin, e tutti e tre vivono in Italia. Nell'anno scolastico 2001-2002 Dataico e Sami frequentavano l'istituto ''Vittorio da Feltre'', scuola pubblica ad Abano Terme (Padova), dove, in ogni classe, era affisso un crocifisso.

Il 22 aprile del 2002, durante un incontro a scuola, il marito di Soile Lautsi, espose la questione della presenza dei simboli religiosi nelle classi e chiese la loro rimozione. La direzione della scuola rispose negativamente, cosi' Lautsi fece ricorso al Tribunale amministrativo del Veneto il 23 luglio 2002 lamentando la violazione del principio di laicita' dello Stato.

Il 30 ottobre 2003 il ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca - che nell'ottobre 2002 aveva adottato una direttiva che istruisse i dirigenti scolastici per garantire la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche - si uni' al ricorso presentato dalla richiedente sostenendo che la sua domanda fosse infondata perche' la presenza dei crocifissi nelle aule della scuola statale si basava su due regi decreti del 1924 e 1928.

Nel 2004 la Corte Costituzionale boccio' il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo torno' quindi al Tribunale amministrativo regionale, che il 17 marzo del 2005 a sua volta boccio' il ricorso, spiegando che le disposizioni dei regi decreti erano ancora in vigore e che la presenza dei crocifissi nelle aule della scuola di Stato non violava il principio della laicita' dello Stato, ma era ''parte del patrimonio giuridico d'Europa e delle democrazie occidentali''.

Il 13 aprile del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione e, il 27 luglio dello stesso anno, il ricorso e' arrivato presso la Corte europea dei diritti dell'uomo.

SENTENZA DELLA CEDU. La prima sentenza della Cedu, il 3 novembre del 2009, aveva riconosciuto la violazione, da parte dell'Italia, sia dell'art. 2 del Protocollo aggiuntivo n. 1 della Convenzione sia dell'art. 9 sulla liberta' di pensiero, convinzione e religione. Non potendo imporre la rimozione dei crocifissi dalle scuole italiane ed europee, la Corte aveva condannato l'Italia a risarcire 5.000 euro alla Lautsi per danni morali.

Il Governo italiano chiese allora il rinvio alla Grande Chambre (Gc) della Corte ritenendo la sentenza 2009 lesiva della liberta' religiosa individuale e collettiva, come riconosciuta dallo Stato italiano. La Grande Chambre accetto' la domanda di rinvio ed ha ascoltato in udienza pubblica (30 giugno 2010) le parti in causa: lo Stato italiano e il Legale ricorrente rinviando a oggi la sua decisione definitiva.

Quanto ai contenuti giuridici, la questione e' stata affrontata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, assieme all'Ufficio dell'Agente e del Co-Agente del Governo italiano presso la CEDU ed in coordinamento con le varie Amministrazioni coinvolte (Presidenza del Consiglio-Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi e Ministero della Giustizia). Frattini ha presieduto due riunioni interministeriali (17 dicembre 2009 e 21 gennaio 2010) che hanno portato rispettivamente a migliorare e formalizzare la memoria difensiva con il consenso di tutti gli attori coinvolti.

Frattini ha inviato ai ministri degli Esteri dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa una lettera esplicativa della posizione italiana in merito alla questione e riassuntiva della memoria difensiva, presentata alla Corte, per poter ottenere accanto al sostegno politico anche un intervento degli Stati come ''terzi'' a favore dell'Italia. Hanno risposto positivamente intervenendo a favore del Belpaese davanti alla Corte i seguenti Stati: San Marino, Malta, Lituania, Romania, Bulgaria, Principato di Monaco, Federazione Russa, Cipro, Grecia, Armenia e alcune NGO italiane e straniere.

Ma come ci si regola in altri paesi.  In  Austria, la  presenza del crocifisso e' garantita da una legge del 1949, confermata dal Concordato del 1962, in tutte le aule scolastiche nelle quali oltre meta' degli alunni appartenga a una delle confessioni cristiane.

In Francia l'articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l'esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre. Nel 2004, l'articolo 1 della legge n.228 del 15 marzo, chiamata ''legge anti-velo'' e approvata dal parlamento francese, precisa il divieto, nelle scuole primarie e secondarie, di indossare simboli o indumenti che ostentino l'appartenenza religiosa.

In germania, solo in Baviera il crocifisso e' di norma esposto nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land e' storicamente cattolico. Se alcuni studenti obiettano che questo lede la loro liberta' di coscienza, le autorita' scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che puo' condurre alla rimozione. Una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito l'incostituzionalita' della presenza dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

In Romania, la decisione 323/2006 del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione ha stabilito che il ministero dell'Educazione deve ''rispettare il carattere secolare dello stato e l'autonomia della religione'', e che ''simboli religiosi devono essere mostrati solo durante le ore di religione o in aree dedicate esclusivamente all'educazione religiosa''. Il caso nasceva dal ricorso di Emil Moise, maestro e genitore della contea di Buzau, che contestava come l'esposizione pubblica di icone ortodosse costituisse una rottura della separazione tra Stato e Chiesa in Romania, e come cio' costituisse una discriminazione contro atei, agnostici e non religiosi.

