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MPS: settimana cruciale PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 02 Febbraio 2013 16:07

 

Sul caso Montepaschi c'e' stato "un ruolo a un tempo succube e connivente della politica". E' quanto ha sottolineato Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale che questa mattina a Torino ha svolto una lectio magistralis sul lavoro in occasione della festa del quotidiano Repubblica.

 

Zagrebelsky e' stato presidente della Corte Costituzionale quando con la sentenza n.300 ribadi' il carattere privatistico delle fondazioni bancarie. Secondo il giurista una fondazione non puo' avere ne' la maggioranza ne' il controllo di fatto di una banca.

Nonostante la campagna elettorale in corso, il corso della giustizia fa il suo corso. È opportuno fare il punto della vicenda MPS che ha influenzata la campagna elettorale del PD, oggi non più certo di vincere. Noi ci affidiamo alla ricostruzione fatta dall’agenzia ASCA.

Il 15 di dicembre del 2005 il Monte dei Paschi decide di investire 400 milioni in Alexandria, il detonatore dello scandalo dei derivati che sta scuotendo la banca senese. Una decisione che matura nell'Area Finanza di Mps diretta da Gianluca Baldassarri, allora la banca e' guidata dal Direttore Generale Emilio Tonini, alla presidenza di Rocca Salimbeni c'e' Pierluigi Fabrizi.

Il prodotto finanziario viene appositamente confezionato dalla banca londinese Dresdner. Dai prospetti dei prodotti visionati dall'Asca, in realta' chi compra Alexandria, societa' con capitale di 40mila euro, sta investendo in Skylark, anch'essa con 40mila euro di capitale. Entrambe appartengono alla Dresdner. L'attivo di Skylark e' rappresentato da 400 milioni di Abs (obbligazioni garantite da mutui di tutti i tipi) venduti da Dresdner (Counterparty) a Skylark. Per proteggere questo investimento Skylark emette, dal lato del passivo, altri 400 milioni di bond chiamati Secured Floating Rate Credit Linked Notes (''Madison'' Class A), il cui valore dipende da quello degli Abs. In questo modo un calo nel valore dell'attivo viene compensato da un analogo calo del passivo, basta trovare un acquirente delle Notes.

Le compra Alchemy, altra societa' di Dresdner con 40 mila euro di capitale. Alchemy,come nel caso di Skylark, ha il problema di proteggere i suoi 400 milioni di investimento. Glielo risolve Alexandria che vende ad Alchemy, la protezione assicurativa (Cds) sui 400 milioni.

Ora tocca ad Alexandria proteggere il suo unico asset, cioe' la polizza assicurativa su 400 milioni venduta ad Alchemy. Per fare questo Alexandria emette dal lato del passivo 400 milioni di bond ( Floating Rate Secured Liquidity Linked Notes) che vengono comprati dall'investitore finale (Mps).

In questo modo, il rischio legato ai bond garantiti dai mutui, e' tutto in capo a Siena e i soldi del Monte risalgono fino al vertice della filiera. Insomma chi investe in Alexandria diventa il finanziatore dell'attivo di Skylark e dello smobilizzo del portafoglio della Dresdner, il fornitore di Skylark. Se il portafoglio di Skylark dovesse perdere valore allo stesso modo si comporta l'investimento del Monte, gli altri sono tutti assicurati, mentre Dresdner ha gia' incassato.

Da un punto di vista tecnico si tratta di un prodotto bifronte: un Cdo per la parte Skylark e un Cds Funded per la parte Alexandria, racchiusi elegantemente in due prospetti di complessive 190 pagine. Restano alcuni quesiti. Il primo riguarda la dimensione dell'investimento Mps pari al 20% del totale del portafoglio titoli autonomamente gestito dall'area finanza, una concentrazione di rischio quanto meno anomala. Il secondo da dove arrivano i bond con cui Dresdner riempie l'attivo in Skylark. Il terzo riguarda la spezzatura delle Notes emesse da Alexandria e comprate da Mps, un meccanismo che consente l'utilizzo di due bookrunner, Dresdner tratta fino a 260 milioni di Alexandria, degli altri 140 se ne occupa il broker coreano Coryo.

