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Marchio Fiat, addio! PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Venerdì 10 Ottobre 2014 17:00

Dopo 115 anni, tre mesi e un giorno sparira' il nome Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino. Era l'11 luglio del 1899 quando venne fondata la Fiat, per iniziativa di alcuni nobili torinesi che volevano produrre auto sportive.

 

Un'impresa alla quale si uni' anche Giovanni Agnelli. Alla mezzanotte di domani l'ultrasecolare storia della Fiat andra' in archivio e iniziera' il nuovo capitolo Fca, Fiat Chrysler Automibiles. Per la Fiat un altro momento storico, un'altra svolta tra quelle che hanno accompagnato una lunga avventura imprenditoriale. Una storia che si chiude e un'altra tutta da scrivere nella quale l'orizzonte sara' l'intero scacchiere del pianeta.

Lunedi' l'esordio a Wall Street che rappresenta il compimento delle ambizioni e delle visioni del fondatore Giovanni Agnelli che nell'auto e nel mercato americano individuava i due tratti caratterizzanti del ventesimo secolo. Prima ancora che guardare all'Europa, la Fiat apri' gia' nel 1908 uno stabilimento negli Stati Uniti e con l'altra sponda dell'Atlantico il rapporto e' sempre stato culturalmente stretto e intenso ma solo con Gianni Agnelli la Fiat inizia a ricercare sviluppi consistenti sul piano industriale.

Negli anni '80 un accordo con Chrysler per la distribuzione di Alfa Romeo in Nordamerica. Poi l'alleanza con GM negli anni novanta. Due operazioni pero' di scarso successo. Un successo invece l'acquisizione di Cnh che consente a Iveco, oggi Cnh Industrial, di diventare uno dei principali player del mercato di riferimento.

Il grande salto pero' e' firmato da Sergio Marchionne, che arriva alla Fiat 10 anni orsono, forse nel momento piu' critico per il gruppo, quando sono in pochi a scommettere sul futuro del Lingotto. E alla vigilia della nuova svolta della Fiat, Marchionne e la famiglia Agnelli delineano nuovi sviluppi e cambiamenti. In una intervista a Businessweek, Marchionne annuncia che nel 2018 lascera' la guida del gruppo, "largo ai giovani". John Elkann invece prospetta la possibilita' che la famiglia potrebbe ridurre la sua partecipazione in Fca se dovesse essere funzionale a un rafforzamento del gruppo. "Non siamo venditori - ha detto Elkann a Businessweek - ma potremmo diluire la nostra quota per rafforzare l'azienda". Fca intende sedersi al tavolo del consolidamento dell'industria globale dell'auto che potrebbe svilupparsi nei prossimi 5-10 anni. "E` importante sedersi a un tavolo cosi', come andare via", ha detto l'ad di Fca. Il mondo dell'auto e' nuovamente in una fase di evoluzione. In Europa c`e' ancora una notevole sovracapacita' produttiva: una razionalizzazione del sistema e' inevitabile. "C`e' la possibilita' che nasca un costruttore piu' grande dell`attuale numero uno Toyota - ha detto Marchionne - l`industria ne ha bisogno perche' e' ancora troppo frammentata rispetto al capitale da investire".

