| Di Girolamo: a pagare saranno gli italiani all'estero? |
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| Scritto da Giuseppe Di Claudio | |
| Venerdì 26 Febbraio 2010 10:47 | |
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Nell'ultima riforma approvata a fine 2005, oltre a inserire la clausola dell'abolizione del voto di preferenza, si stabiliva che sei senatori e dodici deputati fossero eletti all'estero nelle circoscrizioni Europa, America del Sud, Nord America e Africa-Oceania-Asia-Antartide. La norma era stata fortissimamente voluta da Mirko Tremaglia, An, ministro in quel periodo degli italiani nel mondo, e dalla maggioranza di centrodestra. Ma poi fu votata anche da Ds e Margherita. Molto critica e' ora la posizione di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: ''E' arrivato il momento di abrogare le norme che prevedono l'elezione di deputati e senatori all'estero, un sogno dell'onorevole Tremaglia, condiviso a suo tempo dal Parlamento, che si e' trasformato in un incubo per l'evidente impossibilita' di gestire correttamente le circoscrizioni estere''. E critiche molto nette al metodo di elezione di senatori e deputati all'estero sono state avanzate anche da esponenti del Pd. Pure Alessandra Mussolini non cela il proprio disappunto: ''Questa storia del voto degli italiani all'estero e' sempre stata gestita in modo particolare. E io mi sono sempre espressa allo stesso modo. Perche' non era molto trasparente come metodo. Tant'e' che Tremaglia oggi ha anche detto che il voto a Di Girolamo deve essere annullato''. Replica Guglielmo Picchi, deputato del Pdl eletto all'estero: ''Tutti i paesi occidentali permettono ai propri cittadini all'estero di esercitare il diritto di voto. L'Italia ha permesso questo solo dal 2006. Le frodi che ci sono state sono da condannare duramente. Ma non e' il voto estero che va abolito. Siamo nel 2010, possibile che non si possa ancora avere il voto elettronico?''. Intanto tra l'ipotesi di autorizzare l'arresto del senatore Di Girolamo, come chiesto dalla magistratura, o farne decadere l'elezione, Palazzo Madama si orienta per la seconda soluzione. Il presidente del Senato Renato Schifani ha chiesto infatti alla conferenza dei capigruppo di decidere che mercoledi' prossimo l'Aula possa discutere della possibile decadenza dalla carica del senatore inquisito. Schifani ha inoltre precisato: ''Serve fare chiarezza in tempi brevissimi sulla decadenza del senatore. In questo momento e' dovere di tutti, del presidente del Senato, della Giunta, di maggioranza e opposizione fare in modo che l'Aula possa rivedere un giudizio assunto in passato sulla eleggibilita' del senatore Di Girolamo in presenza di un quadro probatorio completamente diverso''. Quindi l'ipotesi e' che Di Girolamo torni da mercoledi' prossimo un cittadino qualsiasi e possa a quel punto essere arrestato come richiesto dai giudici. Il presidente Schifani ha anche inviato una lettera al senatore Marco Follini, presidente della Giunta per le immunita', sul caso Di Girolamo in cui chiede di ''sottoporre all'ufficio di presidenza della Giunta l'eventualita' di riprendere sollecitamente l'esame della questione relativa alla contestazione e alla proposta di annullamento di tale elezione, affinche' della questione stessa possa essere investita l'assemblea gia' nella prossima settimana''. Franco Frattini, ministro degli Esteri, si e' nel frattempo detto assai colpito per quanto sta emergendo a carico del senatore Di Girolamo e ha assicurato che se fosse un membro di Palazzo Madama non avrebbe esitazioni a votare l'autorizzazione a procedere nei confronti del parlamentare eletto all'estero. E' la stessa posizione avanzata nei giorni dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha dichiarato di apprezzare la presa di posizione di Schifani: ''Tutto cio' che serve ad accelerare i tempi di una decisione di Palazzo Madama e' assai utile''. Dell'elezione di Di Girolamo si era gia' occupata l'Aula del Senato il 29 gennaio 2009, quando fu approvato un ordine del giorno presentato dal senatore Sergio De Gregorio (Pdl). La procura aveva gia' segnalato a palazzo Madama gravi anomalie nell'elezione di Di Girolamo, ma in quell'occasione si decise di attendere l'esito del processo prima di ogni decisione ulteriore. L'8 agosto del 2008 era stato Francesco Sanna, Pd, a firmare la relazione con cui si proponeva di non accogliere l'autorizzazione a procedere contro Di Girolamo. Ma ora il quadro probatorio contro quest'ultimo si e' molto aggravato.
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Febbraio 2010 12:08 |
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