Perche' utilizzare un broker coreano quando si potrebbe comprare il tutto direttamente da Dresdner? Infine, la schermatura dell'operazione, il Monte per comprare il rischio Skylark deve passare per Alexandria che, a sua volta, passa per Alchemy.

Il resto della storia e' nota. Nel 2009 Alexandria perde il 65-70% del valore, i 400 milioni si sono ridotti 150-160 milioni, arriva la ristrutturazione con la banca giapponese Nomura, occultata alla Banca di Italia, e in un solo giorno Alexandria recupera 200 milioni di valore.

A queste operazioni finanziarie sulle quali si è posata l’attenzione degli investigatori, si aggiunge l’affaire Antonveneta che preoccupa più di una fazione politica.

Si tratta di miliardi, tanti, che ruotano attorno all'acquisto della Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. Acquisto avvenuto nel novembre 2007 e regolato (pagato) nel 2008. Il prezzo come risulta dal prospetto informativo dell'aumento di capitale del Monte dei Paschi al servizio dell'acquisto di Antonveneta e' pari a 10,1 miliardi di cui 9 miliardi per il prezzo di Antonveneta, quasi 300 milioni per gli interessi che coprono il periodo intercorrente tra la data di acquisto e quella di pagamento e circa 800 milioni, neutrali, perche' relativi alla partita di giro per lo scorporo di Interbanca da Antonveneta, che infatti torna in pancia al Santander.

Gli altri 7 miliardi usciti da Mps potrebbero rappresentare per la banca senese, basta guardare l'evoluzione dei debiti verso le banche di Antonveneta, da 6 a 13 miliardi dal 2005 al 2007, forniti dai precedenti proprietari della banca (Abn Amro e poi Santander) la mera sostituzione da parte del Monte delle linee di credito precedentemente assicurate dal venditore (il Santander). Insomma, al pari dei precedenti compratori il Monte copre lo sbilancio tra raccolta e impieghi. Infatti, nei conti del Monte i 7 miliardi dovrebbero rappresentano degli impieghi verso Antonveneta e non equity,dunque il prezzo pagato per Antonveneta resta 10,1 miliardi.

Questa la matassa che dovranno dipanare i pm senesi, per i quali, la prossima potrebbe essere una settimana cruciale per le indagini portate avanti dalla Procura di Siena su Banca Mps. Anche oggi i Pm Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso hanno lavorato per analizzare i tanti elementi acquisiti fino a questo momento, magari anche alla luce di quanto dichiarato da Ettore Gotti Tedeschi e Gabriello Mancini.

L'ex presidente dello Ior e rappresentante in Italia del Santander e il presidente della Fondazione Mps erano stati sentiti in qualita' di persone informate sui fatti giovedi' scorso. Per venerdi', invece, era fissato l'interrogatorio, sempre come persona informata sui fatti, di Antonio Rizzo, l'ex funzionario della tedesca Dresdner Bank che, parlando con i Pm di Milano, aveva coniato la definizione di ''banda del 5%''.

La Procura lombarda ha poi passato il fascicolo ai colleghi senesi. L'incontro di Rizzo con i Pm toscani e' saltato per motivi di salute e quindi sara' programmato in un altro momento. Ma a partire dai prossimi giorni, secondo quanto si apprende, al Palazzo di Giustizia di Siena potrebbero arrivare per essere sentite le persone che risultano indagate nell'inchiesta.

Sul 'caso' Monte dei Paschi, comunque, procedono anche le inchieste aperte dalle Procure di Trani e di Roma. Intanto il Tar del Lazio non ha accolto la richiesta del Codacons di sospensione del provvedimento che consente la sottoscrizione dei ''Nuovi Strumenti Finanziari'', ovvero i Monti Bond, da parte del gruppo Mps. Lo ha annunciato oggi Bankitalia, spiegando che ''il procedimento per la sottoscrizione dei Nsf puo' quindi proseguire il suo corso''.

Non v'è dubbio che il macigno MPS peserà sul risultato delle imminenti elezioni nazionali, ma soprattutto condizionerà le scelte che le forze politiche dovranno assumere nel futuro parlamento.

 


Ultimo aggiornamento Sabato 02 Febbraio 2013 16:36
 

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