Il crocifisso e' affisso nelle aule scolastiche in Spagna dal 1930 ed e' tuttora presente, nonostante la costituzione aconfessionale dello Stato entrata in vigore nel 1978. Nel 2009 il governo guidato da Zapatero ha messo a punto un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica. Il dibattito era gia' nato poco prima che un giudice di Valladolid aveva deciso di ''far ritirare i simboli religiosi dalle classi e dagli spazi comuni'' in una scuola di Valladolid dopo che alcuni genitori nel 2005 ne avevano chiesto la rimozione.

In Svizzera il comune ticinese di Cadro decise di mettere il crocifisso in tutte le aule scolastiche, ma nel 1990 il Tribunale Federale si pronuncio' contro l'esposizione dei crocifissi e per la loro rimozione con la motivazione che ''lo Stato ha il dovere di assicurare la neutralita' in ambito filosofico-religioso della sua scuola e non puo' identificarsi con una confessione o religione. Deve evitare che studenti e studentesse siano offesi nelle loro convinzioni religiose dalla continua presenza del simbolo di una religione a cui non appartengono''.

Immediate le reazioni in Italia alla sentenza della Grande Corte.

''Con la sua sentenza sul crocefisso la corte di Strasburgo pone fine all'inutile polemica sollevata in maniera strumentale da quei laicisti che vorrebbero negare il ruolo determinante del cristianesimo nella costruzione della nostra societa'. Al contrario, come ha stabilito la corte, esso fa parte della nostra identita' e non ci Sara Europa unita fino a quando tutti non saranno disponibili ad accettare questa evidenza''. Cosi' Maurizio Lupi, Pdl, vicepresidente della Camera dei deputati.

E il Vaticano: quella della corte di Strasburgo e' ''una sentenza assai impegnativa e che fa storia, come dimostra il risultato a cui e' pervenuta la Grande Chambre al termine di un esame approfondito della questione. La Grande Chambre ha infatti capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all'unanimita' da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l'appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l'adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni''. Per padre Lombardi ''si riconosce dunque, ad un livello giuridico autorevolissimo ed internazionale, che la cultura dei diritti dell'uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civilta' europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale''. Inoltre, la sentenza riconosce che, ''secondo il principio di sussidiarieta', e' doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identita' nazionale e quanto al luogo della loro esposizione (come e' stato del resto ribadito in questi giorni anche da sentenze di Corti supreme di alcuni Paesi europei)''.

Se cosi' non fosse, ''in nome della liberta' religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa liberta', finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione. E cosi' facendo si violerebbe la liberta' stessa, oscurando le specifiche e legittime identita'''. ''La Corte - conclude p. Lombardi - dice quindi che l'esposizione del crocifisso non e' indottrinamento, ma espressione dell'identita' culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana. La nuova sentenza della Grande Chambre e' benvenuta anche perche' contribuisce efficacemente a ristabilire la fiducia nella Corte Europea dei diritti dell'uomo da parte di una gran parte degli europei, convinti e consapevoli del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro propria storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e di liberta'''.

''Il crocifisso, oltre ad essere molto importante per tutti i cattolici, e' anche un fondamentale simbolo per i non credenti e rappresenta le radici storiche e culturali del nostro Paese. E' la sintesi della tolleranza, del rispetto e dell'amore universale. Bene ha fatto la Grande Camera della Corte europea a dare ragione all'Italia''. E' quanto afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che aggiunge: ''Chiunque combatte contro il Crocifisso combatte contro se stesso, la propria storia e diffonde odio e intolleranza''.

''Da cattolico democratico esprimo soddisfazione per la sentenza della 'Grande Camera' della Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo, che ha dato ragione al Governo italiano nella causa 'Lautsi e altri contro Italia' sulla presenza del Crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche''. Lo afferma Gero Grassi, Pd, vicepresidente commissione Affari Sociali Camera dei Deputati che aggiunge: ''Il Crocifisso, non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di 'indottrinamento'. I cattolici italiani, pur nel rispetto delle altre religioni, hanno il diritto di difendere i propri simboli e la propria fede religiosa o finiranno per vivere un vuoto assoluto, lasciandosi fagocitare da chi difende strenuamente il suo credo religioso. I cattolici non devono aver paura di difendere la propria identita' culturale e religiosa. Nel rispetto reciproco di tutti e' possibile una pacifica convivenza tra i popoli''.

''Con la sentenza sul Crocifisso si mette fine a una battaglia caratterizzatasi per troppi eccessi. Una cosa e' la laicita', un'altra e' pretendere che dalla nostra vita scompaiano i simboli religiosi, che ci richiamano alle nostre origini''. Lo afferma il deputato del Pd Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei. ''Ora mi auguro che questa sentenza sia accettata senza ulteriori strascichi. Il crocifisso -continua Farinone- e' un simbolo di riconciliazione, dispiace che qualcuno invece lo abbia visto come un simbolo di divisione''.

