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1 MAGGIO TRA FESTA E LUTTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 01 Maggio 2007 07:13
ImageIN TUTTE LE PIAZZE D'ITALIA I LAVORATORI CHIEDONO SICUREZZA E STABILITÀ ECONOMICA

La Festa del Lavoro affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso. Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi ad oltranza per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore.

Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori dei diversi stati dell'Unione e provocarono scontri con la polizia, come avvenne il 4 maggio a Chicago, dove al termine di una grande manifestazione con oltre 80 mila persone una vera e propria battaglia causò 11 morti ed un centinaio di feriti.

La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, approvando all'unanimità una mozione presentata dai delegati francese e statunitense al Congresso della Seconda Internazionale. In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio, Francesco Crispi, impartì ordini severi ai prefetti di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.

Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo, il primo maggio del 1891, in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti. Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.

Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale". Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino. Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro. Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.

Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia. Il primo maggio 1990, anno del centenario, CGIL, CISL e UIL organizzano una celebrazione a Milano, nell'area degli ex stabilimenti Ansaldo, alla quale partecipa, per la prima volta nella storia della Festa del Lavoro, il Presidente della Repubblica.

Ma nel 2007 il 1 maggio può ancora chiamarsi festa del lavoro?

Le morti bianche sul lavoro sono una "tragedia immane" che interessa il paese ed ha aumentato le proprie proporzioni nel corso dell'anno. E' quanto ha denunciato con dati nazionali alla mano il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati, aprendo i lavori dell'attivo dei delegati sindacali di Milano e provincia della Cgil presente il segretario nazionale Guglielmo Epifani.


"Dall'inizio dell'anno a ieri - ha spiegato Rosati - ci sono stati 304 morti sul lavoro, 304.260 infortuni e 7.606 nuovi invalidi". Ricordando come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia più volte intervenuto sul tema, Rosati ha sottolineato le stime Inail  ufficializzate il 28 aprile: "nel 2006 - ha detto - ci sono state 1.280 morti bianche, in salita rispetto al dato del 2005 quando furono 1.265".

Ed in Spagna, il governo socialista di Zapatero  vuole promuovere, con una serie di incentivi, l'estensione della vita lavorativa oltre i 70 anni. Secondo il progetto, si guarda non solo al superamento dei 65 anni con il massimo previamente considerato di 70 anni, ma addirittura di andare oltre lasciando la decisione al lavoratore. In base all'attuale riforma chi decida di continuare fino ai 40 anni di lavoro gia' puo' percepire, con alcuni limiti, un aumento del 3% della pensione.

Da Roma,Benedetto XVI raccomanda che il lavoro dev'essere sempre organizzato e svolto nel pieno rispetto dell'umana dignita' e al servizio del bene comune.  Il lavoro riveste primaria importanza per la realizzazione dell'uomo e per lo sviluppo della societa'. Al tempo stesso e' indispensabile che l'uomo non si lasci asservire dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di trovare in esso il senso ultimo e definitivo della vita'.


Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2007 07:37
 

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