| Serve un De' Gasperi che non c'è! |
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| Scritto da Giuseppe Di Claudio | |
| Martedì 08 Settembre 2009 07:33 | |
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Eppure molti ancora sperano che possa avvenire il miracolo, quello, cioè, di riunire all'ombra di un solo partito tutti quei cattolici che, dopo la fine della DC, si sono disseminati in tutte le formazioni politiche di destra e di sinistra. Ma soprattutto si pensa a tutti coloro che sono rimasti senza partito perchè hanno preferito attendere gli eventi. Ma sono anche tutti quelli che vivono con disagio l'attuale bipolarismo, sentono il bisogno di forme nuove per esprimere il loro impegno in politica eppure ritengono impossibile la nascita di una 'nuova Dc', di un partito fondato sull'identita' cattolica nell'attuale societa' pluralista e multiculturale: e' con questi sentimenti ambivalenti che i cattolici italiani seguono il dibattito su una possibile 'nuova aggregazione di centro', che dovrebbe vedere la luce per dare una 'casa' ai cattolici dispersi nei due schieramenti. Un progetto che fonti vaticane vicine alla Segreteria di Stato e consultate dall'ASCA definiscono ''improbabile'', sottolineando l'importanza che siano i laici a prendere l'iniziativa e a definire le forme del proprio impegno, ma che continua a tenere banco nel dibattito politico, anche alla luce dei 'mal di pancia' di molti cattolici sia a destra che a sinistra. ''I cattolici - spiega all'ASCA il gesuita p. Bartolomeo Sorge, direttore di Aggiornamenti Sociali - sentono il bisogno di essere piu' utili al Paese, in un momento in cui si ha l'impressione che tutti gli sforzi per una democrazia piu' giusta, fraterna e solidale siano vani''. Ma, avverte l'ex-direttore di Civilta' Cattolica, non bisogna guardare alla Dc, ''nata nel periodo unico del dopoguerra, una fase di emergenza in cui l'Italia non aveva una cultura democratica e la Chiesa ha dovuto fare un'opera di supplenza'': riproporre oggi quel modello ''sarebbe tornare all'Antico Testamento''. Simile l'analisi anche del presidente delle Acli Andrea Olivero, che la settimana scorsa si e' confrontato sui temi di una ''nuova cittadinanza'' con il segretario del Pd Dario Franceschini e con il presidente della Camera Gianfranco Fini. ''Credo che ci sia desiderio nel nostro Paese di una forza moderata - dice all'ASCA -, e ho l'impressione che diversi che avevano pensato che questa potesse trovarsi nel Pdl stiano vivendo con sofferenza quanto avvenuto in queste ultime settimane. D'altra parte, il percorso del Pd e' molto incerto, e' nel bel mezzo di un congresso con linee politiche diverse che si confrontano. Quindi anche li' ci degli sono scontenti, delle persone che si guardano attorno''. Pero', aggiunge, un ''ritorno al passato'' sarebbe ''ridicolo e impossibile''. Se una nuova forza politica deve nascere, non dovrebbe essere il frutto di una ''operazione fatta a freddo'', come e' stato per Pd e Pdl, ma di ''una passione e di un progetto politico condiviso'', qualcosa che, almeno per ora, e' impossibile trovare nell'attuale panorama politico. La ''nuova forza'', comunque, per Olivero, dovrebbe essere strutturalmente ''laica'', ''aperta'' e ''non confessionale'': ''Sono sempre piu' convinto che oggi ci sia una capacita' da parte delle forze e dell'elettorato che guarda con interesse al messaggio della Chiesa di esprimesi laicamente in politica. Anche la storia della Dc, oggi lo riconosciamo, e' stata una storia di laicita'. Oggi non si potrebbe creare un partito nella prospettiva di un collateralismo con la Chiesa''. ''Si puo' invece - aggiunge - costruire forza moderata, che non cerchi lo scontro ma il dialogo e il bene comune, ma dovrebbe essere per forza laica, aperta e non confessionale. Su questo punto credono non ci sia piu' dubbi''. Per p. Sorge, la Chiesa dovrebbe ''formare le coscienze, ma poi lasciare che i laici dialoghino''. ''Una cosa - osserva - e' esprimere dei valori, un'altra governare un Paese multiculturale, cercando il massimo bene possibile e sapendo che i valori non negoziabili non si potranno tradurre in legge, ma che bisognera' cercare compromessi alti, senza che questo tocchi il valore di testimonianza di una vita vissuta in coerenza con i propri principi''. In un momento politico ''complesso e con tante ombre'', e' l'analisi all'ASCA del presidente dell'Azione Cattolica Franco Miano, la Chiesa e i cattolici devono prima di tutto offrire un ''forte impegno formativo e culturale'', un ''di piu' di formazione sulla Dottrina sociale della Chiesa e sui problemi che vive della gente''. Il bisogno primario, infatti, e' quello ''di far crescere una cultura del bene comune'', perche' solo in quell'''humus'' possono crescere ''nuove figure significative e trainanti'', capaci di rispondere al ''deficit di riferimento'' dei cattolici. La bussola, osserva ancora p. Sorge, piu' che la Dc, dovrebbe essere la ''impressionante identita' dei valori della nostra Costituzione laica con la Dottrina sociale della Chiesa''. Perche', si chiede allora il gesuita, ''non riunire attorno a questi valori comuni tutti quelli che credono in riforma vera del Paese, tutti quelli che soffrono sia nel Pd che nel Pdl'?''. E' lo stesso ''bisogno'' - osserva - che aveva animato inizialmente il progetto della Rosa Bianca, ''che poi e' fallito''. Cosa mancava'? ''Persone coagulanti, di spicco, oneste, idealmente forti''. ''Una volta che si realizzasse una presenza di persone cosi' preparate, potrebbe avviarsi una nuova aggregazione perche' - conclude il gesuita - siamo in fermento, su questo non c'e' dubbio''.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 08 Settembre 2009 08:02 |
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