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LAVORO: CGIL, APPORTO SOMMERSO AL PIL OLTRE 17%. AL VIA MOBILITAZIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Mercoledì 16 Novembre 2011 10:25

Riconoscere la responsabilita' dell'impresa e prevedere una clausola di tutela per i lavoratori che denunciano.

 

E' la ricetta, per fermare il traffico illegale di manodopera, di Cgil, Fillea e Flai che hanno lanciato, attraverso i segretari Susanna Camusso, Walter Schiavella e Stefania Croci, una mobilitazione attraverso la diffusione di un volantino tradotto in quattro lingue, una cartolina inviata al presidente della Repubblica e tante iniziative organizzate nei posti di lavoro, nei campi, nei cantieri per fermare il caporalato.

D'altronde, secondo i dati diffusi dal sindacato, si stima che l'apporto del lavoro sommerso al Pil italiano sia oltre il 17%, contro una media dei paesi avanzati dell'Europa a 15 del 4%. Non si esagera quindi ''quando si afferma che l'economia italiana ha nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali, che affonda piu' tenacemente le radici in quei settori dove la destrutturazione del mercato e' massima, dove a dominare e' il sistema delle micro - imprese, dove e' piu' radicato l'interesse ed il controllo da parte della criminalita' organizzata, dove piu' complesso e' il controllo ed il contrasto''.

Due i settori particolarmente colpiti, l'agricoltura e l'edilizia che, insieme al settore dei servizi, detengono la maggiore presenza di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali. A tutto questo, denuncia la Cgil, si aggiungono altri due fattori ''la connotazione sempre piu' migrante ed extracomunitaria della manodopera occupata nelle campagne e nei cantieri e l'introduzione del reato di clandestinita', che rappresenta un elemento di ricatto formidabile nei confronti di questi lavoratori, impossibilitati a denunciare l'irregolarita' lavorativa perche' immediatamente perseguiti penalmente per il reato di clandestinita' ed automaticamente espulsi dai confini nazionali''.

Tra i fronti che il sindacato indica per combattere il caporalato: ''Il sistema delle imprese, le imprese che accettano di utilizzare manodopera fornita dai caporali debbono assumere la responsabilita' di cio' che fanno. I lavoratori, per cui occorre costruire una rete di protezione che accolga e sostenga le persone che sono alla merce' dei caporali, solo questo puo' spezzare le catene del ricatto in cui sono costretti. Infine, i controlli: e' necessario il rafforzamento di tutti gli strumenti di controllo e contrasto ad ogni forma di irregolarita' del lavoro e nella sicurezza, due aspetti legati a filo doppio, come dimostrano purtroppo le statistiche sugli infortuni gravi e mortali: dove non si rispetta il lavoro molto spesso non si rispettano le norme piu' elementari sulla sicurezza''.


Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Novembre 2011 10:43
 

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