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Ma quale Onu PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Venerdì 31 Maggio 2019 09:19

La stampa spagnola e i politici indipendentisti enfatizzano una comunicazione di un comitato di studio dei diritti umani in ambito Onu che reclama la liberazione di alcuni politici catalani, detenuti a seguito del referendum illegale dell'I-O.

 

Nei giorni scorsi la stampa spagnola ha riportata la notizia che un gruppo di lavoro sui diritti umani "in ambito Onu" ha richiesta al governo spagnolo, con una comunicazione, “l’immediata liberazione” di alcuni leader catalani incarcerati per aver presuntamente promosso e favorito il referendum illegale del 1-O, detenuti, secondo il citato Gruppo di lavoro, in palese violazione dei diritti universali dei diritti umani.

La decisione di pubblicare detta comunicazione appare a dir poco “ad orologeria” in quanto a Madrid è giunto alla fase finale il processo che vede imputati tra gli altri anche i detenuti in questione e, addirittura, l'intervento del citato comitato avviene il giorno dopo la pubblicazione della sentenza del Tribunale dei diritti umani di Strasburgo, che respinge tutte le argomentazioni addotte dagli indipendentisti, per contestare le ragioni del governo spagnolo sul processo di autodeterminazione portato avanti in Catalogna.

Si badi bene, la sentenza di Strasburgo non è l’unica, ma segue una precedente emessa su ricorso di Forcadell ed altri politici catalani e che, essendo inappellabile, crea un pericoloso precedente e, sicuramente, orienterà i giudici del Tribunale Supremo titolari del “procés” che andrà a sentenza a metà giugno.

Ma tornando alla comunicazione del Comitato di lavoro "in ambito"ONU bisogna segnalare che questo organismo accetta tutte le denunce che vengono presentate da istituzioni o da privati cittadini. I suoi membri non rappresentano l’Onu ed il loro parere non è vincolante per gli Stati. Ovviamente la manipolazione della notizia da parte di politici o giornalisti, come in questo caso, provoca un calo d’immagine e rischia di condizionare la sentenza che dovrà essere emessa dal Tribunale Supremo.

Si tratta, quindi, di un tentativo estremo da parte degli indipendentisti di evitare la pena che vorrà infliggere il TS – si parla di decine di anni di detenzione - e di raggiungere un risultato, peraltro improbabile, di ottenere appoggi internazionali contro la Spagna che è solidamente inserita nella UE e gode della solidarietà unanime della comunità internazionale.

A molti osservatori internazionali sfugge il particolare che il Tribunale Supremo  giudica i presunti “golpisti” per gravissimi reati e non le azioni della Polizia o della Guardia Civil. Ovviamente, se dalla discussione e dalle prove presentate dovessero emergere comportamenti delittuosi da parte delle Forze dell’Ordine, sarà il Tribunale a rimettere doverosamente gli atti ad altro Tribunale per i provvedimenti del caso (In Italia nessuno dimentica il G8 di Genova…).

Per concludere Pedro Sànchèz, che si appresta a presentare il suo nuovo governo e a trattare in Europa le cariche che toccheranno alla Spagna, ha una brutta "gatta da pelare" e ci vorrà tutto il suo acume politico – che non gli manca – per recuperare il sostegno necessario nell’ambito del Congresso ed evitare il Calvario che Catalogna gli ha innalzato.

La Spagna, dopo la morte di Franco si è data una Costituzione più moderna di quella italiana; 40 anni di democrazia hanno reso il paese moderno ed hanno fatto dimenticare gli anni bui della dittatura; il paese si è dotato di una legge della Memoria ed i risultati si vedono. Nella prossima settimana i resti di Franco saranno riesumati, abbandoneranno il Valle de los Caidos e saranno tumulati privatamente nella tomba di famiglia, chiudendo così ogni pendenza con il regime della dittatura.

La Costituzione spagnola trova fondamento nella indissolubile unità della Nazione, patria comune ed indivisibile di tutti gli spagnoli e riconosce il diritto all’autonomia delle “nazionalità” e regioni che la integrano e la comune solidarietà. E garantisce i diritti umani.

Troppi commentatori confondono popolo con nazionalità; in Spagna spesso si confondono ad arte i due termini per enfatizzare le differenze tra le varie comunità autonome (popolo catalano, popolo basco, ecc.). Secondo la Costituzione spagnola esiste unicamente il popolo spagnolo che contribuisce, con la lingua castellana ed il territorio all’esistenza dello Stato.

Nulla vieta  apportare modifiche all’organizzazione dello Stato, ma questo potrà avvenire solo attraverso leggi dello Stato sostenute da un referendum universale di tutti gli spagnoli e non con iniziative illegali da parte di una minoranza del paese.

Ogni scorciatoia non potrà che essere impedita dallo Stato di diritto. Il principio all’autodeterminazione sancito dal diritto internazionale non si applica in questo caso come vorrebbero convincerci alcuni esperti di diritto di parte. La “via kosovara” nemmeno; basti studiare il periodo della disgregazione iugoslava per rendersi conto che la situazione è diversa. E comunque la Catalogna non è una ex colonia spagnola a cui si potrebbe applicare questo diritto.

Inoltre, sin dalla dittatura di Franco ai giorni nostri, Catalunya ha usufruito di ingenti risorse dello stato nazionale; il debito pubblico galoppa e lo stato centrale ha più volte dovuto ricorrere in aiuto della Generalitat con prestiti agevolati.

Anche se un giorno, improbabile, la Catalogna dovesse realizzare il suo sogno indipendentista, il costo sarebbe insopportabile. Peggio di una guerra; il debito è enorme e non basterebbe vendersi alla Cina per sanare una situazione che mostra solo macerie. Non è tutto oro quello che luccica!

Il governo di Madrid mostri i muscoli: intervenga presso il segretario generale António Guterres per una dichiarazione d'obbligo e, magari, richiami l’ambasciatore dall’Onu. Lo stato di diritto non può essere calpestato ulteriormente.

 


Ultimo aggiornamento Venerdì 31 Maggio 2019 09:45
 

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