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Trent'anni fa l'omicidio di Ruffilli PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Martedì 17 Aprile 2018 16:06

 

«Quando il seme cade in terra e muore, la sua morte suscita in noi diversi sentimenti. Anzitutto il dolore, che diventa orrore ed esecrazione allorché tale morte è frutto dell’odio insano, della follia, della malvagità.

 

Ma con il dolore e l’esecrazione, noi scopriamo la forza della vita e della verità del seme»: comincia con queste parole l’omelia che il cardinale Carlo Maria Martini tenne in occasione della Messa di suffragio per il senatore Roberto Ruffilli, ucciso dalle Brigate Rosse il 16 aprile 1988 (la Messa si celebrò il 14 maggio dello stesso anno). Studioso di scienza della politica e senatore indipendente della Democrazia Cristiana, cercò di elaborare riforme della democrazia parlamentare tali da rafforzare il rapporto tra cittadini, Parlamento e governo. «Colpevole», secondo i brigatisti, di promuovere un rafforzamento dello Stato, venne freddato nella sua casa di Forlì in quello che si rivelò uno dei colpi di coda delle Brigate Rosse, dopo la scia di sangue degli anni Settanta e Ottanta.

Cattolico praticante, studente modello dell’Università Cattolica, Ruffilli fu direttore del Collegio Augustinianum, e per questo rimase sempre legato all’ateneo milanese. E alla Cattolica Ruffilli lasciò nel suo testamento metà dei propri risparmi, affinché venissero istituite borse di studio per giovani ricercatori nell’ambito delle scienze storiche e religiose.

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è volato a Forlì per una commemorazione di Roberto Ruffilli, studioso e senatore democristiano ucciso dalle Brigate rosse trent'anni fa. Il capo dello Stato è arrivato alla casa dove il politico fu giustiziato con tre colpi alla nuca da un commando brigatista proprio per la sua azione politica che cercava di riformare il sistema istituzionale italiano. Ruffilli era considerato il consigliere politico di Ciriaco De Mita e si collocava nell'area riformista democristiana.

Mattarella ha visitato la Fondazione Ruffilli ed è rimasto in raccoglimento nella stanza dove il professore fu ucciso. Il Presidente della fondazione gli ha regalato due libri: "Il cittadino come arbitro" dello stesso Ruffilli e una sua biografia.

"In Roberto Ruffilli - ha detto Mattarella - era difficile non avvertire il fascino, la trasparenza e la sua elegante ironia": seppe esaltare "il senso di comunità che lega tutti gli elementi della nostra Repubblica e il valore del pluralismo".

 

 

 


Ultimo aggiornamento Martedì 17 Aprile 2018 16:24
 

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