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E i nodi vengono al pettine PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Martedì 27 Novembre 2012 12:46

E i nodi vengono al pettine! I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito ieri a Taranto, Milano, Roma, Pisa, Bari e Varese, sette ordinanze di arresto nei confronti di vertici ed amministratori dello stabilimento ''Ilva s.p.a.'' di Taranto e di persone dipendenti da pubbliche amministrazioni.

 

L'attivita' di polizia giudiziaria, spiega la Guardia di Finanza in una nota, e' riconducibile all'operazione ''Envinronment sold out'', protrattasi dal gennaio del 2010 al corrente mese di novembre, nel corso della quale e' stata ipotizzata, a carico dei vertici dello stabilimento siderurgico, nonchè di un professore universitario ed ex consulente della Procura della Repubblica jonica, la costituzione di un'associazione a delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati di disastro ambientale aggravato; omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro; avvelenamento di acque e sostanze alimentari; concussione e corruzione in atti giudiziari.

Le condotte illecite avrebbero causato l'emissione nell'aria e negli ambienti vicini allo stabilimento di sostanze nocive quali benzo(a)pirene, diossine, metalli ed altri polveri nocive, cagionando gravissimo pericolo per la salute pubblica e dei lavoratori dello stabilimento medesimo, contaminazione di terreni ed acque ove insistono numerose aziende agricole locali, con la conseguente necessità di procedere all'abbattimento di numerosi capi di bestiame destinati al consumo umano.

L'amministratore delegato, l'ex direttore e l'ex responsabile delle relazioni esterne dell'Ilva s.p.a sono stati tratti in arresto e condotti presso la casa circondariale di Taranto, mentre il presidente della holding che controlla la societa' ed il professore universitario sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Inoltre, spiega la Guardia di Finanza, nei confronti della società e' in corso di esecuzione il sequestro preventivo di prodotti finiti e/o semilavorati destinati alla vendita ovvero al trasferimento in altri stabilimenti del gruppo industriale, con contestuale notifica di 'informazione di garanzia' nei confronti degli attuali direttore dello stabilimento e presidente del consiglio di amministrazione. Nel corso dell'attività di polizia giudiziaria, prosegue la Guardia di Finanza, ''le indagini tecniche hanno consentito di scoprire anche un'associazione a delinquere, cui faceva parte un ex assessore provinciale, il quale, avvalendosi dell'operato di un suo stretto collaboratore nonché del rappresentante legale di una società di progettazione e ingegneria, poneva in essere più delitti di concussione per aver di fatto monopolizzato l'attenzione di diversi titolari di imprese interessate ad ottenere autorizzazioni di pertinenza del proprio assessorato, orientandoli ad avvalersi della consulenza tecnica professionale da lui indicata''. L'ex assessore provinciale ed il rappresentate legale sono stati sottoposti agli arresti domiciliari.

L'Ilva ha deciso la cessazione di ogni attività e la chiusura dello stabilimento di Taranto. Lo annuncia la società in una nota diffusa ''con riferimento al provvedimento di sequestro preventivo notificato dal GIP di Taranto in data odierna''. ''Premesso che ILVA non e' parte processuale nel procedimento penale ed e' quindi estranea a tutte le contestazioni ad oggi formulate dalla Pubblica Accusa - si legge nel comunicato - premesso altresì che lo stabilimento ILVA di Taranto e' autorizzato all'esercizio dell'attività produttiva dal decreto del Ministero dell'Ambiente in data 26.10.2012 di revisione dell'AIA; premesso infine che il provvedimento di sequestro emesso dal GIP di Taranto in data odierna si pone in radicale e insanabile contrasto rispetto al provvedimento autorizzativo del Ministero dell'Ambiente, la Società proporrà impugnazione avverso il provvedimento di sequestro e, nell'attesa della definizione del giudizio di impugnazione, ottempererà all'ordine impartito dal GIP di Taranto''. Questo, prosegue Ilva, ''comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilita' di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attivita' nonche' la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attivita', dalle forniture dello stabilimento di Taranto''. Ilva ribadisce infine ''con forza l'assoluta inconsistenza di qualsiasi eccesso di mortalita' ascrivibile alla propria attivita' industriale, cosi' come le consulenze epidemiologiche sopraccitate inequivocabilmente attestano''.

Il ministro dell'Ambiente critica platealmente la decisione della magistratura. ''Siccome e' evidente che l'obiettivo, anche della procura tarantina, e' di bloccare l'attuazione dell'Aia e di arrivare alla chiusura dello stabilimento, stanno cercando di creare le condizioni per cui l'Autorizzazione non sia applicabile''. Cosi' Corrado Clini, ministro dell'Ambiente, questa mattina a Venezia, commentando gli ultimi sviluppi all'Ilva. ''Questo non e' legale, si sta creando un ostacolo al rispetto della legge - ha proseguito Clini -. Per questo stiamo andando avanti, per impedire che si crei una situazione in cui non si rispetta la legge''. ''Quello che abbiamo fatto da marzo a oggi e' la rigorosa applicazione legge nazionale ed europea'', ha aggiunto Clini. ''Il problema oggi e' creare le condizioni di agibilita' per cui l'azienda possa rispettare rigorosamente l'Autorizzazione'', ha concluso Clini, ricordando che ''dal marzo 2012 e' un altro mondo, un'altra storia. Quello che trovo inaccettabile e' che quello che e' venuto in passato venga sovrapposto a dopo marzo 2012. Molte delle polemiche fanno volutamente, e sottolineo volutamente, confusione, confondendo quello che e' avvenuto prima con quanto ho fatto io''. ''Siamo di fronte a una situazione paradossale, col rischio di una convergenza di interessi per cui fra l'iniziativa della magistratura e l'interesse dell'azienda a non investire, avremmo all'atto pratico un'area che rimane inquinata e pericolosa per ambiente e perdita di lavoro per migliaia di persone''.

