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Fermiamo la deriva dell'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Giovedì 10 Marzo 2011 17:54

''A che punto e' la notte?'' riprendendo una famosa domanda evangelica, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, durante il suo intervento ad un convegno sui 150 anni dell'unita' d'Italia, passando ai giorni nostri ha delineato un'Italia che sta scivolando:

 

''La situazione dei mercati e quella internazionale mettono in evidenza che si e' rotto un punto di equilibrio e non si puo' negare che l'Italia scivola rispetto al suo riferimento naturale, l'Europa''. Per di piu', ha aggiunto, ''ci sono processi in atto che spigono alla disgregazione. E la crisi puo' peggiorare questo processo''.

Bersani ha quindi spiegato: ''Non vorrei che dopo il ghe pensi mi si arrivasse al si salvi chi puo'''. Con questo il segretario democratico ha sottolineato l'esistenza di un ''rischio di dissociazione molto serio'' al quale si deve rispondere: ''ma come rispondere? Con l'egoismo del fai da te? Con la personalizzazione verso un presidenzialismo? Con la riforme e con il fedralismo?''. ''Spesso si sente dire che manca un capo'' per dire che la situazione politica e' confusa ''ma il problema per la governabilita' e' che mancano le maggioranze, non i capi che ci sono sempre stati''.

Se la strada che si sceglie e' quella delle riforme e del federalismo, per Bersani diventa pericoloso contrapporre il Nord al Sud (un riferimento all'Italia duale evocata poco prima da Tremonti). In questa prospettiva, oltre alle riforme istituzionali da tempo in cantiere, Bersani si e' augurato un federalismo ''come sistema piu' efficiente ed equilibrato per tutti''.

La complicazione di arrivare a reali obiettivi di miglioramento e' stata spiegata da Bersani con il ricorso all'abolizione dei semafori stradali sostituiti dalle rotonde. Una volta verificata la loro funzionalita' non e' che si e' introdotta la rotonda con una norma nazionale, come avviene ad esempio in Francia, si e' lasciato tutto all'iniziativa spontanea dei comuni.

''Questo e' il nostro sistema ed e' cosi' che funziona'' ha sottolineato Bersani. Per quanto riguarda il federalismo il segretario Pd ha ricordato che tre sono i punti cruciali da risolvere: i livelli essenziali di prestazione; quanto devono costare i servizi; come fare per riequilibrare. Tenendo presente che ''poi si fa con i soldi che ci sono, eleborando un piano''.

Bersani ha concluso sottolineando che se non si risolvono questi punti avrebbe ragione Visco quando dice che ''avevamo piu' federalismo fiscale prima''. Sull'unita' d'Italia, Bersani ha concluso dicendosi convinto che rispetto alla nostra tradizione storica, culturale e artistica ''c'e' qualcosa di profondissimo che ci tiene assieme, ma spesso non siamo all'altezza''.

Alle considerazioni di Bersani ha fatto eco Casini con un giudizio negativo sul federalismo che si sta creando in Italia: soprattutto per quello che Tremonti aveva poco prima definito ''l'Italia duale'' intendendo le diversita' tra Nord e Sud del Paese.

''Non si puo' dire Italia duale e passare oltre -ha affermato Casini- e non porsi il problema di come colmare questo divario. Sarebbe il fallimento della politica. Su questo che e' il punto dei punti non possiamo gettare la spugna. Se non si risolve questo punto e' inutile parlare di federalismo. Credo -ha detto ancora Casini- che cosi' si finira' per complicare tutto e deprimere l'economia. Si', si e' partorito un topolino ma creando una situazione confusa e a noi tocca fare chiarezza, a partire dai costi standard''.

In precedenza  Giulio Tremonti aveva sostenuto che ''Sulle grandi questioni, come il lavoro o le pensioni, io ho sempre visto in Parlamento piu' unita' che differenze. Sono piu' le cose che uniscono che quelle che dividono''.

Non si puo' dire - ha spiegato Tremonti - che una nazione esiste in seguito ad un patto costituzionale scritto. ''E' una cosa rispettabile ma orribile e non va bene per noi. Siamo a celebrare il terzo cinquantenario dell'unita' del Paese - ha aggiunto - e credo che il maggiore sforzo politico debba essere quello di conservare la memoria dei valori comuni''.

Anche il federalismo fa parte dei 'valori comuni', e' stato il ragionamento di Tremonti, anche se da piu' parti si teme che esso porti alla divisione tra Nord e Sud. ''Nel '32 sulla Treccani figurava la voce 'federalismo' che si riconosceva come parte della tradizione politica, ovviamente con differenze tra Gioberti e Cattaneo''. L'Italia e' un Paese unito ma - ha ribadito - e' ''duale. Il Nord e' la regione piu' ricca d'Europa, il Centro-Nord fino al Lazio e' piu' ricco della Germania, della Francia e della Gran Bretagna. In tutto quaranta milioni di abitanti con una struttura di ricchezza consolidata. Non e' possibile essere in declino se hai ancora quel livello di ricchezza''.

Questo blocco si confronta con 20 milioni di abitanti del Sud che ''come ricchezza sono sotto la media europea''. E' stato un errore aver considerato la questione meridionale come una questione regionale. ''E' un fatto sbagliato - sono state le parole del ministro - che lo Stato centrale abbia rinunciato ad assumere la 'regia' delle iniziative. Lo Stato ha rinunciato a fare lo Stato''. Con la presentazione a Bruxelles del piano nazionale di riforme, ha concluso Tremonti ''noi chiederemo che in Europa si consideri il dualismo interno allo Stato. Magari non verra' riconosciuto, ma e' la strada giusta''. L'Italia, quindi, proporra' deroghe per far si' che al Mezzogiorno possano essere introdotte misure agevolative per il rilancio economico, anche perche' ''non e' corretta una formula per la crescita uguale per tutto il Paese''.


Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Marzo 2011 18:33
 

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