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Il fallimento dell'Europa PDF Stampa E-mail
Editoriale
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Mercoledì 23 Gennaio 2019 22:26

Il fenomeno delle migrazioni, di proporzioni bibliche, ha messo a nudo le contraddizioni dell’Europa e l’incapacità dei suoi governanti a trovare una via d’uscita.

 

I comportamenti, le prese di posizione e le iniziative assunte sono frutto di assenza di un autentico progetto di sviluppo che interessi l’Africa e tutti quei paesi che oggi premono per trovare “un posto al sole”. L’Europa sì, ha fallito.

Correttezza impone di prendere atto, però, che gli errori non sono solo  di oggi ma hanno radici profonde che vedono la luce nella colonizzazione e nella successiva decolonizzazione, nella fallimentare politica dell’Onu e, soprattutto, nell’attività di rapina messa in atto dai paesi europei nei confronti dell’Africa, continente ricco di risorse primarie che hanno fatto la fortuna anche di politici corrotti locali, istruiti e sostenuti dalle potenze europee.

Giova ricordare brevemente solo alcuni passaggi fondamentali dell’attuale tragedia del continente africano.

I paesi europei, chi più chi meno, hanno contribuito pesantemente alla formazione dei nazionalismi in Africa e alle innumerevoli guerre che ancora oggi sono in atto nel continente nero.

L’Italia – che dal 1960 non ha più possedimenti coloniali – ha pagato un tributo di sangue rilevante per la decolonizzazione africana, causa anche la resistenza adottata da alcuni paesi colonizzatori. Basti ricordare il massacro di Kindu, avvenuto l’11 novembre 1961, dove vennero trucidati tredici aviatori italiani.

In quel caso fu il Belgio a lasciare il Congo in una condizione pietosa. Odi tribali furono fomentati da vari attori internazionali, che miravano a controllare le vaste risorse agrarie e minerarie del paese, favorendo la secessione del Katanga, la più ricca provincia del paese, centro d'importanti attività minerarie. L’epilogo fu la nascita di una dittatura durata circa quarant’anni.

La Francia ha avuto un ruolo primario nella colonizzazione dell’Africa. In Algeria, solo per fare un esempio, la guerra d’indipendenza ebbe inizio nel 1954 e si concluse solo nel 1962; i postumi sono ancora alla ribalta della cronaca dei giorni nostri. In Francia si dimisero ben sei primi ministri e la caduta della quarta Repubblica. Molti ancora ricordano la tortura operata dai soldati francesi che fu stigmatizzata dalla Croce Rossa internazionale ed ebbe reazioni di condanna in tutto il mondo.

La guerra d’indipendenza algerina provocò più di un milione di sfollati che avevano subito provvedimenti adottati dalle autorità francesi contro dei civili per motivi di razza o di simpatie nazionali e politiche, o avevano motivo di ritenere che tali misure potessero essere applicate nei loro confronti nel corso di operazioni di rastrellamento”.

Il 1962 fu l’anno della fine della guerra. Il 3 luglio, il generale de Gaulle proclamava formalmente l’indipendenza algerina, mentre migliaia di profughi, prendevano la via dell’Europa, del Canada e d'Israele.

La Gran Bretagna non fu da meno. L'indipendenza del Kenya fu preceduta da otto anni di rivolta da parte dei Mau-Mau. In Rhodesia, la "dichiarazione unilaterale di indipendenza" del 1965, promossa da parte della minoranza bianca provocò una guerra civile che durò fino l'accordo di Lancaster House del 1979, in cui venne riconosciuta l'indipendenza per l'anno successivo, con la creazione della nuova nazione dello Zimbabwe.

Tra i paesi più attivi nella colonizzazione possiamo inserire anche il nostro paese. Il Regno d’Italia raggiunse il suo apice nella seconda guerra mondiale: il suo territorio fu esteso dal Rodano ai Balcani, Dalmazia, Croazia, Montenegro, Albania e Grecia, nonché sulle isole dell’Egeo, e su quattro territori africani (Eritrea, Somalia, Etiopia e Libia). Ma non mancavano le piccole concessioni cinesi di Tientsin, Shangai ed Amoy.

L’Italia uscì definitivamente dalla colonizzazione nel 1960 con la piena indipendenza della Somalia.

Non v’è dubbio, quindi, che il saccheggio della colonizzazione dell’Africa sono alla base dell’attuale fenomeno migratorio. Scriveva Karl Marx: La scoperta delle terre, lo sterminio e la riduzione in schiavitù della popolazione aborigena, seppellita nelle miniere, l’incipiente conquista e il saccheggio delle Indie Orientali, la trasformazione dell’Africa in una riserva di caccia commerciale delle pelli nere, sono i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica”. (Il capitale, libro I, cap. XXIV).

