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Ostana, uno dei borghi più belli d'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Venerdì 03 Febbraio 2017 15:49

L’interpretazione più diffusa vuole che Ostana (Oustano in occitano) derivi da Augustana, con riferimento al mese di agosto nella forma occitana oust. Se così fosse, il nome avrebbe un’origine alto-medioevale, legata a pratiche di transumanza. Ostana sarebbe dunque stata a lungo solo una zona destinata al pascolo estivo.

 

LA STORIA

VI sec. a.C., ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza umana nel territorio dell’Alta Valle Po durante la prima età del ferro.

1176, il marchese di Saluzzo dona le terre dell’Alta Valle Po a Guglielmo Enganna consignore di Barge; nel documento Ostana non è nominata, forse perché luogo di poca importanza.

1322, Ostana viene alla luce nel documento con cui Manfredo IV di Saluzzo investe i marchesi Manfredino e Oddone del Carretto anche del feudo diAustane per estinguere un debito di 9mila lire genovesi.

1386, un documento menziona la “Plebs de S. Nicolai de Augustana” tra le chiese della Valle Po che devono versare il cattedratico al vescovo di Torino.

1425, risalgono al periodo in cui era signore Giovanni di Saluzzo gli Statuti di Ostana, conservati in copia settecentesca presso il museo Etnografico.

1475, il marchese di Saluzzo concede l’investitura a Ugonotto Enganna per la quarta parte di Ostana; oltre ai consignori di Barge, il feudo di Ostana appartiene al ramo cadetto dei Marchesi di Saluzzo.

1548, il marchesato di Saluzzo è annesso alla Francia come parte del Delfinato; sotto il dominio francese Ostana continua a essere feudo dei Saluzzo di Paesana; nel 1588 viene venduta a Felice Leone, i cui discendenti ricevono il titolo di conti di Ostana nel 1626.

1921, la popolazione raggiunge il suo massimo storico con 1187 abitanti, contro le poche decine di oggi.

DA VEDERE

Ostana è un piccolo paese di borgate sparse, in posizione panoramica sul versante soleggiato della Valle Po, con vista splendida sul gruppo del Monviso. Nella parte più bassa il fiume Po, appena nato, lambisce il suo territorio. Il modo più semplice per conoscere questo angolo alpino di Occitania è fare il giro completo delle borgate: servono almeno quattro ore di cammino e in inverno è meglio portarsi dietro le racchette da neve. Ovunque si ammirerà la sapienza dell’architettura spontanea che fonde il legno con la pietra e mette alle case un cappello robusto di tetti di lose. Tutto è bello e funzionale, e stringe il cuore vedere l’abbandono di abitazioni e forni comunitari, muri a secco e strade ciottolate, cappelle e piloni votivi. Questa era una montagna popolata, con le grosse lastre di pietra che delimitavano terreni tutti coltivati. Oggi questo immenso patrimonio aspetta di essere sottratto all’oblio. Il nostro percorso può iniziare dal capoluogo La Villo (villa in italiano), sede del Municipio. Da qui, dopo un centinaio di metri, ci s’immette sulla strada comunale che conduce alla borgata Champanho (Ciampagna) tra aceri e frassini e alti muri in pietra a secco. In estate la strada è macchiata dal colore rosa dei garofanini. Superate le poche case dei Marquét (Marchetti) la strada si inoltra in una faggeta, mantenendo sempre la vista sull’imponente piramide del Monviso.

Dopo Champanho, superati due fiumiciattoli, si incontrano numerose piante di maggiociondolo, un ramoscello del quale era posto sull’architrave della porta della stalla come segno di augurio. Qui dominano le betulle e i larici, con sottobosco di lamponi e mirtilli. Si oltrepassano altri piccoli nuclei disabitati, finché si arriva alle due borgate di La Ruà (Bernardi) e Miribrart (Sant’Antonio). Quest’ultima è forse la più caratteristica, con le sue case addossate le une alle altre e gli insediamenti stagionali in quota, chiamati le mèire, con i pascoli sospesi tra rupi e valloni. I muri perimetrali delle case di Miribrart, che poco alla volta vengono recuperate (c’è il progetto di crearvi un albergo diffuso e un ecomuseo dell’architettura alpina), conservano spesso la grossa pietra (pèiro dal milezim) su cui è incisa la data di costruzione dell’edificio: ce ne sono anche dei primi dell’Ottocento, ma l’insediamento è di gran lunga più antico. Proseguendo per tornare a La Villo, s’incontra San Bernardo, nella cui chiesetta è stato riportato alla luce un pregevole affresco medievale.

Prendendo invece la strada per Samicoulàou (San Nicolao), capita di notare alcune barme, ripari sotto roccia utilizzati come celle per il latte o riparo di bovini. Siamo già sul secondo percorso, quello delle mèire (tre ore di camminata), che al Pion da Charm, a 1635 metri d’altitudine, incrocia il terzo itinerario che consigliamo, quello dei pascoli, vale a dire il tracciato dei tratturi utilizzati dal bestiame per raggiungere i pascoli comunali e per il ritorno serale. Il panorama, salendo di quota, si fa sempre più spettacolare: a Punta Sellassa (2036 m) tutta la catena alpina con il Monviso, il Rosa, il Cervino, si dispiega davanti ai nostri occhi, tra il manto blu delle viole o il rosa del trifoglio alpino. Naturalmente questo itinerario è il più impegnativo (sei ore di trekking), ma anche senza salire lassù è possibile trovare la pace tra una malga e un alpeggio, vedendo la montagna al lavoro, parlandone la lingua: oltre il mondo dei vinti.

IL PRODOTTO DEL BORGO

La toma d’alpeggio, grazie alla presenza di quattro malgari.

IL PIATTO DEL BORGO

Nell’economia agricola del passato la patata era l’elemento base delle famiglie ostanesi. Il piatto tipico è dunque la polenta di patate e grano saraceno, che si serve ben calda ed è ottima con formaggio, aioli, banho dë cousso (salsa di zucca) e con la banho dal jòous, la “salsa del giovedì”, fatta con il latticino residuo della preparazione del burro, che normalmente avveniva il giovedì, così da portarlo il venerdì al mercato di Paesana.

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MUSEI E GALLERIE D’ARTE

Civico Museo Etnografico Ostana, Valle Po, palazzo Comunale: gestito dall’Associazione culturale I Rënèis, è aperto in estate e nei restanti periodi su prenotazione. Vi sono ricostruiti ambienti del passato come la stalla e la cantina, con gli oggetti e gli attrezzi della vita di montagna in bella mostra.

Ecomuseo dell'Architettura e del Paesaggio Alpino: nella frazione Miribrart, un’esposizione che parte dalla cultura materiale del passato per arrivare alla progettazione contemporanea, intrecciando eredità e sviluppo dinamico delle aree montane.

Il 20 e 21 maggio 2017 a Ostana si svolgerà il convegno " Ostana per l'Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo" indetto dalle Nazioni Unite. In quella occasione sarà consegnata la targa del premio giornalistico "Gaetano Scardocchia" riservato alla stampa italiana all'estero.

fonte: I borghi più belli d'Italia (ANCI)


Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2017 16:46
 

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