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ANTIFASCISTI ITALIANI IN SPAGNA PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Mercoledì 18 Aprile 2007 07:53
"LOS ITALIANOS. ANTIFASCISTI NELLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA": STORIA DI UNA GENERAZIONE IN LOTTÀ PER LA LIBERTÀ 

ImageLa lotta di una generazione contro il fascismo e a favore di un ideale universale, la libertà. Ma anche un viaggio affascinante nella guerra civile spagnola (1936-1939), dallo scoppio al suo tragico epilogo, alla scoperta di alcune delle figure dei combattenti italiani per la libertà e in difesa della giovane Repubblica spagnola, delineate in 42 biografie ricche di foto e documenti d’epoca. Tutto questo è "Los italianos. Antifascisti nella guerra civile spagnola", il nuovo libro di Franco Sprega e Ivano Tagliaferri, da questo mese nelle librerie italiane edito nella collana i Saggi di Infinito Edizioni (pp.128 , euro 12).

Le parole degli autori restituiscono storie e racconti di vite, di sogni e di ideali, di uomini che hanno immolato se stessi nel tentativo di opporsi al golpe del generale Francisco Franco e all’avanzata del fascismo in tutta Europa. L’affascinante tentativo di recuperare la memoria di una generazione sepolta dall’oblio attraverso le parole dei figli e dei nipoti, in Italia e all’estero, e grazie a pazienti e lunghe ricerche tra le pagine piene di polvere degli archivi storici.

"Los italianos" si presenta come un libro unico già dalla foto di copertina, scattata dal grande Robert Capa, che ritrae uno dei combattenti italiani, l’antifascista piacentino Dante Galli, di cui nel volume si racconta la vicenda. In settant’anni mai nessuno era riuscito a scoprire nell’internazionale ritratto da Capa la figura di Galli. Una ricerca minuziosa compiuta dai due autori ha permesso di scoprire, dopo sette decenni, l’identità del protagonista di una foto che ha fatto il giro del mondo.

Figlio di Angelo ed Ernesta Caravaggi, nasce il 2 marzo 1905 a S. Antonio Trebbia, sobborgo operaio a ovest di Piacenza (a quel tempo faceva comune a sé) e da quando ha 12 anni è muratore. Cresciuto in una famiglia socialista, composta da altri quattro fratelli e altrettante sorelle, è percosso in due occasioni dalle squadre fasciste di Piacenza e la cartella personale del casellario politico centrale lo qualifica come antifascista. Nel 1932 è fermato dalla questura locale in quanto sospettato di lesioni causate a un ufficiale fascista della milizia volontaria della sicurezza nazionale, ma viene rilasciato perché non risultano prove fondate a suo carico. Quasi subito, per evitare rappresaglie, va a Tolone, in Francia, dove abita in Chemin de la Loubière, 10 con il fratello Artemio, tenuto anch’egli sotto controllo dalla polizia politica perché considerato comunista e attivo antifascista. Con l’altro fratello Umberto conduce una piccola impresa edile.

Giunge in Spagna nel gennaio 1937 e combatte tra l’altro a Guadalajara e in Aragona con il battaglione Garibaldi. Durante i combattimenti sul Tajuna, ad aprile, è ferito a una gamba, notizia confermata anche da un confidente dell’Ovra al ministero dell’Interno italiano. Ai primi di luglio è nominato sergente e dal 14 settembre fa parte della compagnia di Stato maggiore della brigata Garibaldi. Partecipa anche ai successivi combattimenti sul fronte centrale, Estremadura e Caspe. È sul fronte dell’Ebro una prima volta nel giugno 1938 e vi torna in seguito. Rimane in Spagna, incorporato nell’esercito repubblicano, fino al dicembre 1938 e quando riesce a oltrepassare la frontiera con la Francia è fortunato a evitare l’internamento nei campi, dove verrà rinchiusa la stragrande maggioranza dei miliziani delle brigate internazionali. Si stabilirà ancora nella zona di Tolone. Arrestato nel 1942 viene internato a Vernet, dove rimane fino ad agosto, quando è tradotto in Italia e preso in consegna dalla polizia italiana a Mentone. Incarcerato a Piacenza, viene sottoposto a un interrogatorio dalla questura e inviato al confino di Ventotene con ordinanza del 16 novembre 1942 per «attività antinazionale e antifascista svolta all’estero e per aver fatto parte delle milizie rosse nella guerra di Spagna».

Deve scontare cinque anni; il 15 febbraio 1943 la nipote Desola Pinardi scrive al Duce chiedendo la grazia per il proprio familiare. La domanda viene respinta sulla base del parere negativo espresso dal direttore della colonia di confino – Marcello Guida – secondo cui Galli non ha dato prove di ravvedimento. Viene liberato il 10 agosto 1943 e ritorna a Piacenza presso la famiglia. Nel novembre viene nuovamente arrestato dalle forze di polizia della neonata Repubblica di Salò, ma è poi rilasciato dopo una decina di giorni di carcere a scopo intimidatorio. Si rende conto che non può più rimanere in circolazione con tranquillità, perché ha cominciato a collaborare con l’organizzazione clandestina comunista e antifascista di Piacenza nei primi tentativi di formare le bande partigiane. Evitando perciò di farsi trovare a casa stabilmente, dorme in diversi luoghi e fa parte delle squadre Sap cittadine, con le quali compie alcune azioni. È in stretti rapporti con Guglielmo Schiavi (Jemmo), un muratore comunista poco più anziano, che nel 1930 era stato condannato a quattro anni di confino politico per attività comunista. Ora si dedicano a una febbrile attività di collegamento tra il movimento clandestino del Cln in città e le formazioni partigiane della montagna, in particolare quelle della Val Tidone.

Riesce sempre a cavarsela svolgendo i suoi compiti in piedi o in bicicletta, armato di pistola. Nel dopoguerra è un fervente sostenitore del movimento comunista e dell’associazionismo popolare e partecipa con entusiasmo alla costruzione della cooperativa nel suo quartiere. Lavora sempre come muratore ed è costretto anche a lunghi periodi come pendolare a Milano. Si sposa e diventa padre di due bambine. Sebbene non sia un uomo molto ciarliero, in cooperativa è un punto di riferimento per gli altri lavoratori. Le sue esperienze di lotta e la sua dedizione alla difesa delle ragioni del mondo del lavoro e della giustizia sociale lo rendono un personaggio, pur se umile, amato e rispettato dai suoi compagni, sui quali esercita una positiva influenza.


Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Aprile 2007 08:51
 

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