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A proposito delle scuse pretese dal Messico PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Mercoledì 27 Marzo 2019 20:54

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha chiesto al governo spagnolo e al Vaticano di scusarsi per le violenze commesse circa 500 anni fa dai conquistatori spagnoli contro gli indigeni messicani.

Nella richiesta si legge «di chiedere perdono per le violazioni di quelli che oggi conosciamo come diritti umani commesse contro le popolazioni indigene».

La estemporanea richiesta del governo messicano è arrivata in prossimità del cinquecentesimo anniversario dell’arrivo in Messico del conquistatore spagnolo Hernán Cortés.

Secondo López Obrador, non si potrà organizzare alcuna commemorazione fino a che non ci sarà una completa riconciliazione tra i due paesi. Il Messico ha detto comunque di non avere richiesto e di non avere intenzione di richiedere alcun risarcimento economico alla Spagna per le violenze compiute durante la conquista.

Queste richieste che si ripetono negli anni allo scopo di mettere in ombra i problemi che questi paesi dell’America latina soffrono – si pensi al Messico dove, come scrive il Financial Time, «Il traffico di droga è vivo e vegeto» e «gli affari vanno a gonfie vele», mentre gli omicidi sono raddoppiati rispetto al passato decennio – hanno trovato risposta in passato nei comportamenti e nei risarcimenti che la Spagna ha assegnato ai paesi di lingua spagnola negli anni trascorsi. La Cooperazione internazionale spagnola eroga annualmente milioni di euro a favore dei paesi che condividono la lingua spagnola.

Di conseguenza non sembra vi siano le condizioni perché la Spagna continui a scusarsi per “genocidi” mai avvenuti in Messico.

Ma c’è di più. Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica ha sempre fatto da filtro, promuovendo l’integrazione, fondando missioni dove gli indigeni lavoravano e vivevano dei frutti del loro lavoro.

La conquista degli spagnoli pose fine, peraltro, al regno del terrore e dell’orrore delle popolazioni indigene. Accurate ricerche archeologiche continuano a dimostrare l’usanza di sacrifici umani dove migliaia di persone incluse donne e bambini venivano uccisi per accattivarsi gli dei, e dove la maggior parte della popolazione viveva a stento nella povertà mentre pochi nobili sperperavano ricchezze enormi. Senza dimenticare gli usi e costumi di un’altra civiltà pre cristiana dell’America questa volta centrale, quella degli Aztechi nell’attuale Messico: furono rinvenuti i resti di 42 bambini presso il Templo Mayor della capitale azteca di Tenochtitlán, l’attuale Città del Messico.

In ogni caso, e senza voler giustificare i comportamenti sanguinosi dei Conquistadores – da cui discende la maggioranza dell’attuale popolazione messicana - già tre anni fa durante la sua visita in Messico, Papa Bergoglio aveva chiesto perdono ai discendenti degli indigeni per il modo con cui erano stati esclusi dalla società, il che era una accusa ai moderni governi messicani dopo l’indipendenza.

Molte volte, disse papa Francesco, in modo sistematico e strutturale, i vostri popoli sono stati incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, lo hanno spogliato delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!”.

Senza citare la persecuzione contro i cattolici dei primi del Novecento in cui vennero massacrati centinaia di sacerdoti e di cui nessuno ha mai chiesto scusa.

L'acme di questa persecuzione fu raggiunto negli anni Venti del Novecento durante la presidenza di Plutarco Elías Calles, con un vero e proprio tentativo di annientamento della Chiesa, alla quale numerosi cattolici di ogni ceto reagirono con una insurrezione armata, sotto l'insegna della Madonna di Guadalupe e al grido di "¡Viva Cristo Rey!", che procurò loro la qualifica di "Cristeros" e alla loro insurrezione il nome di "Cristiada".

La "Cristiada" ebbe anche il suo martire bambino, José Sanchez del Rio, giovanissimo combattente e testimone della fede, chiamato dai commilitoni "Tarcisius" come il giovane romano martirizzato nel III secolo per aver difeso l'ostia consacrata. Catturato nel 1928 dalle truppe governative, quando aveva 14 anni, fu crudelmente torturato e ucciso per la sua impavida resistenza a tradire i suoi, e morì mormorando: "Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe".

Ma in tutte queste prese di posizione da parte di favorevoli e contrari si tiene ben nascosto un documento che risulta fondamentale per capire il comportamento tenuto, nei secoli, dalla Chiesa nei confronti della difesa degli indios.

Dobbiamo fare qualche passo indietro, al 1537, essendo papa Paolo III. Il 29 maggio 1537, in una lettera al cardinale di Toledo, papa Paolo III lancia la scomunica contro coloro che «praefatos Indos quomodolibet in servitutem redigere aut eos bonis suis spoliare», contro «tutti coloro che ridurranno in schiavitù gli indios o li spoglieranno dei loro beni»

Nei giorni successivi, il 2 giugno 1537, papa Paolo III emana la bolla Veritas Ipsa, conosciuta anche come Sublimis Deus o di Excelsus Deus.

Nella bolla il pontefice scrive espressamente : «Noi, sebbene indegni, … consideriamo tuttavia che gli stessi indios, in quanto uomini veri quali sono, non solo sono capaci di ricevere la fede cristiana, ma, come ci hanno informato, anelano sommamente la stessa; e, desiderando di rimediare a questi mali con metodi opportuni, facendo ricorso all'autorità apostolica determiniamo e dichiariamo con la presente lettera che detti indios e tutte le genti che in futuro giungeranno alla conoscenza dei cristiani, anche se vivono al di fuori della fede cristiana, possono usare in modo libero e lecito della propria libertà e del dominio delle proprie proprietà; che non devono essere ridotti in servitù e che tutto quello che si è fatto e detto in senso contrario è senza valore; che i detti indios ed altre genti debbono essere invitati ad abbracciare la fede in Cristo a mezzo della predicazione della parola di Dio e con l’esempio di una vita edificante, senza che alcunché possa essere di ostacolo».

Il divieto di ridurre gli indigeni in schiavitù venne riconfermato da papa Gregorio XIV (Cum Sicuti, 1591), da papa Urbano VIII (Commissum Nobis, 1639), da papa Benedetto XIV (Immensa Pastorum, 1741) e da papa Gregorio XVI (In Supremo, 1839).

Per concludere, la Chiesa ha le carte in regola nella difesa degli indios, così come nella condanna di altri recenti comportamenti; il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador primo presidente di sinistra dopo decenni, abbandoni le trovate propagandistiche e si metta al lavoro per debellare i cartelli delle droghe operanti in Messico e gli omicidi – 4 ogni 16 minuti. E crei  senza indugi le condizioni per lo sviluppo del Messico. E sia lui a chiedere scusa al suo popolo per le condizioni in cui versa.

 

 


Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Marzo 2019 09:37
 

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