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Un film già visto PDF Stampa E-mail
Editoriale
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Martedì 10 Settembre 2013 11:45

In queste ore gli italiani hanno scoperto che nel sistema giudiziario esisterebbe un “quarto grado” di giudizio rappresentato dalla Corte Europea di Stasburgo.

 

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha sede a Strasburgo e non è una istituzione che fa parte dell'Unione Europea; non dev'essere confusa con la Corte di giustizia dell'Unione europea con sede in Lussemburgo, istituzione effettiva dell'Unione europea.

Possono adire a questo tribunale sovranazionale singoli cittadini o stati e la procedura è abbastanza semplice: esistono i formulari che guidano nella formulazione del ricorso.

L'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, riconosce ad ogni persona il diritto a vedere la sua causa esaminata e decisa entro un lasso di tempo ragionevole, come componente del diritto ad un equo processo. L'accesso ad un giudice è garantito quando dà avvio ad un procedimento che si conclude in tempi ragionevoli.

Se il ricorso, individuale o statale, è dichiarato ammissibile la questione viene sottoposta, ordinariamente, al giudizio di una Camera e in ogni caso si cercherà di raggiungere una risoluzione amichevole della controversia. Se la questione non si risolve amichevolmente, la Camera competente emetterà una sentenza motivata nella quale, in caso di accoglimento della domanda, potrà indicare l'entità del danno sofferto dalla parte ricorrente e prevedere un'equa riparazione, di natura risarcitoria o di qualsiasi altra natura.

La giurisprudenza CEDU sull'Italia ha riguardato per il 90% dei casi relativi alla ragionevole durata dei processi. In seguito ai diversi casi la Corte è giunta ad una giurisprudenza consolidata, con parametri temporali e criteri di valutazione delle circostanze.

Pretendere da parte di Berlusconi il rovesciamento della decisione dei tribunali nazionali è a dir poco impossibile, proprio perché non si tratta di un “quarto grado” di giudizio. Per cronaca c’è da dire che la Corte di Strasburgo non è tenera nei confronti dei ricorsi da parte dell’Italia a causa dell’uso distorto che se ne fa. L'Italia è il secondo paese per numero di ricorsi pendenti, 14.650 dietro solo alla Russia che ne vanta 23.400.

Tra i ricorsi eccellenti da parte degli italiani meritano menzione quelli dei boss di Cosa Nostra (primo fra tutti Totò Riina detto "la belva") che sperano in una detenzione più mite a richieste singolari, come quella presentata dagli animalisti di vietare "l'assassinio delle aragoste nei ristoranti".

Scrive l’Espresso di questa settimana: “Nel 2006, per esempio, la Cedu dichiarò inammissibile il ricorso presentato dall'ex braccio destro di Silvio Berlusconi, Cesare Previti, in seguito alle vicende giudiziarie relative al processo Imi-Sir in cui era stato accusato di aver corrotto un giudice. Nel ricorso, Previti sosteneva che era stato violato il suo diritto a un equo processo e quello a non essere punito in assenza di legge.

Secondo Previti, già radiato dall'ordine degli avvocati, inoltre, era stato inoltre violato il suo diritto al rispetto della vita privata, poiché le vicende Imi-Sir unificate in un unico processo nel gennaio del 2002 si trascinarono per circa 20 anni. In particolare, secondo l'amico di lunga data di Berlusconi, la violazione di un equo processo era legata alla mancanza di imparzialità del Tribunale di Milano.

A suo avviso, inoltre, i giudici coinvolti sia nelle indagini che nel processo, erano politicamente a lui avversi e avevano apertamente e pubblicamente criticato un disegno di legge che avrebbe avuto un effetto positivo sulla sua posizione nel caso Imi-Sir. Insomma, un film già visto”.


Ultimo aggiornamento Martedì 10 Settembre 2013 12:02
 

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