Ma non tutti sono d’accordo con la decisione.

Dopo la sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che riconosce al nostro Paese il diritto di esporre il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) ''si rammarica che il 'caso italiano' sia stato ancora una volta occasione di una normativa eccezionale, che non realizza pienamente uno Stato laico, in cui tutti possano riconoscersi, senza discriminazione di credo religioso o altro'' come previsto dall'articolo 3 della Costituzione. ''I crocifissi - prosegue la nota - continueranno a essere presenti nelle aule scolastiche e nei tribunali, ma per le minoranze che hanno ricevuto i diritti civili e di culto poco piu' di 150 anni fa, come le chiese evangeliche, questi crocifissi non rimanderanno a una comune appartenenza o cultura italiana''. Essi, invece, ''appariranno, come sono, retaggio di una societa' dominata dalla cultura cattolica e dai suoi simboli. Pur conoscendo, a livello ecumenico, che le forze migliori della chiesa cattolica si propongono di costruire insieme una societa' di convivenza multireligiosa e interculturale, invitiamo ad approfondire il confronto sui temi della laicita' e in particolare di una presenza plurale nella scuola pubblica''.

''Hanno avuto contro il governo e l'opposizione, il presidente della Repubblica e quello del Consiglio, la Chiesa cattolica e quella ortodossa, nonche' dieci paesi europei. Ora che e' stata pubblicata la sentenza della Grande Camera, che ribalta clamorosamente la sentenza di primo grado, la delusione e' tanta''.

E' quanto si legge in una nota dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dopo la decisione della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo, di assolvere l'Italia dall'accusa di violazione di pensiero, convinzione e religione per l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. '''Un simile cambiamento di opinione tra il primo e il secondo grado - prosegue l'Uaar - non puo' che essere dovuto alle enormi pressioni messe in campo dalla Chiesa cattolica', fanno sapere dalla famiglia ricorrente, 'ed e' incredibile che la Corte europea anteponga le legislazioni nazionali alle violazioni dei diritti dell'uomo'''. ''Sostenere che mancano elementi che provino la discriminazione subita e' puerile - commenta Raffaele Carcano, segretario Uaar - se un crocifisso certo non evangelizza direttamente, e' pur vero che trasmette inevitabilmente il messaggio che i fedeli di una religione sono privilegiati rispetto a chi non ne fa parte''.

L'Uaar ricorda infine che ''alle ore 17 avra' luogo ad Abano Terme, presso i locali comunali di via Armando Diaz 86, una conferenza stampa a cui saranno presenti Massimo Albertin, in rappresentanza della famiglia che ha avviato l'azione giuridica, e Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Uaar, che l'ha promossa e sostenuta''.

''La sentenza esprime una delle opinioni contrapposte in questa discussione. Nello specifico, ho sempre sostenuto una tesi differente da questa. La mia opinione personale e' che nell'edificio pubblico ci deve essere spazio solo per simboli condivisi e non di una parte, anche se e' rispettabile e di maggioranza. Cio' premesso, mi rendo conto della durezza polemica della questione e delle tradizioni e sensibilita' della maggioranza cristiana del nostro Paese, e non ho voluto mai farne una guerra di religione''. E' il commento a caldo del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, sulla sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sulla presenza dei crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche italiane. Quanto alla tesi sostenuta dal governo italiano nel suo ricorso, per Di Segni, ''dire che il crocifisso e' simbolo culturale e', a mio parere, mancargli di rispetto. E non mi ci riconosco come simbolo culturale''.

Il rapporto con la Chiesa rappresenta ''uno dei punti di forza su cui possimao fare leva per il consolidamento della coesione e unita' nazionale''. Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento alla Camera in occasione della cerimonia per i 150 anni dell'unita' del nostro Paese.

Con i Patti lateranensi e la loro revisione "si ebbe di mira, da parte dell'Italia, il fine della laicità dello Stato e della libertà religiosa, e insieme il graduale superamento di ogni separazione e contrapposizione tra laici e cattolici nella vita sociale e nella vita pubblica". "Un fine, e un traguardo, perseguiti e pienamente garantiti dalla Costituzione repubblicana - ha aggiunto il presidente - e proiettatisi sempre di più in un rapporto altamente costruttivo".

Ed un richiamo al messaggio di Benedetto XVI, fatto proprio: un messaggio che sapientemente richiama il contributo fondamentale del cristianesimo alla formazione, nei secoli, dell'identità italiana, così come il coinvolgimento di esponenti del mondo cattolico - ha concluso Napolitano - nella costruzione dello Stato unitario, fino all'incancellabile apporto dei cattolici e della loro scuola di pensiero alla elaborazione della Costituzione repubblicana, e al loro successivo affermarsi nella vita politica, sociale e civile nazionale".

Si chiude così, col buon senso e col rispetto delle tradizioni,  una vicenda che avrebbe potuto dividere ancora di più gli italiani.


 

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