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Fra tentazioni sovraniste, Brexit ed elezioni: quale futuro per l'Unione Europea? PDF Stampa E-mail
Editoriale
Scritto da Redazione   
Mercoledì 10 Gennaio 2018 09:40

Giuseppe Riggio SJ * Dopo l'annus horribilis, come il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker definì il 2016 dell'Unione europea, anche nell'anno appena terminato lo stato di salute della UE non sembra migliorato. La fragile (specialmente in Italia) ripresa economica non ha al momento indebolito le spinte sovraniste né ha fatto svanire i dubbi (in alcuni casi fondati) sulla reale efficacia dell'Unione nel rispondere alle sfide globali.

 

Resta però intatta, scrive il gesuita Giuseppe Riggio nell'editoriale di Aggiornamenti Sociali di gennaio, la consapevolezza che «il nostro futuro è strettamente intrecciato a quello delle istituzioni europee, che abbiamo contribuito a costruire fin dai primi passi in modo propositivo e attivo. La questione europea riveste perciò un indubbio rilievo a livello di dibattito italiano, in vista anche del prossimo voto, dato che sarebbe “provinciale” continuare a concentrarci sulle questioni nazionali senza inserirle nel più ampio contesto europeo di cui facciamo parte».

L'editoriale si concentra anzitutto sullo smascheramento del «fascino, sempre più forte, esercitato dalla tentazione sovranista, cioè l’idea di proteggersi dai fattori che destabilizzano rinchiudendosi nei propri confini, erigendo nuovi muri, ritenendo che il bene comune dei propri cittadini si persegua meglio da soli e in contrapposizione agli altri, piuttosto che cooperando e integrandosi. Questa prospettiva – sostenuta da forze politiche presenti in tutti i Paesi europei e collocabili tanto a destra quanto a sinistra – mette radicalmente in discussione il progetto stesso della UE».

L'alternativa, scrive Riggio, è individuare «un modo di stare dentro la dinamica globale attuale che non snaturi il patrimonio di valori e principi che contraddistinguono il Vecchio continente, in primis l’attenzione alla persona nella sua integralità e il rilievo rivestito dai legami che ci rendono membri di comunità più ampie. Le immagini di un’Europa “fortezza” o, al suo estremo opposto, di un’Europa globale al cento per cento sono esempi di queste reazioni “di pancia”, che finiscono con appiattire i ragionamenti sulla globalizzazione al solo piano economico e finanziario, perdendo di vista invece la solidarietà».

Il sogno europeo oggi può imparare dal negoziato della Brexit, che non riguarda solo un Paese, ma ha una portata generale. La vicenda britannica, prosegue il caporedattore di Aggiornamenti Sociali, ci insegna che «non serve annacquare il progetto europeo»; occorre piuttosto «chiarire come sia già una dimensione che struttura la nostra esistenza, in un modo ben più profondo di quanto sia solitamente percepito, e da cui non derivano solo svantaggi, ma anche benefici». Non a caso, «le vicende negoziali mostrano quanto sia complesso “smontare” i legami costruitisi tra gli Stati membri all’interno dell’Unione e come essi incidano sulla vita di milioni di persone, con un impatto notevole su innumerevoli aspetti».

Dunque, piuttosto che disfare quanto è stato costruito nel tempo, proponendo «rotture» tanto drastiche quanto controproducenti, occorre rimettere a fuoco l'obiettivo verso cui tendere: come affermano recenti dichiarazioni ufficiali di alcuni responsabili politici a livello europeo e nazionale, l'orizzonte è quello di «un’Unione resiliente, libera e democratica, solidale ed equa, prospera e sostenibile, sicura e socialmente responsabile, forte al suo interno e anche sulla scena internazionale». Naturalmente, «queste indicazioni (...) non sono sufficienti se restano solo degli enunciati».

È un compito che spetta anzitutto alle istituzioni europee - le quali, riconosce l'editoriale, negli ultimi 18 mesi hanno messo in cantiere diverse iniziative interessanti - e a quelle nazionali, «ma è fondamentale che sempre più vi sia il coinvolgimento attivo della società civile, perché il progetto europeo sia fino in fondo di tutti». «Il più grande cantiere europeo - conclude Riggio - è la presa di coscienza che da oltre sessant’anni la partecipazione alle istituzioni europee sta costruendo un’identità europea, un “noi” costituito dall’insieme dei cittadini degli Stati membri della UE. (...) La presa di coscienza che questo “noi” è già un dato di realtà, non una minaccia ma un’opportunità, è il sogno su cui lavorare oggi, soprattutto sul piano culturale ed educativo, o meglio è il sonno da cui svegliarci per prendere atto di qualcosa che già viviamo e che non può portare appieno i suoi frutti finché è negato».

*Nato a Messina nel 1976, è laureato in Giurisprudenza e specializzato in politiche dell’Unione europea.

Dopo aver lavorato per quattro anni nel campo delle relazioni industriali, è entrato nella Compagnia di Gesù nel 2003.

Dal gennaio 2015 è caporedattore di Aggiornamenti Sociali.


Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Gennaio 2018 09:54
 

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