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Napolitano e Juan Carlos a Genova PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Giovedì 13 Ottobre 2011 16:16

Il Capo dello Stato ha ricevuto a Genova re Juan Carlos ed il presidente portoghese Cavaco Silva, in occasione del VII Simposio Cotec Europa.

 

 

 

 

 

 


 

Il presidente Napolitano si è rivolto ai due ospiti dicendo di essere " particolarmente lieto di dare il benvenuto al Re Juan Carlos - che ha voluto così gentilmente rivolgerci le sue prime parole nella nostra lingua che ama da sempre - e al Presidente Cavaco Silva, avendo il piacere di incontrarmi nuovamente con ambedue a distanza di pochi mesi, a conferma della profonda amicizia fra i nostri Paesi"

"Nella città di Genova - che ospita importanti centri universitari e istituti di eccellenza scientifica e tecnologica - confluiscono i legami che una lunga storia di marineria, commerci, scoperte e imprenditorialità ha intessuto fra le nostre tre Nazioni europee, unite dalla geografia mediterranea e proiettate verso l'Atlantico. Oggi, nel mondo globale, la sfida si chiama innovazione, ricerca, competitività. E' una sfida che riguarda tutti: il rinnovamento scientifico, tecnologico e industriale è la miglior risposta alla crisi - alla crisi economico-finanziaria come alla crisi di fiducia che investe in modo particolare in questo momento l'eurozona. Affrontando i temi del finanziamento pubblico e privato, del ruolo del capitale umano e della domanda pubblica nel campo dell'innovazione tecnologica, andiamo al cuore delle politiche sulla ricerca."

Alla fine dello scorso decennio - ha proseguito Napolitano -  sia la Commissione europea che l'OCSE hanno condotto una valutazione dello stato dei processi di creazione, diffusione e utilizzo della conoscenza nelle rispettive aree geografiche di riferimento. L'iniziativa della Commissione Europea per una "Innovation Union", come componente essenziale della strategia "Europa 2020", ha richiamato i Paesi dell'Unione a una crescente integrazione per il raggiungimento di ambiziosi obiettivi comuni (incluso un rapporto spesa per ricerca e sviluppo, sul Prodotto Interno Lordo, che si avvicini al 3 per cento, come in Usa e in Giappone). L'Italia ha sempre sostenuto l'obbiettivo di uno spazio europeo della ricerca. (Vorrei ricordare il nome di un italiano che da commissario europeo ne fu il pioniere: Antonio Ruberti). Il prossimo quadro finanziario dell'Unione Europea per il 2014 e 2020 si muove da questo punto di vista nella giusta direzione ed è importante ricordare anche il grande programma Smart City della Commissione Europea che metterà a disposizione delle città dell'Unione ingenti risorse nei prossimi anni. La ricerca e l'innovazione "costano": in energie umane, in formazione, in tempo e volontà di sperimentare.

Ma è un investimento pagante - afferma Napolitano -  per la competitività dei nostri Paesi e un motore per una ripresa rapida, sostenibile e duratura. Tanto più necessario nell'attuale crisi globale, che rende più acuto il problema della bassa crescita in Europa. La strada è quella del cambiamento strutturale del nostro sistema economico, tornando a presidiare settori ad alta tecnologia e ad elevato valore aggiunto, con imprese di dimensione adeguata e ricche di conoscenza e talenti. Sono necessarie nuove politiche per l'innovazione, che valorizzino i fattori chiave della produttività (investimenti in ricerca, software, formazione di capitale umano, pubblicità design, organizzazione aziendale), la complementarietà delle strategie innovative delle imprese, la inter e multi-disciplinarietà della ricerca e lo sviluppo di reti di collaborazione per la gestione di progetti di ricerca e innovazione. Va costruito un nuovo genere di bene comune, una grande infrastruttura tecnologica e immateriale che faccia dialogare persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando il nostro vivere quotidiano.< Per quanto riguarda l'Italia conosciamo le difficoltà con cui quotidianamente si confrontano i nostri ricercatori e i nostri docenti, e sappiamo che la scala delle risorse loro destinate è largamente inferiore a quanto auspicabile.

Il nostro sistema nazionale di ricerca e innovazione - continua napolitano -  mostra punti di forza e di debolezza. In particolare, l'intensità della spesa per Ricerca e Sviluppo in termini di Pil, pur restando strutturalmente al di sotto della media Ue (1,3% per l'Italia rispetto al 2% europeo), è cresciuta del 2,3% annuo tra il 2000 e il 2009, con incrementi della spesa per ricerca e sviluppo industriale anche superiori, in alcuni anni, al 10%. D'altra parte, la spesa per ricerca e sviluppo delle imprese appare ancora inadeguata rispetto ai partner europei, con un rapporto sul Pil dello 0,64% rispetto ad una media Ue dell'1,23%. Tuttavia, proprio in questa situazione di difficoltà è oltremodo importante impegnarci per esprimere una visione strategica ampia e di medio periodo, con la quale ridisegnare le modalità di relazione tra ricerca, formazione e sistema delle imprese.

Alla luce di queste considerazioni generali - conclude il Capo dello Stato -  sono convinto che l'impegno delle COTEC nazionali e una loro più stretta collaborazione possano dare un importante contributo alla ripresa delle nostre economie motivando i nostri imprenditori più dinamici e creativi - e mi rallegro della presenza qui di molti di loro - all'incremento di adeguati livelli di investimento in ricerca e innovazione; allo stesso tempo è necessaria una nuova centralità delle politiche per la ricerca e l'innovazione nelle scelte di governo e una più incisiva presenza del nostro Paese nella definizione delle politiche europee. Rinnovo un cordiale saluto a tutti i partecipanti e, in particolare, ancora un benvenuto in Italia agli amici spagnoli e portoghesi.


Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Ottobre 2011 17:20
 

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