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Crocifisso: per fortuna c'è un giudice a Roma PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 14 Marzo 2011 18:16

La Corte di Cassazione ha confermato, oggi il deposito della sentenza, la rimozione dall'ordine giudiziario del giudice di Pace del Tribunale di Camerino Luigi Tosti. Il 18 marzo tocca alla Corte di Strasburgo.

 

Sulla materia' gia' si pronuncio' il Csm che sanziono' Tosti dopo il suo rifiuto di tenere udienza per la presenza nelle aule di giustizia italiane del crocifisso. Il verdetto disciplinare emesso dal Csm e' stato giudicato dalla Suprema Corte (sentenza 5924 delle Sezioni Unite Civili) dunque corretto. Il Csm destitui' Tosti il 25 maggio del 2010.

Per esporre negli uffici pubblici, tra i quali rientrano le aule di giustizia, simboli religiosi diversi dal Crocefisso 'e' necessaria una scelta discrezionale del legislatore, che allo stato non sussiste'. Sottolinea la Suprema Corte.

''Per fortuna che c'e'... un giudice a Roma, che confermando il diritto di esposizione del crocefisso nei pubblici uffici rispetta la vera laicita', distinguendola dal laicismo e dall'ideologia militante anti cristiana''. E' quanto dichiara l'on. Stefano Graziano (Pd), commentando le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha confermato la rimozione dall'ordine giudiziario del giudice Tosti, che si rifiuto' di celebrare udienza perche' offeso dalla presenza del crocefisso nelle aule di giustizia.

''Forse - prosegue Graziano - puo' servire citare un laico come Adriano Sofri per ricordare che 'attaccare un Crocefisso puo' forse essere atto dubbio, ma staccarlo dal muro e' certamente arrogante'. Il vero problema sollevato dalla vicenda, infatti, e' che per ristabilire un'ovvieta', cioe' che un simbolo come la croce non minaccia assolutamente il principio della laicita' dello stato, bisogna sperare in un giudice, stavolta a Roma, prossimamente in Europa.

Ed alla fine - conclude Graziano - neanche questo servira' a sottrarre un emblema universale di pace ed un segno identitario culturale come il crocefisso dal gioco delle sterili contrapposizioni politiche ed ideologiche''.

Scriveva Adriano Sofri nel 2008: "In un´aula di tribunale, né la legge, né il crocifisso riescono davvero a essere uguali per tutti. Si dice, lo disse anche una famosa sentenza del Consiglio di Stato, che, esposto fuori da un contesto religioso, nelle aule scolastiche per esempio, il crocifisso conservi «un valore altamente educativo» anche «a prescindere dalla religione professata». Che sia un simbolo “universale”.

Può esserlo alla condizione elementare che l´universalità sia riconosciuta da tutti coloro cui si rivolge, e cessi di esser pretesa tale quando il riconoscimento manchi, e intervenga un´obiezione. Tolti i muri pubblici, resterà sempre uno spazio ampio abbastanza in quelli di culto, fra le pareti private e nei cuori delle persone.

E Natalia Ginzburg nel 1988 dalle pagine de L'Unità: “Non togliete quel crocifisso: è il segno del dolore umano”. Chissà se lo riscriverebbe così. Oggi ci sono tanti nuovi cittadini che dal crocifisso appeso in un´aula di scuola possono sentirsi offesi o esclusi. È un povero modo di intendere la fede quello che la lega all´ostensione nei luoghi pubblici dello Stato, e nella rinuncia a quel compromesso col potere temporale vede, addirittura, l´avvento di una “Cristofobia”.

Un passaggio dell´articolo diceva: «Non può essere obbligatorio appenderlo. Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo». Rimuovere un simbolo non è la stessa cosa che insediarne uno nuovo. Vale per i muri, vale per il linguaggio quotidiano. Non si smetterà da un giorno all´altro di dire, come in certi nostri dialetti “nu cristiano”, e intendere un essere umano, o dire, in lingua, “un povero cristo”. E gli altri, i nuovi arrivati, cercheranno anche loro di andare oltre la lettera. Si tratterà di rispetto e buon senso.

La Corte europea dei diritti dell'Uomo (CEDU) emettera' il prossimo 18 marzo la sentenza definitiva sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane. Lo ha annunciato in un comunicato la stessa Corte di Strasburgo, che nel novembre del 2009 aveva dato ragione a Soile Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, che aveva fatto ricorso contro il simbolo cristiano.

La CEDU aveva giudicato la sua presenza nelle scuole statali come ''contraria al diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni e al diritto dei minori alla liberta' di religione e di pensiero''. Non potendo imporre la rimozione dei crocifissi dalle scuole italiane ed europee, la Corte aveva condannato l'Italia a risarcire 5.000 euro alla Lautsi per danni morali. Il governo italiano aveva presentato un ricorso nel gennaio 2010. 

''In attesa di conoscere le motivazioni integrali della sentenza di oggi della Cassazione sul crocifisso e della sentenza definitiva della Corte di Strasburgo di venerdi', giova segnalare che quella di oggi si muove nel solco della sentenza Folgero contro Norvegia della Corte di Strasburgo del 29 giugno 2007, che potrebbe ispirare anche la sentenza di venerdi' prossimo.

Secondo la Cassazione, a quanto si capisce dalle prime sintesi, il principio di laicita' dello Stato nel nostro ordinamento non esclude la presenza del crocifisso e di simboli religiosi nello spazio pubblico perche' le istituzioni sono separate dalle confessioni religiose, ma non dalla societa' civile in cui vivono anche le esperienze religiose, anche se il singolo puo' legittimamente richiederne la rimozione''.

Commenta cosi', il senatore PD, Stefano Ceccanti, la sentenza della Cassazione che ha stabilito come solo il crocifisso possa comparire nelle Aule dei Tribunali italiani come simbolo religioso. ''Nel caso Folgero - spiega - la Corte di Strasburgo riconobbe che nell'impostare l'insegnamento della materia cristianesimo, religione e filosofia, la Norvegia aveva tutto il diritto di basarsi sulla storia nazionale e la tradizione, ma che aveva anche il dovere di prevedere la richiesta di esonero totale per gli alunni i cui genitori avessero convinzioni diverse. Una soluzione analoga a quella adottata in Baviera per i crocifissi nelle scuole, a cui l'Italia potrebbe essere invitata a conformarsi''.


Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Marzo 2011 19:57
 

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