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Qualcosa cambia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Mercoledì 16 Novembre 2011 18:22

Giornata senza grandi scosse sui mercati finanziari, l'attenzione era concentrata sulle vicende politiche italiane con la formazione del nuovo governo tecnico presieduto dal Prof Mario Monti. Tra le borse europee, Milano e' risultata la migliore con un rialzo dello 0,84%, in ordine sparso gli altri listini: Parigi +0,65%, Francoforte -0,25%.

 

L'insediamento del nuovo esecutivo italiano ha contribuito ad allentare la pressione sui titoli del debito pubblico italiano con lo spread di rendimento tra i titoli di stato italiani (Btp) e quelli tedeschi (Bund) sceso a 518 punti dopo un picco giornaliero fino a 550 punti.

Non si puo' dire lo stesso per il debito pubblico della Spagna e della Francia. Lo spread tra i titoli di stato spagnoli e quelli tedeschi ha raggiunto un nuovo massimo storico a 459 punti, stessa musica per i titoli francesi con lo spread salito a 193 punti. L'architettura finanziaria dell'Eurozona resta dunque molto instabile, lo testimonia sia l'indebolimento dell'euro sul dollaro a 1,35 e l'allarme lanciato oggi dal presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso.

Il numero uno della Commissione ha ammesso che la crisi del debito sovrano dell'Eurozona e' ''diventata sistemica'' e serve dunque rivedere i Trattati dell'Unione monetaria e rafforzare la governance economica, ''ma modificare i trattati richiede tempo e dunque la soluzione non puo' essere immediata''.

Insomma, si tratta di avviare un processo politico che sacrifichi porzioni di sovranita' nazionale per aumentare la sorveglianza europea sui bilanci pubblici e sulle politiche economiche dei singoli stati. Questo a detta degli esperti e' il passo propedeutico per modificare uno statuto della Bce che impedisce a Francoforte di essere prestatore di ultima istanza degli stati dell'Euroclub, al pari della Federal Reserve che, nei fatti, garantisce la solvibilita' del debito pubblico Usa.

Questo ''buco'' nell'architettura istituzionale europea resta il principale fattore di instabilita' che spinge gli investitori a vendere i titoli di stato dei paesi dell'eurozona ad eccezione di quelli tedeschi, considerati i piu' sicuri di Eurolandia. Proprio alla Germania, di fatto l'azionista di maggioranza dell'unione monetaria, spetta la mossa che puo' sbloccare uno stallo dove i tempi della politica europea appaiono decisamente molto piu' lenti dei tempi dei mercati. Purtroppo da Berlino non arrivano notizie confortanti.

Lapidaria la cancelliera Angela Merkel, ''i trattati non consentono alla Bce di svolgere alcun ruolo nella crisi del debito pubblico''. Per la premier tedesca, basta quanto deciso, ''anche se non ancora pienamente applicato'', nel vertice europeo del 27 ottobre: ricapitalizzazione delle banche e rafforzamento finanziario del fondo europeo salva stati. La cancelliera riconosce anche la necessita' di rivedere la governance dell'Eurozona ma il cambiamento dei trattati viene comunque rimandato ''sine die''.

Insomma Berlino sembra intenzionata a continuare un infinito tira e molla sulla revisione dell'architettura istituzione dell'area euro. Sara' per questo che il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha deciso in tarda serata un'entrata a gamba tesa sulla cancelliera. ''In Germania la gente pensa di non avere alcun problema, ritiene che il proprio Stato sia senza debiti mentre tutti gli altri paesi siano eccessivamente indebitati.

Invece il livello debito pubblico della Germania e' preoccupante, piu' alto di quello della Spagna, una verita' che in Germania nessuno vuole sentire'', ha detto Juncker in una intervista al giornale tedesco General Anzeiger.


 

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