In un articolo, datato,  di Damien Millet, “La dette de l’Afrique aujourd’hui” si legge: “Il debito pubblico dei paesi africani è colossale. La politica del FMI, la Banca Mondiale e altra istituzione bancaria, mediante l’indebitamento e l’aggiustamento strutturale mettono a grande rischio quasi la totalità degli abitanti del continente africano. Questa politica sta soffocando letteralmente l’economia di questo continente, assicurandosi le risorse interessanti, insomma riducendo in schiavitù interi popoli, presentandosi come “i salvatori”. L’Africa non si svilupperà mai finché la Comunità internazionale continuerà ad appoggiare questa politica. L’Africa potrebbe svilupparsi e rialzare la testa solo se riuscirà a rifiutare questo sistema ingiusto. Ai dirigenti chiede più coerenza, più trasparenza e più integrità per non lasciarsi corrompere o lusingare dai rapaci. Bisogna anche avere una visione grande mirando all’essenziale, all’istruzione, alla ricerca, allo sviluppo…Secondo questi studi tanti paesi dell’Africa sono diventati le vacche da mungere da parte degli sfruttatori. Si denuncia perciò l’ipocrisia e il mito degli obiettivi datisi dall’ONU nel 2000 circa lo Sviluppo del millennio che grosso modo rischia di rimanere solo una carta nel cassetto. Il mondo ha bisogno d’un nuovo sistema che permetta di condividere le ricchezze con più solidarietà e equità per fare sì che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, l’Africa in particolare, possano godere a piena titolo delle ricchezze del loro continente.”

Guerre, povertà, “ricerca di un futuro” sono alla base delle moderne migrazioni. Esperti del settore calcolano che  milioni di africani sono “in viaggio” per raggiungere l’Europa nei prossimi anni.

Ma l’Europa si è dimostrata incapace ed impreparata ad affrontare il problema. Chi in questi anni ha seguito la cronaca dei migranti non può certo ignorare la polverizzazione dei comportamenti dei vari paesi europei.

In Europa, intanto, sono sorti muri dovunque: chi poteva ha costruito un muro per “proteggersi” dai migranti: la Spagna – che voleva ridicolizzare l’Italia organizzando manifestazioni di accoglienza – ha costruito muri a Ceuta e Melilla, sulla costa del Marocco; la Bulgaria alla frontiera con la Turchia; l’Ungheria alla frontiera con la Serbia, la Francia a Calais, in accordo con il Regno Unito; la Grecia al confine con la Turchia lungo il fiume Evros; la Macedonia al confine con la Grecia, all’altezza del campo profughi di Idomeni. Persino l’Austria ci ha provato, provando a innalzare una qualche barriera alla sua frontiera con l’Italia, al Brennero. Questa è l'Europa del 2019.

Con la Convenzione di Dublino sottoscritta nel 2003 dal governo Berlusconi (Bossi della Lega era nel Governo) il cerino è rimasto nelle mani dell’Italia anche a causa della sua posizione geografica nel Mediterraneo.

Milioni di migranti sono entrati da allora in Europa attraverso la Grecia e l’Italia; ed altri arriveranno. Oggi l’Europa prende atto della sua incapacità logistica e, soprattutto politica a risolvere il problema.

Mentre si offrono miliardi a Erdogan per bloccare la “rotta balcanica” all’Europa, si vuole impedire all’Italia di trattare con i libici che, hanno intuito che i migranti rappresentano un vero e proprio business per le bande che oggi governano il paese.

In questa ottica si devono vedere sia il fallimento della missione Sophia che il rinnovato accordo di mutua difesa tra Macron e la Merkel.

Aiutare i migranti nel loro paese è l’unica soluzione: ci vorrebbe però un poderoso nuovo Piano Marshall gestito dall’ONU rimaneggiato. Ma si richiedono collaborazione dei governi locali, spesso in mano di capi corrotti e coinvolgimento dei paesi europei. Questi ultimi (Francia in testa) sono ancora troppo occupati a spolpare le ultime risorse di questo grande e sfortunato continente.

Il fallimento della politica europea è davanti a noi e offusca il sogno dei padri fondatori; e si alimentano i nazionalismi che tanta paura incutono agli strateghi di Bruxelles.

Ma non bisogna disperare. Lucien Febvre, storico francese diceva "l'Europa è una civiltà che può consolidarsi ed espandersi solo a patto di non prevaricare le altre civiltà: quelle che la compongono e quelle che ha di fronte. Lievito e fermento, non veicolo di egemonia e fonte di dominio".

Ed è questo che dobbiamo realizzare.

 


Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Gennaio 2019 07:07
 

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