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Ed arriva il decreto Salva Ilva PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 01 Dicembre 2012 16:30

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge per il risanamento ambientale e la continuita' produttiva dell'ILVA di Taranto, che recepisce le indicazioni emerse nel corso dell'incontro tra Governo, parti sociali, amministratori locali e vertici aziendali del 29 novembre 2012.

 

Il decreto - scrive palazzo Chigi -  consente un cambio di passo importante verso la soluzione delle problematiche ambientali, il rispetto del diritto alla salute dei lavoratori e delle comunita' locali interessate, e la tutela dell'occupazione. In questo modo vengono inoltre perseguite in maniera inderogabile le finalita' espresse dai provvedimenti assunti dall'autorita' giudiziaria. Il decreto e' il risultato di un approfondito processo di consultazione e confronto tra il Governo, le amministrazioni e i soggetti privati coinvolti. Un percorso iniziato a luglio, con la firma di un protocollo di intesa e lo stanziamento di 336 milioni di euro, proseguito ad agosto con un vertice nella citta' di Taranto, che ha portato il Consiglio dei Ministri il 5 settembre a concordare un percorso definito con le amministrazioni territoriali di mantenimento della produzione, rispetto dell'ambiente e della salute.

Il rilascio a ottobre da parte del Ministero dell'Ambiente dell'autorizzazione integrata ambientale (AIA) - prosegue il comunicato del governo -  ha anticipato gli obiettivi fissati dall'Unione europea in materia di BAT - best available technologies (tecnologie piu' efficienti per raggiungere obiettivi di compatibilita' ambientale della produzione) di circa 4 anni. Con il provvedimento odierno all'AIA e' stato conferito lo status di legge, che obbliga l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento. Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo gia' previsto dall'AIA.

Forti i dubbi di costituzionalità del decreto. ''A Taranto ora si puo' inquinare per decreto''. Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: ''Con questo decreto il governo ha commissariato la magistratura che ha agito per ristabilire la legalita' e che ha fatto il proprio dovere difendendo il diritto alla salute e alla vita. Ora l'azione di vigilanza sul rispetto delle leggi viene sostituita da un garante che costera' alla collettivita' altri 600 mila euro all'anno (come si legge nell'articolo 4 del decreto)''.

''Questo decreto rappresenta uno schiaffo alla citta' -prosegue Bonelli- a cui non viene data nessuna risposta sull'emergenza sanitaria, nessuna risposta sulle bonifiche, nessuna risposta sul futuro - continua il leader ecologista -. Si tratta di un provvedimento incostituzionale che presenta piu' vizi perche' viola gli articoli 3 (uguaglianza) 9 (salubrita' dell'ambiente) 32 (tutela della salute) e 112 (obbligatorieta' dell'azione penale) della Costituzione. Un conflitto che non ha precedenti nella storia della Repubblica e che lacera il tessuto istituzionale''. ''Il governo avrebbe dovuto preparare un processo di conversione industriale, creare le basi per abbandonare un modello produttivo alla diossina attraverso una No-Tax area per fare arrivare nuove imprese in grado di innovare - conclude Bonelli -. Invece ha deciso di non affrontare l'emergenza sanitaria ed ambientale e cosi' facendo si e' assunto una responsabilita' enorme nei confronti dei cittadini tarantini che si 'ammalano' e 'muoiono' di inquinamento e di tutto

''Il governo ha varato un decreto che i media gia' chiamano ''salva-Ilva'. Dovrebbe invece salvare Taranto e i tarantini, sia dalla disoccupazione, che dalla morte e dalle malattie diffuse dai veleni dell'Ilva. Purtroppo, non sembra affatto che sia cosi'. Prima di ogni considerazione, vogliamo dallo Stato una risposta precisa, senza la quale questo decreto deve essere considerato fondato sull'acqua. Dove sono i soldi? Chi paghera' i 4 miliardi di euro necessari per la bonifica e la riconversione?''.

