| I NAS sequestrano latte importato |
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| Scritto da Giuseppe Di Claudio | |||
| Domenica 19 Luglio 2009 16:29 | |||
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Disordine in Europa in materia di importazione di latte. A rischio la mozzarella mmagine del made in Italy In Italia entrano ogni anno 1,3 miliardi di chili di latte sterile, 86 milioni di chili di cagliate e 130 milioni di chili polvere di latte, di cui circa 15 milioni di chili di caseina, pronti a essere trasformati in formaggi e mozzarelle all’insaputa dei consumatori. E’ quanto afferma Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per il sequestro di tre tonnellate di latte di bufala congelato da parte dei carabinieri dei Nas in uno stabilimento caseario di Castel Volturno, nel Casertano. Il latte sarebbe stato utilizzato per la produzione di mozzarella. La mozzarella di bufala - precisa la Coldiretti - è un prodotto simbolo del Made in Italy e come tale va difeso dagli episodi che ne mettono a rischio l'immagine, a danno dei consumatori e degli allevatori italiani. Ma occorre anche assicurare la trasparenza dell'informazione per tutto il settore lattiero caseario italiano, a partire dall’introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte a lunga conservazione (UHT), dei latticini e dei formaggi che troppo spesso utilizzano latte sterile, cagliate, polveri e caseinati importati in grandi quantità dall’estero all’insaputa dei consumatori. E’ necessario – conclude la Coldiretti - rendere pubblici gli elenchi delle ditte che utilizzano prodotti stranieri senza dichiararlo in etichetta, mentre ai supermercati si chiede inoltre di mantenere separati sugli scaffali i prodotti ottenuti con vero latte italiano da quelli realizzati con latte, polveri o cagliate provenienti dall'estero. Ma il problema non è solo italiano. Uno spettro si aggira per l’Europa. Nulla a che vedere con la rivoluzione di marxiana memoria, ma è un malessere che si esprime con proteste di piazza diffuse. Agricoltori e allevatori soffrono per il calo dei prezzi della materia prima che producono, sottoposti alla pressione di un mercato che costringe a rese sempre più alte per risultati economici sempre più bassi. Le cronache dei quotidiani europei raccontano in particolare le storture di un settore nevralgico, quello del latte. Mentre a Bruxelles si programma una graduale uscita dal sistema delle quote, la situazione sembra arrivata a un punto critico insostenibile: negli ultimi mesi il prezzo del latte è crollato di quasi un terzo, abbondantemente al di sotto dei costi di produzione, a poco più di 20 centesimi al litro. Un ribasso senza precedenti. In Francia i produttori denunciano imposizioni unilaterali da parte dei gruppi di trasformazione lattiero-casearia. A Berlino, un gruppo di allevatrici fa lo sciopero della fame, rivolgendosi ad Angela Merkel: «I banchieri hanno ricevuto miliardi, gli industriali anche. Non chiediamo soldi, ma un sistema di fissazione dei prezzi che ci permetta di vivere del nostro lavoro». In Spagna la grande distribuzione è accusata di importare latte dalla Francia a basso costo, tanto che il presidente del governo galiziano ha parlato di “dumping”, cioè di vendita fuori frontiera a prezzi più bassi che in patria e, per alleviare la crisi del settore, erogherà in anticipo i fondi Pac. Insomma un sistema distorto, in piena crisi, alla base del quale c’è una presunzione errata: che il latte sia una commodity, che sia tutto uguale. La politica dovrebbe ripensare alla base il modello produttivo e distributivo del latte, favorendo l’accorciamento della filiera a cominciare dal modello più radicale, quello dei distributori di latte crudo. E imporre che siano riconosciuti prezzi differenti in base alla qualità, molto diversa a seconda di come le mucche vengono alimentate, dell’ambiente in cui vivono, dei ritmi produttivi a cui sono sottoposte. Latte più buono e meglio pagato non è un’utopia: produttori e consumatori, unitevi! Siete dalla stessa parte della barricata.
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| Ultimo aggiornamento Domenica 19 Luglio 2009 16:40 |
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