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Dopo Parigi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Lunedì 12 Gennaio 2015 15:20

di Carlo Di Stanislao Sono con chi, dopo i fatti di Parigi sostiene che se è vero che occorre stare in guardia, sarebbe un errore chiudersi e guardare l’intero mondo islamico con diffidenza, reintrodure le frontiere interne ed erger invalicabili barriere esterne, perché non sono questi i passi necessari a rendere il Vecchio Continente più tranquillo e migliore.

 

Ha ragione Aldo Cazzullo che ricorda che i fatti di Parigi, meno gravi oggettivamente degli islamici di Madrid (11 marzo 2004, 191 morti) e di Londra (7 luglio 2005, 52 vittime più i 4 terroristi), hanno prodotto un enerme impatto emotivo e riunito per la prima volta l’Europa, senza distinzioni (a parte quella molto marginale della Le Pen), ma non è discutendo sulla revisione di Shengen che si può risolvere la questione.

Da un lato occorre ribadire e dimostrare, nonostante i fatti sanguinosi, che noi europei abbiamo davvero appreso la lezione su laicità e tolleranza religiosa impartita da Voltaire e da Locke e sapremo soccorrere i profughi siriani e libici sul posto, fermare gli scafisti, chiudere le rotte dei moderni mercanti di uomini, intervenire come garanzia ferma ed efficace nella Nigeria flagellata ancora ieri da Boko Haram, non, come ha detto Berlusconi con truppe sul campo, ma con presidi militari a difesa dei cittadini e della libertà di confessione, a garanzia della pluralità e del reciproco rispetto.

E’ importante notare che almeno per un giorno l’Europa ha ritrovato una sintonia di spirito e che ora si può sperare in una sintonia duratura, anche se pesa il ricordo di un frase di Aragon, riferita alla Gauche francese, ma che forse potrebbe descrivere la classe politica europea: “Sempre divisa e che si riunisce solo dietro a una bara”.

La speranza è l’unità sia di idee e di intenti, ma anche di fatti e che riguardi la politica esterna ed interna, la difesa dei valori inalienabili come la libertà di espressione, ma anche una visione non solo speculativa ed affaristica della economia.

Il prossimo 25 gennaio, fra pochi giorni, il voto della Grecia, che non può essere coartata nella sua libertà, metterà alla prova le capacità europea ad allentare il rigore che soffoca il Sud dell’Unione senza suscitare una nuova tempesta finanziaria.

Staremo a vedere se questa occasione sarà davvero colta.


Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Gennaio 2015 15:37
 

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