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Ancora sull'art. 18 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 29 Settembre 2014 16:36

Oggi Renzi va al redde rationem in Direzione Pd sui temi del lavoro, ed in particolare sull'articolo 18 che sembra essere diventato la causa di tutti i mali dell'economia italiana.

L'opposizione al progetto di Renzi è trasversale ed accorpa politici imprenditori e sindacati, ma anche i giudici di Magistratura democratica.

''L'idea che sui diritti non si esprimono i giudici mi sembra in contrasto con l'articolo 24 della Costituzione. E poi mi ha molto sorpreso che abbia detto 'e' una battaglia della sinistra' come se fosse una cosa diversa da lui. E' un modo di parlare leggero e denigratorio. Capisco che voglia sempre cercare dei nemici interni, ma sta facendo quello che non sono riusciti a fare Berlusconi e Sacconi...''.

Lo ha affermato in una intervista a La Stampa Pippo Civati, leader della minoranza Pd, commentando cosi' la posizione espressa del premier e segretario del Pd Matteo Renzi sull'eliminazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Secondo Civati e' invece da apprezzare l'annuncio dell'intenzione di voler abolire i co.co.pro e contratti precari.

''Questa e' una bella novita' - ha detto - ma non si capisce perche' sull'art 18 debba forzare. C'e' strumentalita' in questa posizione e anche incertezza nella costruzione della proposta politica: quello che dico io oggi, lo diceva anche lui ad agosto, quando rispondeva ad Alfano che il problema non e' l'art. 18. Poi ha cambiato idea''. Nella Direzione del Pd convocata per oggi ''certo gli chiederemo anche che faccia chiarezza sui capitoli di spesa della legge di stabilita' dedicati alla riforma degli ammortizzatori sociali, per capire anche quante persone sosterremo davvero''. In ogni caso, ha concluso Civati, ''se vuole andare avanti fino al 2018 ci vuole una conversazione piu' leale e coerente a cio' che abbiamo sempre detto''.

"La pantomima della resa dei conti con la scusa dell'art. 18 che sta apparentemente dividendo la sinistra, con sindacato annesso, non ci appassiona proprio se non nella misura in cui rappresenta l'emblema stesso del fallimento politico di un governo che finge di fare, ma nella sostanza resta al palo dei propri annunci".

Lo dichiara in una nota il senatore di Forza Italia d'Ambrosio Lettieri. "Il dato politico di questa pseudo rottura - prosegue - non e' che finalmente l'Italia ha la speranza fondata di uscire dalle sabbie mobili della recessione. Ma, al contrario, e' che, mentre loro si beccano, il cosiddetto Job Act non sposta di un solo millimetro la questione principale: la manovra di Renzi non crea nuovi posti di lavoro, non da' una prospettiva concreta a famiglie, imprese, lavoratori". Quindi d'Ambrosio Lettieri conclude. "L'unica cosa chiara e' che per Forza Italia la politica si traduce in servizio per il Paese e in atti normativi ai fini della ripresa economica. Se davvero la maggioranza non e' stretta nei pregiudizi ideologici e motivata dalle battaglie interne, lo dimostri. Prenda coraggio e faccia veramente in Parlamento, dove numerosi sono gli emendamenti alla legge delega sul lavoro in discussione al Senato presentati da FI, una straordinaria, efficace riforma del lavoro ".

Non e' l'art. 18 a bloccare l'economia italiana. E' l'opinione del numero uno del gruppo Prada, Patrizio Bertelli, che in una intervista a Repubblica rileva che sull'art. 18 era prevedibile che si sarebbe aperta una contesa e ora "occorre trovare una soluzione". Bertelli esprime dubbi sul fatto che l'art. 18 sia il nodo della mancata crescita dell'economia italiana. "Invece di invocare nuove regole per il lavoro - afferma - le imprese dovrebbero puntare di piu' su se stesse. Per rimettere in moto la crescita occorre che gli imprenditori ricomincino a investire, trovino il coraggio di conquistare nuovi mercati all'estero mettendo a rischio una parte dei loro capitali".

"Il progetto di riforma del lavoro sembra avere ora un contenuto piu' chiaro: lavoro per tre anni senza tutele, neanche contro il licenziamento immotivato, col potere assoluto e insindacabile delle imprese di dare e togliere lavoro e senza alcuno spazio per il controllo di legalita', visto che di giusta causa e giustificato motivo non ci sara' piu' bisogno".

Lo scrive in una nota l'esecutivo di Magistratura democratica "Si presenta l'articolo 18 dello Statuto come fattore di dissuasione per gli investitori stranieri e strumento di intromissione dei giudici nella vita delle aziende, dimenticando che ogni valutazione della magistratura e' solo a tutela della legalita' e che la necessita' che il licenziamento abbia una giusta causa o un giustificato motivo e' imposta dalle norme fondamentali del nostro paese e dalla stessa Carta europea", prosegue la nota. "Si progetta il futuro dei giovani sottraendo loro diritti e promettendo, secondo uno stile criticabile, tutele che verranno, tra tre anni o forse mai. Un articolo 18 trasformato cosi' in miraggio, al pari delle misure di protezione sociale sul cui finanziamento cala il silenzio. Magistratura democratica non puo' che allarmarsi di fronte al tentativo di cancellare diritti e controlli di legalita', cosi' togliendo alle future generazioni ogni speranza di vedere seriamente aggredite le disuguaglianze sociali", aggiunge la nota. "Alla base di tali riforme vi e' in realta' il timore che il controllo di legalita' costituzionale diffuso, proprio della giurisdizione, si ponga come l'ostacolo principale ad ogni disegno di restaurazione nell'ambito del diritto del lavoro. Md riafferma, invece, con forza questo insuperabile connotato di garanzia a cui i giudici del lavoro, come tutti gli altri magistrati, non intendono abdicare", conclude.

"Renzi non conosce neanche la Costituzione, noi siamo una organizzazione di tendenza". Ad affermarlo e' il leader della Uil, Luigi Angeletti, commentando le parole del premier Matteo Renzi che ha sottolineato come i sindacati siano tra le organizzazioni prive dell'articolo 18.

Arrivando all'incontro con leader della Cgil e della Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, per decidere le forme di mobilitazione a difesa dell'articolo 18, Angeletti ha poi commentato l'intenzione del premier di ridurre il precariato e di abolire l'articolo 18 per i neoassunti: bisogna agire "senza togliere niente a nessuno ma dando le protezioni a chi non ha niente". Quanto all'intenzione di Renzi di parlare della questione articolo 18 direttamente con i lavoratori, il leader della Uil ha liquidato la cosa con una battuta: "Mi immagino voglia parlare con 17 milioni di lavoratori dipendenti, ci vorra' un po' di tempo visto che non vuole parlare con chi li rappresenta".

L'articolo 18 ''non e' certamente un simbolo ma un suo aspetto simbolico sicuramente lo ha: non si puo' buttarlo via perche' il lavoro non puo' essere inteso totalmente solo come salario ma e' anche diritti e dignita' delle persone''. Lo ha ribadito l'ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel corso di ''di martedi''' su La7. Il lavoro, ha detto ancora Bersani, ''si da' con gli investimenti e servono regole precise per l'occupazione''.


Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Settembre 2014 16:56
 

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