Lo afferma il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: ''Un anno fa, la famiglia Riva prevedeva una spesa di 160 milioni di euro, poi era arrivata a preventivare 400 milioni. Sulla base delle esperienze di bonifica e riconversione nel mondo, noi avevamo detto che la cifra reale era ben piu' alta: tra i 3 e i 5 miliardi. E avevamo ragione. Sono, infatti, 4 miliardi di euro da tirare fuori nell'arco di due anni: solo mezzo miliardo in meno di quanto la famiglia Riva, che da tempo sostiene di avere la casse vuote, ha investito in 15 anni. Dunque, ripetiamo: dove sono i soldi? Non vorremmo che, una volta ripartita la produzione, ripartisse anche l'eterno gioco italiano al rinvio e alla fregatura continua, ai danni dei lavoratori e dei cittadini di Taranto''. ''Inoltre, e' gravissimo -afferma ancora Di Pietro- che, con questo decreto, il governo abbia leso l'azione autonoma della magistratura, la quale aveva applicato la legge, mentre tutte le istituzioni preposte l'avevano ignorata. La decisione di vanificare gli effetti dei provvedimenti dei magistrati e' semplicemente l'ennesimo favore fatto dall'esecutivo e dal ministro Clini all'azienda, a danno dei lavoratori e dei cittadini''.

''Con il decreto varato stasera dal governo si apre una nuova fase per l' Ilva, la citta' di Taranto e tutto il settore siderurgico italiano''. Lo dichiara in una nota il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. ''E' importante - aggiunge Bonanni - che il governo abbia saputo trovare una soluzione chiara ed equilibrata, che da un lato salvaguarda l' occupazione e la produzione, dall' altro garantisce un percorso nuovo di tutela della salute e dell'ambiente. Tutto questo avverra' in un clima di necessaria collaborazione tra parti sociali, azienda ed istituzioni locali. Un fatto importante a cui ha lavorato con coerenza ed insistenza la Cisl in questi mesi difficili''. Per il leader della Cisl ''l'azienda sara' obbligata ora al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento, con le necessarie sanzioni. Ha vinto il buon senso e la ragionevolezza''.

Il ministro dell'Ambiente getta acqua sul fuoco e si dice fiducioso. ''La valutazione del gip e' di carattere tecnico, noi abbiamo identificato le misure che devono essere prese e dobbiamo capire se il gip si confronta con le misure concrete e ben individuate o se c'e' un'affermazione di principio. Una valutazione serena e puntuale delle misure che sono state identificate convincera' tutti che quelle sono le misure giuste per risanare l'ambiente''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini a Tgcom24. ''Non abbiamo fatto polemiche, - ha aggiunto Clini - ho visto alcune dichiarazioni. Mi auguro che ci sia la collaborazione tra organi dello Stato.

Non so quali saranno le decisioni della Procura di Taranto, mi auguro che possano valutare con serenita' i contenuti del provvedimento che non hanno affatto aperto un conflitto con l'iniziativa della magistratura, sono anzi molto rispettosi di questa iniziativa''. ''Sono in attesa - ha sottolineato Clini - che si dia attuazione alle disposizioni del decreto legge, voglio ricordare che la storia dell'Ilva di Taranto e' stata caratterizzata per molto tempo da contenziosi aperti dall'impresa verso le amministrazioni pubbliche con pronunciamenti del Tar che piu' volte hanno reso inefficaci le prescrizioni delle amministrazioni. Si e' aperta ora una fase nuova, l'azienda non ha presentato ricorso nei confronti dell'AIA anzi ha presentato un piano per la sua attuazione. Il DL rende operativo il piano e supera una situazione molto lunga e conflittuale tra l'Ilva e le amministrazioni. Con questo decreto legge diamo avvio al processo di risanamento ambientale dell'Ilva che per essere attuato ha bisogno della continuita' produttiva''.

Nei prossimi giorni sapremo se la Procura di Taranto ritiene di doversi allineare alla tesi del governo.


Ultimo aggiornamento Sabato 01 Dicembre 2012 16:46
 

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