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E sulla vicenda MPS spunta una lettera PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 05 Febbraio 2013 16:43

La vicenda MPS era conosciuta sin dal 2011, grazie ad una lettera anonima inviata alla Consob da parte di una gola profonda. Milena Gabanelli le dedicò addirittura una puntata di Report dal titolo Monte dei Fiaschi ma a nessuno interessò mettere le mani in quel groviglio di ruberie che ha messo a repentaglio la vita della più antica banca italiana.

 

Come si legge su tutta la stampa nazionale,  la storia della gestione allegra della finanza di Mps era già stata scritta con dovizia di dettagli a fine luglio 2011, quando un anonimo dipendente della banca ha inviato un esposto a Consob. Il testo dell'esposto - inviato nell'autunno dello stesso anno anche alla trasmissione Report - è pubblicato oggi sul sito del Corriere della Sera.

La responsabile della trasmissione tv Milena Gabanelli oggi sul Corriere scrive che questo testo è lo stesso inviato agli organi di vigilanza del mercato. Non è stato possibile avere una conferma da Consob sul fatto che il documento pubblicato da Corriere.it sia il medesimo di quello arrivato alla Commissione e di cui ha parlato il presidente Giuseppe Vegas in una recente intervista.

Secondo quanto detto da Vegas, Consob inizia ad avere sentore che qualcosa non va "il 2 agosto 2011, in seguito a un esposto anonimo che segnalava strane transazioni con soggetti esterni all'istituto. Si faceva il nome di Enigma e venivano ventilate ipotesi di riciclaggio". "Ci stupì la rilevanza delle operazioni... un totale di 3 miliardi in titoli di Stato poste in essere dalla banca con una sola controparte, vale a dire Nomura. Nell'esposto si parlava anche di vendita anomala di titoli strutturati. Nient'altro", ha detto Vegas nell'intervista.

L'esposto, secondo il testo pubblicato da sito, premette che le banche italiane, fra cui Mps, sono piene di titoli di stato "ma non tutti sanno che molte delle transazioni eseguite, per montare queste posizioni strategiche generano sistematicamente fondi neri a tutto vantaggio della direzione generale e dei dipendenti coinvolti nella truffa". L'anonima fonte prosegue delineando il metodo di lavoro del responsabile dell'area finanza Gian Luca Baldassarri, che operava in stretta cooperazione con il direttore generale Antonio Vigni.

Secondo una prassi seguita fino ad almeno metà 2009, una serie di controparti estere proponeva operazioni molto ingenti su cui Baldassarri decideva in base non alla loro economicità ma ai favori ricevuti. Operazioni che nessuno, a partire da Baldassarri, in banca era in grado di capire e che i sistemi dell'istituto non erano in grado di gestire. La finalità era il conto economico.

Se una operazione generava esposizione per parecchie centinaia di milioni ma un beneficio immediato sul conto economico, veniva effettuata. "L'importante era far vedere che si guadagna e magari ricevere anche 'qualche altra cosa' in cambio", scrive l'anonimo senese.

L'esposto arriva a quantificare in 800 milioni di euro le perdite 2008 nascoste dal bilancio della banca e cita l'ormai famosa operazione con Nomura da 3,5 miliardi di Btp, operazione che genera solo per il 2010 una perdita di 500 milioni per il Monte. Operazione che a Londra viene soprannominata "la madre di tutte le truffe" per cui Mps aveva battuto ogni record di "regalo alla street", sempre secondo il testo dell'esposto, che cita in altro punto alcune banche d'affari. Nomura a parte, l'esposto riferisce di altri trade, alcuni fatti da Baldassarri dalla spiaggia di Miami "dove alcuni maligni in banca dicono investa parte dei suoi risparmi, detenuti illegalmente all'estero, in proprietà immobiliari".

Citata anche Enigma, una società di Lugano e altre scatole da cui occorre passare per fare operazioni "pagando cospicue parcelle e fittizie consulenze". L'esposto prosegue delineando alcuni schemi di truffe aziendali attraverso cui addossare alla banca perdite da operazioni e trarne illeciti profitti. Segue un elenco di persone e dei reati ipotizzabili. In chiusura, una sorta di esortazione. Non tutti i dipendenti sono coinvolti e a conoscenza di questi fatti, scrive l'autore dell'esposto. Ma quanto raccontato può essere ricostruito interrogando il personale della banca. Il timore di una denuncia penale porterebbe a una assoluta cooperazione.

