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Trapianto di trachea, miracolo italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Giovedì 20 Novembre 2008 07:50

Una donna colombiana, Claudia Castillo (nella foto) è stata la prima paziente al mondo a sottoporsi a un trapianto di trachea realizzato grazie a una soluzione pensata ad hoc che prevede di trattare un organo donato da un'altra donna con le cellule staminali della paziente, per evitare fenomeni di rigetto.

 

La notizia è stata data ieri da un'equipe internazionale di ricercatori italiani, spagnoli ed inglesi, di cui fa parte anche il medico italiano Paolo Macchiarini, responsabile di chirurgia toracica all'ospedale di Barcellona, dove è avvenuto il trapianto. Secondo quanto riferito, il successo dell'operazione -- effettuata lo scorso giugno utilizzando tessuti generati dal midollo osseo della donna -- accresce la speranza che sia possibile il trapianto di altri organi senza dover ricorrere a farmaci che minacciano il sistema immunitario.

Di solito nei casi di trapianto i medici fanno di tutto per evitare il rigetto ma i pazienti sono costretti ad assumere farmaci immunodepressivi per il resto della loro vita. "La probabilità che questa donna abbia in futuro un rigetto è pressoché pari a zero", ha spiegato in una conferenza stampa il dottor Macchiarini. "La paziente vive in modo normale senza mostrare segni di rigetto a quattro mesi dall'intervento", ha aggiunto.

Claudia Castillo è stata costretta a sottoporsi al''intervento dopo che un caso di tubercolosi le aveva distrutto una parte della trachea provocandole difficoltà respiratorie, una predisposizione alle infezioni e le aveva reso pressoché impossibile prendersi cura dei suoi due figli.

A parere dei ricercatori, l'unica alternativa per la 30enne colombiana -- escludendo il trapianto - - era quella di farsi rimuovere una parte di un polmone, in un tipo di intervento che avrebbe seriamente compromesso la sua qualità di vita. "Non è soltanto una questione di vita o di morte, ma è anche una questione di qualità della vita", ha spiegato Martin Birchall, chirurgo all'università di Bristol, che ha contribuito a curare Castillo.

Dopo aver trovato un donatore, i ricercatori prima hanno eliminato dalla trachea da impiantare la presenza delle cellule del donatore e poi l'hanno trattata con le cellule staminali ottenute dal midollo osseo di Castillo. Successivamente, l'equipe medica ha incubato le cellule utilizzando un dispositivo messo a punto dal Politecnico di Milano. I ricercatori hanno utilizzato lo stesso apparecchio per creare cellule epiteliali per costruire il rivestimento della trachea. Questo processo ha permesso di creare un organo ibrido che il corpo di Castillo identificherà come proprio e quindi non rende più necessari i farmaci contro il rigetto.

I ricercatori di Padova  hanno modificato un tratto di trachea lungo 7 centimetri prelevato dal  cadavere di un 51enne morto per emoraggia cerebrale, eliminando tutte le cellule del donatore che potevano scatenare rigetto. A Bristol, invece, sono state coltivate in provetta le cellule cartilaginee ed epiteliali sane prelevate dalla paziente e con queste, grazie a un bioreattore messo a punto dal  Politecnico di Milano, è stata 'rivestita' e ripersonalizzata la trachea". Questa è andata così a sostituire il bronco ostruito della paziente, che dopo il trapianto non ha mai dovuto assumere farmaci anti-rigetto. I medici spagnoli si dicono soddisfatti delle attuali condizioni di salute di Claudia, che può camminare per mezzo chilometro o salire due rampe di scale senza fermarsi, ma soprattutto può finalmente prendersi cura dei suoi due bambini. 

Adesso la domanda è: la tecnica adottata da Macchiarini a Barcellona potrà essere applicata ad altri organi? "Io sono un idealista e voglio parlare di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo ora. Dico che per ora il metodo utilizzato, si può applicare, almeno fino ad adesso, alla trachea, per gli altri organi vedremo in seguito. Chiaramente, in parallelo, stiamo facendo altre ricerche e sperimentazioni su animali per includere oltre alla trachea anche altri organi, ad esempio la laringe. Noi vogliamo arrivare a risultati positivi, ma abbiamo ancora tanto lavoro da fare per poter dare ora indicazioni. Attualmente stiamo lavorando anche su undici trachee umane per affinare la tecnica e renderla più sicura. Insomma stiamo cercando di migliorare il più possibile."

 

 


Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Novembre 2008 08:19
 

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