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L'on. Razzi e l'avventura di un pensionato italiano all'estero PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 12 Novembre 2009 10:36
Una vicenda di un pensionato italiano residente a Madrid solleva dubbi sulla regolare gestione delle pensioni di anzianità. Interrogati tre ministri.

Nei resoconti parlamentari della settimana ci siamo imbattuti in un' interrogazione dell'onorevole Antonio Razzi (IDV) eletto nella circoscrizione Europa che ha suscitato la nostra attenzione. La prima impressione è stata quella di un'interrogazione mirata a risolvere il problema pensionistico di un ex lavoratore residente all'estero; ma dalla lettura del testo sono emersi fatti e circostanze che danno adito a interrogativi, per così dire, inquietanti.

A questo punto ne abbiamo voluto parlare con l'on. Razzi che così ha sintetizzato la vicenda: “sono venuto a conoscenza dei fatti oggetto della mia interrogazione durante uno dei miei viaggi in Spagna. Il mio interesse è stato acceso dall'affermazione dell'interessato che sosteneva “di essere titolare di pensione di anzianità senza averne diritto”. Accidenti, mi sono detto, in Italia sono infiniti i ricorsi in campo previdenziale, ma ricorrere contro la concessione di una pensione rappresenta veramente il colmo, e con i tempi che corrono!...

I fatti, in sintesi: un ex docente delle scuole secondarie di secondo grado di Torino, dopo una ventina o poco più di anni di servizio, si dimette dal servizio per lavorare in un'azienda privata. C'è di più: all'atto delle dimissioni il lavoratore prestava già servizio presso l'azienda privata, circostanza da me rilevata dalla lettura di un estratto contributivo dal quale emerge per il 1990/91 il versamento di contributi sovrapposti versati sia all'INPDAI che allo Stato: prova provata che non c'è stata interruzione dell'attività lavorativa in occasione delle dimissioni dal servizio prestato nello Stato.

L'ex professore sottoscrive tutti i moduli compilati dalla segreteria della sua scuola in merito ad una liquidazione della pensione di anzianità, “teoricamente” maturata per aver prestato servizio per almeno 20 anni. Nella stessa documentazione dichiara anche “di essere lavoratore dipendente e si impegna a non incassare pensioni”, vigendo all'epoca anche il divieto di cumulo tra pensioni di anzianità ed attività lavorativa subordinata.

L'ex docente, in seguito lavoratore privato - senza aver mai riscosso una lira di pensione – trascorso un quinquennio chiede al suo ente di previdenza il ricongiungimento dei servizi prestati a favore dello Stato con quelli dell'attività lavorativa sottoposta a contribuzione Inpdai. Riceve in copia la richiesta indirizzata al Provveditorato agli Studi di Torino con la quale si invita il medesimo a trasferire la contribuzione maturata durante il periodo. Trascorrono sei anni, fino alle dimissioni rassegnate “per giusta causa” che obbligano il lavoratore ad abbandonare il suo posto di lavoro con “immediatezza”, con conseguenze kafkiane per la sua situazione economica e familiare e di salute. Inizia così un calvario non ancora concluso.

A seguito di un primo accesso agli uffici Inpdai di Roma, viene a sapere che i contributi soggetti a ricongiunzione non sono mai pervenuti nelle casse previdenziali; dopo accese rimostranze ottiene che un nuovo sollecito venga inviato al Provveditorato agli Studi di Torino. Recatosi negli uffici dello stesso Provveditorato il nostro viene a conoscenza che gli sarebbe stata liquidata una pensione di anzianità che avrebbe impedito la richiesta ricongiunzione. L'invito rivoltogli era quello di recarsi presso gli uffici dell'Inpdap di Torino per incassare la pensione. Le cose, a questo punto si ingarbugliano. Una solerte funzionaria ascolta le richieste del docente e informa lo stesso che, trattandosi di pensione degli anni '90, i compiti dell'Inpdap erano esclusivamente quelli di soggetto pagatore, mentre tutte le incombenze relative all'istruttoria rimanevano a carico degli uffici pensione del Provveditorato. Suggeriva comunque, per non perdere ratei di pensione di inviare domanda di “ripristino”, indicando chiaramente la circostanza della mancata “cessata attività lavorativa” all'atto delle dimissioni dalla scuola.

Ad un funzionario attento si sarebbe accesa la lampadina! Ma le cose non andarono così. Per tutta risposta il lavoratore si vede pervenire un decreto di pensione e dopo circa un anno il versamento degli arretrati. Indotto nella erronea dalla pubblica amministrazione – e la copiosa documentazione lo dimostra – di essere titolare del diritto alla pensione, ma non soddisfatto, l'ex docente, ora pensionato baby, inizia un lungo carteggio ed accessi ai vari uffici, diffidando gli uffici a rivedere la sua posizione in quanto la mancata “cessata attività lavorativa” ostava alla concessione della pensione.

Le insistenti richieste del neo-pensionato avrebbero dovuto perlomeno insinuare il dubbio; invece nulla di tutto questo. A fronte delle comunicazioni del lavoratore nessun riscontro da parte degli enti interessati, mentre per lil professore vedeva  allontanarsi sempre più la prospettiva di una pensione unica e migliore, come era suo diritto.

Le conseguenze immediate del godimento della pensione di anzianità furono la decisione dell'Inps di non autorizzare il versamento di contributi volontari in quanto “pensionato”, oltre alla mancata concessione dell'indennità di disoccupazione, trovandosi l'interessato in una situazione obiettiva di “limbo”.

Passano gli anni, fioccano le "messe in mora" nei confronti degli enti previdenziali, ma nessuna risposta da parte degli uffici interessati, nonostante l'invocazione della legge 241/90. L'atteggiamento poco rispettoso riscontrato nei confronti delle richieste del lavoratore – non una comunicazione per spiegare i motivi della concessione della famosa pensione – mi inducono a presentare una prima interrogazione parlamentare al ministero dell'Istruzione ed a quello del lavoro, finalizzata a mettere la parola fine alla lunga vicenda e consentire al professore di mettersi “l'animo in pace” e godersi, così, la pensione.

Dopo circa un anno dalla presentazione della interrogazione la cui istruttoria è ancora “in corso” vengo a conoscenza di una circolare degli uffici legali dell'Inps che fotografa al millesimo la situazione del malcapitato professore e mi fa balenare il dubbio che la situazione denunciata non sia unica e che vi siano altri “pensionati” che godono di una pensione di anzianità, magari, senza averne i requisiti. Da qui la decisione di presentare una seconda interrogazione, questa volta ai ministri dell'Economia, del Lavoro e della Pubblica Amministrazione al fine di fare chiarezza su una situazione che potrebbe, potenzialmente, far emergere aspetti inquietanti.

La vicenda del professore emigrato in Spagna potrebbe rappresentare, cioè, solo la punta di un iceberg che vede penalizzati molti lavoratori specie se residenti all'estero e privi di quelle strutture di assistenza e patronato di cui godono i lavoratori italiani. Ma potrebbe anche far emergere situazioni di privilegio da parte di “gente senza scrupolo” che gode di pensioni senza averne i requisiti.

I sospetti sono fondati e la circolare Inps li avvalora: l'obiettivo della mia interrogazione va, quindi, oltre gli interessi del singolo lavoratore che sono senz'altro legittimi. È importante fare chiarezza su questi aspetti inquietanti, specie in momenti di grave crisi economica in cui si dibattono molti lavoratori per i quali le prospettive di una pensione si allontanano sempre più.”

Diana Guido


Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Novembre 2009 10:40
 

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