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RESPINGERE GLI ATTENTATI ALLA QUALITA' DEL MADE IN ITALY PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Martedì 17 Luglio 2007 19:35
ImageMENTRE A BRUXELLES SI DISCUTE DI RIFORMA ALL'OCM A ROMA SI TENTA DI DEPENALIZZARE DELITTI CONTRO LA QUALITA'DEI PRODOTTI ALIMENTARI

La settimana scorsa, a Madrid, durante il Foro di Nueva Economia, la Commissaria Europea all’Agricoltura e Pesca Mariann Fischer Boel ha lanciato un avvertimento preciso:” non ci sono soldi in più per aiutare la filiera del vino che nessuno vuol bere”. Ossia, il settore vitivinicolo deve essere tutelato attraverso al ricerca della qualità e la difesa dell’eccellenza.

Il nostro Ministro per le Attività produttive, pur dichiarandosi soddisfatto delle proposte comunitarie, pensa però che la trattativa per la modifica dell’OCM sarà laboriosa. “Pur avendo parzialmente tenuto conto di alcune indicazioni avanzate dall’Italia assieme ad altri Paesi dell’area Mediterranea, la proposta adottata dalla Commissione ci pone nella prospettiva di un lungo e intenso lavoro negoziale”.

Così Paolo De Castro, commentando la proposta di riforma dell’organizzazione comune del mercato vitivinicolo presentata a Bruxelles dal Commissario Marianne Fisher Boel. La riforma - destinata a modificare in modo sostanziale le attuali regole - proibisce l’uso del saccarosio, richiesta trentennale del mondo produttivo italiano. Contemporaneamente elimina gli interventi di distillazione, sostituendoli con nuove misure di gestione delle crisi, in grado di rafforzare la competitività dei produttori comunitari.

A tal fine è prevista una dotazione finanziaria nazionale per permettere alle autorità dei singoli Paesi membri di individuare gli interventi più adatti ad un mercato fortemente segmentato. Ma a Roma non tutti sono d’accordo e, approfittando della calura estiva, qualcuno pensa di depenalizzare la commercializzazione di prodotti adulterati.

“E’ un fatto gravissimo al quale bisogna porre subito rimedio. La salute dei cittadini conta più di ogni altra cosa. Bene ha fatto il ministero ad intervenire, anche se le argomentazioni addotte non chiariscono del tutto i termini del problema”. Tuona il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che commenta la notizia riportata dal “Corriere della Sera” secondo il quale nella bozza del Codice della sicurezza alimentare sia contenuto un articolo che cancella l’azione penale nei confronti di chi commercializza alimenti adulterati.

“La depenalizzazione per questo tipo di reato -afferma Politi- ha dell’assurdo. Siamo in presenza di una proposta che non sta né in cielo né in terra. E’ un errore macroscopico sul quale occorre intervenire immediatamente. Non si può tollerare che chi inquina o adultera i cibi possa essere impunito penalmente. Ci batteremo affinché nel nuovo Codice venga reintrodotta la penalizzazione”.

“Di fronte alle emergenze alimentari che, purtroppo, continuano a verificarsi nel nostro Paese e di cui l’agricoltura non è responsabile (dal vino al metanolo alla Bse, dal latte inquinato con l’inchiostro al pollo alla diossina, al mascarpone al botulino), è inammissibile sottolinea il presidente della Cia- che chi compie un reato di adulterazione alimentare possa essere punito con una semplice multa di carattere amministrativo. In questo modo non ci sarebbe alcuna difesa per i consumatori, A pagare, oltretutto, sarebbero ancora una volta anche gli agricoltori, vittime di abusi alimentari che vengono compiuti da altri”.

“Chiediamo, quindi, che alla precisazione del ministero della Salute seguano fatti concreti. Intanto, come Cia -conclude Politi- ci batteremo in ogni sede perché venga varato un Codice che veramente rispetti i capisaldi forti di una reale sicurezza alimentare, Si punisca chi adultera e froda, si facciano seri e rigorosi controlli, si tutelino efficacemente i cittadini e che chi come gli agricoltori producono qualità”.

Intanto Legambiente pubblica il rapporto Italia a tavola 2006. Le cifre parlano da sole:  bufale dopate con anabolizzanti, tonnellate di formaggio scaduto e riechitettato, migliaia di ettolitri di mosto di origine ignota venduto come vino di qualità, centinaia di arresti operati da CC, Polizia e Guardia Forestale, usurpazione di marchi e chi più ne ha più ne metta.

Se e' vero che le forze dell'Ordine hanno svolto una positiva azione di repressione, è anche vero che togliere il deterrente dell'arresto significherebbe "annacquare" la lotta contro le adulterazioni e le frodi.  Bisogna allora correre ai ripari ed istituire al più presto l'Autorità nazionale per la sicurezza alimentare, prima che sia troppo tardi.


Ultimo aggiornamento Martedì 17 Luglio 2007 20:26
 

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