Ma il passaggio principale dell'intervista di Marchionne e' il suo annuncio che dal 2018 fara' altro. Non sara' il manager con passaporto canadese a scrivere il prossimo Proprio la Chrysler era stata la conferma che nel mondo dell'auto le fusioni sono tanto belle sulla carta quanto difficili da realizzare. Il matrimonio tra Chrysler e Mercedes era finito senza nemmeno essere consumato. Nell'industria dell'auto nessuna integrazione tra aziende di dimensioni simili era riuscita a produrre sinergie ed efficienze. L'operazione Chrysler ha consentito alla Fiat di tornare al tavolo dei big dell'auto. Settimo produttore al mondo e ambizioni di raggiungere il podio. Sede legale in Olanda, fiscale nel cuore di Londra, quotazione a Wall Street, stabilimenti in tutti i continenti, ricavi che sfiorano i 90 miliardi di euro. La storia che sta per chiudersi non e' solo quella di una azienda. Racchiude l'evoluzione di un paese, si intreccia con i grandi cambiamenti dell'Italia. La Fiat e' stata laboratorio di processi economici e sociali per oltre un secolo. Ma il mondo e' cambiato anche se a qualche romantico fara' un certo effetto non veder piu' il logo della Fiat sul palazzo del Lingotto. Questa nuova svolta e' stata accompagnata da una polemica tutta italiana sull'identita' del gruppo Fca e sul desiderio di disimpegno dalla nazione che ha dato i natali alla Fiat. Da troppo tempo in Italia l'attenzione si concentra sugli assetti proprietari delle imprese invece che su quelli industriali come scriveva Ugo La Malfa gia' negli anni Settanta. La marginalita' dell'Italia e' decretata dai freddi e impietosi numeri. Le dimensioni di Fca non sono compatibili con quelle di un paese dal glorioso e ricco passato ma con un futuro quantomeno incerto.  piano industriale. Marchionne portera' a termine il terzo turnaround del gruppo automobilistico. Un mandato piu' corto rispetto a Valletta e a Romiti ma in appena dieci anni ha trasformato la Fiat come nessun altro in oltre un secolo di vita. Da un conglomerato industriale e finanziario che spaziava dall'energia alle assicurazioni a un gruppo focalizzato sull'automotive.

Quando Marchionne si e' insediato a Torino, GM preferiva pagare oltre 1,5 miliardi di euro per rinunciare all'acquisto di Fiat Auto, i bilanci erano in rosso da quattro anni con una perdita cumulata di 8 miliardi di euro nonostante 70mila dipendenti in meno, il titolo in Borsa era sprofondato sotto i 5 euro, e le principali banche avevano promosso un convertendo da 3 miliardi per garantire la sopravvivenza del Lingotto. L'inversione di rotta nella gestione e nei conti non era poi cosi' scontata. Ancor meno scontato il risultato dell'acquisizione di Chrysler nel 2009. Il terzo grande produttore americano era sull'orlo del precipizio, tenuto in vita dal maxi prestito concesso da Barak Obama all'industria a stelle e strisce. Non erano pochi quelli che definirono un azzardo l'operazione firmata da Marchionne che presento' un'offerta anche per rilevare la tedesca Opel, una delle tante province dell'impero GM che stava andando a rotoli.

Proprio la Chrysler era stata la conferma che nel mondo dell'auto le fusioni sono tanto belle sulla carta quanto difficili da realizzare. Il matrimonio tra Chrysler e Mercedes era finito senza nemmeno essere consumato. Nell'industria dell'auto nessuna integrazione tra aziende di dimensioni simili era riuscita a produrre sinergie ed efficienze.

L'operazione Chrysler ha consentito alla Fiat di tornare al tavolo dei big dell'auto. Settimo produttore al mondo e ambizioni di raggiungere il podio. Sede legale in Olanda, fiscale nel cuore di Londra, quotazione a Wall Street, stabilimenti in tutti i continenti, ricavi che sfiorano i 90 miliardi di euro.

La storia che sta per chiudersi non e' solo quella di una azienda. Racchiude l'evoluzione di un paese, si intreccia con i grandi cambiamenti dell'Italia. La Fiat e' stata laboratorio di processi economici e sociali per oltre un secolo. Ma il mondo e' cambiato anche se a qualche romantico fara' un certo effetto non veder piu' il logo della Fiat sul palazzo del Lingotto. Questa nuova svolta e' stata accompagnata da una polemica tutta italiana sull'identita' del gruppo Fca e sul desiderio di disimpegno dalla nazione che ha dato i natali alla Fiat.

Da troppo tempo in Italia l'attenzione si concentra sugli assetti proprietari delle imprese invece che su quelli industriali come scriveva Ugo La Malfa gia' negli anni Settanta. La marginalita' dell'Italia e' decretata dai freddi e impietosi numeri. Le dimensioni di Fca non sono compatibili con quelle di un paese dal glorioso e ricco passato ma con un futuro quantomeno incerto.


Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Ottobre 2014 17:22
 

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