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Si allarga l'area degli scontenti nel PdL PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Giovedì 27 Ottobre 2011 16:46

Dopo il sì dell'Europa a Silvio Berlusconi le acque restano agitate nella maggioranza. Alcuni parlamentari del Pdl stanno lavorando ad una lettera-appello al premier, nella quale si chiede ancora a Berlusconi di fare un passo indietro e allargare la maggioranza, proprio per poter dar corso agli impegni assunti con l'Ue.  I sindacati sul piede di guerra.

 

Lo riferisce l'Ansa. Gli 'scontenti' del Pdl nella lettera appello - che inizia con un "Caro presidente Berlusconi" - rinnovano ancora la fedeltà al premier, ne sottolineano i "grandi meriti politici" e chiedono di poter continuare a sostenerlo, ma avvertono che senza un un cambio di passo no potranno più garantire il loro sostegno.

Per non finire "su un binario morto" - scrivono - è tempo di "rilanciare l'azione politica, allargare la maggioranza parlamentare alle forze che tradizionalmente hanno fatto parte della nostra coalizione e dare una svolta all'azione di Governo".

Dell'appello, che ancora non si sa quante firme avrà in calce - si è a lungo discusso nella riunione di ieri di una quindicina di senatori con Beppe Pisanu, ma anche nelle riunioni degli scajoliani e tra diversi altri esponenti del Pdl. "Ci sentiamo in dovere - si legge nella bozza del documento - con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell'attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo.

Dobbiamo oggettivamente registrare che l'esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l'ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico finanziaria richiede", soprattutto dopo la lettera discussa ieri a Bruxelles dal premier.

La coalizione di maggioranza - si legge ancora - "non ha alcuna realistica possibilità di vittoria nei prossimi appuntamenti elettorali". "Da parte nostra - si conclude la bozza della lettera-appello -, la lealtà, il senso di disciplina e responsabilità che abbiamo finora dimostrato, sostenendo l'iniziative del Governo anche quando i provvedimenti non erano in sintonia con i nostri principi e i nostri programmi, non potrà da oggi essere più garantita in assenza di una forte discontinuità politica e di Governo".

Sul fronte sindacale le proposte di Berlusconi alla UE per risanare l'economia italiana ha registrato una coesione tra le forze della Triplice che hanno minacciato lo sciopero generale.

Noi non siamo d'accordo a mettere mano sui licenziamenti, ci sembra una provocazione mentre il Paese ha bisogno di coesione". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che al Tg2 preannuncia: se verrà modificato "l'assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali la Cisl andrà allo sciopero".

Per la Cgil sono "misure da incubo" quelle contenute nella lettera presentata ieri dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al vertice di Bruxelles. E preannuncia: "il sindacato reagirà con la forza necessaria". In particolare, secondo la Cgil, le misure su cui si è impegnato il Governo sono "norme a senso unico contro il lavoro e il modello sociale italiano. Sono all'interno di una lettera da libro dei sogni, incubi per la verità". Se l'obiettivo è assumere e non licenziare, commenta il segretario confederale, Fulvio Fammoni, "il governo mandi subito una raccomandata urgente a Bruxelles dicendo che si è sbagliato". L'Europa, aggiunge, "accetta per non far sprofondare le borse e soprattutto per commissariare, non più solo politicamente ma di fatto, il nostro paese. Ecco il risultato di un governo non più credibile per nessuno e dannoso per l'Italia. Come nel paese dei balocchi si scrive che 'il governo trasformera' le aree di crisi in aree di sviluppò, siamo al ridicolo".

Nel merito delle proposte contenute nella lettera "oltre alla propaganda, poiché la lettera è chiaramente non un programma di governo ma il futuro manifesto elettorale del partito di Berlusconi, lo sviluppo è inteso solo come: libertà di licenziare con una disoccupazione reale ben oltre il 10%; il termine efficienza dell'impresa significa libertà di licenziare per ogni evenienza, una specie di istigazione a delinquere verso un sistema produttivo in cui gli ammortizzatori sono a fine corsa; punire ancora i lavoratori pubblici, con un governo che ha già programmato il licenziamento di altri 200 mila precari nei prossimi 3 anni con in più mobilità obbligatoria e cassa integrazione, cioè meno lavoro e ulteriore drastico taglio dei servizi; intervenire sulle pensioni, in particolare contro le donne il mezzogiorno".

Non c'è traccia invece, rileva ancora il sindacalista, di lotta al sommerso o dell'introduzione di una patrimoniale. "E' evidente l'unidirezionalità delle scelte che punta a far diminuire la pressione del sistema delle imprese che, pensando in modo avaro di essere al riparo da questi provvedimenti, si scordano cosa detto fino a ieri e danno un giudizio positivo. Il sindacato, nessuno si illuda e mi auguro unitariamente, reagirà con la forza necessaria per non far varare queste norme ingiuste".

UIL: PRONTI A SCIOPERO CONTRO LICENZIAMENTI - Se il Governo confermerà i contenuti della lettera all'Ue per la parte relativa alle norme sul lavoro la Uil si vedrà costretta allo sciopero generale di tutte le categorie. E' la posizione della Uil, secondo quanto apprende al termine della riunione della segreteria del sindacato.

CENTRELLA: NON C'E'ALTERNATIVA A SCIOPERO GENERALE - Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, avverte in una nota che, "di fronte all'ennesimo provvedimento contro lavoratori e pensionati, senza un briciolo di condivisione con le parti sociali e di equa distribuzione dei sacrifici, non c'è alternativa allo sciopero generale".


Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Ottobre 2011 16:58
 

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