Per Clini ''dobbiamo evitare che si trovi per l'impresa una scusa per non investire e dall'altro che si creino le condizioni per un'applicazione della legge che, invece di favorire la protezione dell'ambiente e della salute, lasci a Taranto un deserto inquinato''.

''Sulla vicenda dell'Ilva ha ragione Landini: lo Stato deve intervenire. Si puo' fare e si deve fare secondo le nostre leggi''. In questo senso Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci, in una nota. ''E' assurdo e sbagliato - aggiunge - contrapporre diritto alla salute e diritto al lavoro. Lo Stato metta i soldi per il risanamento, ma non a fondo perduto: ne deve assumere la proprietà perche' l'acciaio e' strategico''.

''La decisione del presidente del Consiglio di prendere in mano in prima persona la questione Ilva, convocando le parti per giovedi', e' un atto reso indispensabile dalla sostanziale assenza fino a questo momento del ministro dell'Ambiente''. Lo afferma, in una nota, Alfredo Mantovano, del Pdl, ex sottosegretario all'Interno. ''Il quale - aggiunge - ha proposto e ottenuto dal Consiglio dei Ministri il varo - il 7 agosto 2012 - di un decreto legge sul risanamento delle aree circostanti l'Ilva, con l'impegno di circa 300 milioni di euro; non ha pero' ancora proposto la nomina del Commissario straordinario delegato al risanamento, si' che il decreto, benche' convertito in legge dalle Camere, resta inapplicato; e infine, di fronte al precipitare della situazione, non trova di meglio che polemizzare con l'autorita' giudiziaria.

In questo momento le vicende giudiziarie e quelle relative al rilancio dell'Ilva, per quanto collegate, vanno affrontate in modo distinto: che vi sia un accertamento penale non impedisce a Clini, o a chi per lui, di lavorare al massimo affinche' le prescrizioni della nuova Aia siano il piu' possibile compatibili con quelle poste a base dei provvedimenti della magistratura tarantina. Continuare a omettere questo passaggio e ad alimentare conflitti, come finora ha fatto il ministro dell'Ambiente, provoca danni che rischiano di non essere piu' riparabili''.

Sulla vicenda è intervenuto anche Vendola governatore della Puglia dove ha sede lo stabilimento Ilva: ''per cio' che attiene l'inquinamento industriale, negli otto anni del mio governo la Regione ha cercato di squarciare il velo della reticenza e dell'omerta'. Nel pieno di questa burrasca, bisogna provare a tenere insieme il fondamentale diritto alla salute e alla qualita' ambientale per la comunita' tarantina e il diritto al reddito e alla vita per migliaia e migliaia di operai''. Cosi' il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha commentato, a margine dei lavori del Consiglio Regionale, la decisione dei vertici industriali di chiudere gli impianti Ilva di Taranto. ''Abbiamo posto l'Ilva - ha spiegato Vendola - di fronte alle proprie responsabilita', anche invadendo competenze che sono esclusive dello Stato: ci siamo occupati di diossine, di benzopirene, di polveri sottili, ci siamo occupati, cioe', della realta' di un inquinamento industriale che si trasforma in cancro, in tumori, in morte. Lo abbiam fatto, ovviamente, con la cautela di chi intende difendere un sito produttivo a cui e' legata tanta parte dell'economia pugliese e nazionale''.

Secondo il Presidente della Regione Puglia ''oggi, in questo passaggio cosi' drammatico, mentre ci sentiamo vicini agli operai che vivono con angoscia la prospettiva della perdita del proprio posto di lavoro, ci permettiamo di lanciare un appello al Governo: piuttosto che immaginare di attivare conflitti ulteriori tra diversi organi dello Stato, piuttosto che agire una contesa brutale con la magistratura, io penso che sia molto importante, provare a operare in positivo su quel tema che noi abbiamo recepito in una legge che e' la valutazione del danno sanitario. Si consenta di convogliare su Taranto gli ispettori dell'Istituto Superiore di Sanita', che insieme ad Arpa e alla Asl possono valutare qui e ora qual e' l'attualita' del rischio sanitario e su quello ordinare interventi immediati''

Conclusione: la politica ancora una volta tenta di scaricare su altri le responsabilità proprie al punto da indicare la magistratura quale responsabile della perdita di migliaia di posti di lavoro creati sacrificando la salute di migliaia e migliaia di cittadini inermi di fronte al potere  dell'acciaio.


Ultimo aggiornamento Martedì 27 Novembre 2012 13:05
 

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