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“L'identità di un Paese è strettamente legata al suo ruolo internazionale

Scritto da Giuseppe Di Claudio, 24-10-2011 18:39

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“L'identità di un Paese è strettamente legata al suo ruolo internazionale. Chi siamo è legato anche a ciò che siamo nel mondo. Ciò chiama evidentemente in causa il ruolo della nostra diplomazia


 

In coincidenza con il 150° anniversario dell'Unità d'Italia la Farnesina ha perciò promosso attraverso una serie di convegni, da ultimo a Napoli, alla presenza del Presidente della Repubblica, una riflessione sul ruolo della diplomazia nella nostra vicenda nazionale. Un ruolo andato evolvendosi nelle diversi fasi storiche: dal sostegno all'unificazione, al contributo all'integrazione europea, al ruolo, nella fase attuale, di veicolo alla globalizzazione”.

Si apre così la lettera che il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, ha scritto al direttore de La Stampa, che l’ha pubblicata sabato, 22 ottobre, sul giornale. Ne riportiamo di seguito il testo integrale. “Nel secolo e mezzo di vita dell'Italia unita, la diplomazia ha svolto una funzione rilevante per la promozione, l'evoluzione e la rappresentazione dell'identità nazionale. Non si può chiederle, d'altra parte, di fungere anche da “generatrice” di identità, più che mai in un periodo in cui il senso di sé del nostro Paese - e, per la verità, anche quello di molti altri Stati nazione - sembra, purtroppo, vacillare. Ciò accade certamente per varie cause endogene, ma anche per effetto delle molte certezze che la globalizzazione e le sue sfide transnazionali hanno contribuito a scuotere, rendendo in qualche modo più fragili gli assetti statuali. La globalizzazione delle sfide e delle minacce alla nostra esistenza e sicurezza quotidiane - dalla crisi economico-finanziaria al terrorismo, al surriscaldamento del pianeta, al crimine transnazionale, alla proliferazione di armi - ha reso manifesta la crisi di identità degli Stati. Ne ha esposto l'inadeguatezza a gestire, da soli, problematiche ben superiori alle loro capacità individuali. La reazione è stata finora imperfetta, propria della transizione nella quale siamo immersi: piuttosto che a rafforzare le istituzioni sovranazionali e a promuovere l'idea di un governo globale, si è teso a ricercare un esercizio responsabile e condiviso delle rispettive sovranità.

È un tentativo complicato e macchinoso, fatto di progressive e non sempre strutturate forme di coordinamento intergovernativo, molto vulnerabili, tuttavia, ai singoli protagonismi e interessi nazionali. In questo contesto, la diplomazia è dunque chiamata a mediare tra i governi per cercare di ridare forma ai rapporti mondiali, per contribuire ad “ordinare” il caos del mondo globalizzato. Ciò richiede innovazione nei contenuti e nel metodo. Sul piano dei contenuti, il ruolo della diplomazia si amplia, per definire con puntualità l'interesse nazionale dal punto di vista politico-diplomatico, sostenere i valori universali nei quali la società italiana si riconosce, valorizzare il patrimonio culturale e promuovere il sistema produttivo.

In sintesi, per suggerire il senso della nostra prospettiva, del nostro disegno nazionale, del “chi siamo” nel mondo. Sul piano del metodo, oltre a fornire al governo opzioni di politica internazionale, la diplomazia deve aiutare a decifrare la complessità della globalizzazione e declinarla in termini di prospettiva ed interessi nazionali. In che modo? Entrando in sinergia con i processi di integrazione europei e di coordinamento globali, erogando con sempre maggiore efficienza i suoi servizi ai connazionali, alle imprese, alle articolazioni della società civile, alle realtà territoriali, affinando le proprie capacità gestionali e sviluppando sempre più una cultura manageriale. La diplomazia attuale deve, in sostanza, essere al tempo stesso “più diplomazie”: della sicurezza, dell'economia e della finanza, dell'energia, dell'ambiente, del fare sistema anche grazie alla rete diplomatico-consolare, dell'Europa e della governance globale.

In tal modo, essa sarà davvero diplomazia della globalizzazione. La diplomazia italiana e il ministero degli Esteri, ampiamente riformati e modernizzati nelle strutture, nello stile di lavoro, stanno investendo in questo ambizioso piano d'azione le proprie energie, cercando pur con difficoltà di ottimizzare a tal fine un volume di risorse umane e finanziarie purtroppo sempre decrescente. Lo facciamo nella consapevolezza che è compito precipuo di ogni grande Amministrazione dello Stato porsi, in ogni fase storica, al servizio del consolidamento e della promozione dell'identità nazionale, con l'ambizione di sostenere il Paese nel recupero di quel senso di sé, che rischia di smarrire”.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Ottobre 2011 18:43
 

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