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Stop agli aiuti al falso Made in Italy PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 24 Ottobre 2011 16:29

Guerra aperta tra Coldiretti e governo. L’oggetto del contendere sono gli aiuti statali al made in Italy prodotto all’estero e venduto con marchio nostrano.

 

Gli esempi sono vari e vanno dalla bresaola uruguaiana al salame toscano fatto negli States. Per produrre queste leccornie taroccate la Parmacotto, denuncia l’associazione degli agricoltori, si sarebbe appena aggiudicata 11 milioni di euro. «È assurdo ed immorale che lo Stato invece di investire per creare posti di lavoro nel nostro Paese spenda soldi di noi tutti per finanziare operazioni all’estero».

Il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha aperto ieri con queste parole la seconda giornata del Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione in corso a Cernobbio. Puntando il dito contro la Simest, la società finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all’estero di cui il governo detiene il 76% del pacchetto azionario, il resto è invece partecipato dai privati.

Marini ha portato l’esempio concreto della «salumeria Rosi a New York del Gruppo Parmacotto» negozio che vende bresaola prodotta in Uruguay, mentre la finocchiella, il salame toscano e il culatello sono fatti negli Stati Uniti. Il noto gruppo degli insaccati, aggiunge il presidente di Coldiretti, «ha appena stipulato un vantaggioso accordo che prevede un investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di Simest, controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico».

Immediata la risposta del presidente di Parmacotto, Marco Rosi: «Come forse non tutti sanno, alcuni prodotti della salumeria italiana non possono essere esportati negli Stati Uniti (lo impedisce la legge ndr). Chiediamo a Marini - ha aggiunto - di esimersi dal rilasciare dichiarazioni lesive nei confronti di Parmacotto». Risolto l’arcano: i salumi non possono entrare negli States e per questo vengono lì prodotti. Peccato però che l’etichettatura è quantomeno fuorviante.

Alla conferenza stampa, infatti, è stato mostrato il culatello americano con etichetta “Salumeria Biellese” e la bresaola sudamericana a marchio Parmacotto, risultato della spesa effettuata dalla task force dell’associazione alla Salumeria Rosi, al 283 di Amsterdam Avenue nella Grande Mela. Diciamo pure che un’etichetta dei “fratelli Smith del Jersey” sarebbe stata decisamente più onesta. Anche perché sui danni provocati dalle imitazioni italiane c’è poco da ridere: si stima che superino i 60 miliardi di euro l’anno (164 milioni di euro al giorno), cifra 2,6 volte superiore rispetto all’attuale valore delle nostre esportazioni agroalimentari.


Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Ottobre 2011 16:42
 

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