Domani in Procura, a Siena, sara' sentito l'ex direttore generale Antonio Vigni, mentre il CdA di Banca Mps esaminera'  la relazione sui derivati, che sara' presentata dall'amministratore delegato Fabrizio Viola. La 'ricognizione' servira' a fare un punto sulla situazione del portafogli finanziario del Monte, evidenziando anche le perdite potenziali dai prodotti strutturati.

In particolare, come comunicato dalla banca, riflettori su Alexandria, Santorini e Nota Italia. Nessuna menzione per Anthracite, un prodotto strutturato, indicizzato al fondo Tarchion, su cui il Monte aveva puntato 100 milioni di dollari nel 2007. Non e' da escludere che possa essere gia' stata ceduta o ristrutturata. Si trattava di un prodotto molto diffuso nei portafogli dei fondi previdenziali di alcune categorie professionali, quali da esempio Enasarco ed Enpam.

Anthracite registrata alle isole Cayman aveva come garante la banca d'investimento Usa Lehman Brothers fallita nel settembre del 2008. A quel punto chi aveva investito in Anthracite si e' ritrovato senza Garante e senza Calculation Agent con il non indifferente corollario che Anthracite, essendo una societa' dotata di autonomia giuridica nelle Cayman, non poteva nemmeno essere inclusa nei beni stanziabili per la liquidazione della Lehman,che era invece sottoposta alla legislazione Usa.

L'Enpam, ad esempio, ci aveva investito 45 milioni nel luglio 2006, nel 2012 ha smontato l'operazione, mantenendo solo il fondo sottostante Tarchion, e recuperando complessivamente 34 milioni, con una perdita di 10 milioni.

Il Monte ha comunque gia' avviato le procedure di copertura sulle perdite che potrebbero arrivare dai prodotti strutturati ancora in essere chiedendo ulteriori 500 milioni di ''Monti bond'' e portando il totale degli aiuti di stato a 3,9 miliardi. Di questa somma, 2 miliardi sono ex-novo, 1,9 miliardi arrivano dalla trasformazione dei vecchi aiuti di stato ricevuti nel 2009 (Tremonti-bond) e non ancora restituiti nonostante l'aumento di capitale da 2,1 miliardi del 2011 al servizio del rimborso dei Tremonti-bond.

Con lo scoppio della crisi del debito sovrano, il Monte si ritrovo' infatti, a causa delle perdite sui Btp a lunga scadenza, con un ulteriore deficit di capitale da 3,2 miliardi. In parte colmato con risorse interne e in parte da colmare con i Monti-bond. Intervistato da 'Radio 24', ieri, Viola e' tornato ad assicurare che ''dal punto di vista gestionale la banca sta continuando a operare assolutamente in modo regolare''. Pero' ''il mercato da tempo attribuisce al titolo Mps uno sconto molto forte e molto piu' elevato rispetto ai propri competitor sul patrimonio netto, questo a mio avviso e' sintomo del fatto che ancora il mercato non crede a quello che potra' essere il miglioramento dei fondamentali implicito nel piano industriale'', ha concluso il manager.

Proprio il tema dei derivati sara' uno di quelli che saranno sicuramente al centro dell'interrogatorio di Antonio Vigni. I Pm senesi Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso chiederanno al manager anche informazioni e spiegazioni sull'acquisizione di Antonveneta e sulle modalita' di finanziamento dell'operazione. Quello di domani sara' uno dei punti centrali di questa fase delle indagini, in attesa che venga riprogrammato l'interrogatorio di Giuseppe Mussari. L'ex presidente, ieri, si e' avvalso della facolta' di non rispondere per l'impossibilita' di uno dei suoi legali, l'avvocato Tullio Padovani, di prendere parte all'incontro con i Pm. Ma ha dato la disponibilita' a rispondere alle domande dei magistrati. Sara' quindi sentito a breve, probabilmente gia' entro la settimana.

Come scrive la Stampa: "I cittadini sono sempre più furiosi. E almeno una parte della politica - e dello stesso establishment, sembra voler cambiare un po’ le cose, riportando banche e finanza sotto controllo. Ma le ricette divergono (negli Usa Obama sembra sembra volere un cambio di marcia, in Germania la socialista Spd promette di "domare il sistema finanziario e magari spezzare DB" , la Cdu di Merkel è ben più blanda) lo scontro è aspro. Come si vede (un po' confusamente) anche da noi.


Ultimo aggiornamento Martedì 05 Febbraio 2013 17:27
 

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