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Rubinetto chiuso per i partiti politici PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 09 Agosto 2008 18:54

Che il governo Berlusconi avesse trovato le casse prosciugate non c’era dubbio, ma che non ci fossero nemmeno i soldi per gli stessi partiti politici per i lauti rimborsi elettorali – questa volta doppi per l’interruzione traumatica della legislatura – nessuno poteva immaginarlo.

Ci ha pensato il ministro dell’Economia a chiudere i rubinetti che sicuramente ha pensato: “dal momento che i sacrifici sono per tutti, cominciamo dalle forze politiche che hanno contribuito a creare questa situazione difficile”. Ipso facto. Adesso a boccheggiare non sono solo gli italiani che hanno dovuto rinunciare alle ferie estive, ma anche i rappresentanti del parlamento ai quali, comunque, sono sempre garantiti lauto stipendio e fringe benefits.

"La notizia che non ci sono attualmente i soldi per i partiti nelle casse dello Stato è stata data da Repubblica che scrive: “I rubinetti si chiudono anche per i partiti, segno che la crisi è davvero nera. Niente rimborso elettorale per le forze politiche che il 31 luglio avrebbero dovuto incassare 50 milioni di rimborso per le spese sostenute per il rinnovo della Camera del 13 e 14 aprile.

Svolta obbligata all'insegna dell'austerity, comunque una novità senza precedenti. Il collegio dei questori di Montecitorio ha comunicato all'ufficio di presidenza riunito ieri che "allo stato la provvista non è disponibile". Il ministero del Tesoro infatti non ha a disposizione il budget previsto per quest'anno, pari a 50.309.438 euro, e dunque i tesorieri dei partiti per adesso dovranno attendere e arrangiarsi. Così, laddove non hanno potuto le battaglie (poche) dei nemici della casta, degli sparuti deputati che negli ultimissimi anni si sono opposti allo "scandalo" dei rimborsi elefantiaci e moltiplicati ad hoc con leggi e leggine, hanno potuto la recessione e le casse pubbliche a secco. L'organo di autogoverno della Camera non ha potuto far altro che prendere atto del documento di cinque pagine, predisposto dai questori Francesco Coluccio e Antonio Mazzocchi del Pdl e Gabriele Albonetti del Pd, e delle sue conclusioni.

Il presidente Gianfranco Fini ha però rassicurato i rappresentanti di tutti i partiti: tanto lui quanto il presidente del Senato Renato Schifani si faranno sentire presso il ministero del Tesoro. Resta da vedere se Giulio Tremonti sarà disposto e quando a riaprire i cordoni della borsa. "Considerato che allo stato non risulta essere stata ancora messa a disposizione della Camera da parte del ministero dell'Economia l'occorrente provvista finanziaria - scrivono i questori - lo schema di deliberazione prevede che l'erogazione dei rimborsi ai partiti abbia luogo solo dopo l'effettiva messa a disposizione della provvista". E indicano anche chi ha comunicato la novità: il dipartimento Tesoro, Direzione VI, Ufficio V. Come dire, rivolgersi a loro.

A fare le spese dello stop, ovviamente, soprattutto i partiti maggiori. Circa 19 milioni sarebbero dovuti andare al Pdl (12,5 a Forza Italia e la metà ad An), poco meno di 14,5 al Pd (8 all'Ulivo, 4,5 ai Ds, 2 alla Margherita), quasi 5 alla Lega, 3,5 all'Udc, ma ci sono anche i 3 circa dell'Italia dei valori e poi quelli destinati ai partiti che non sono entrati alla Camera ma hanno comunque superato la percentuale simbolica dell'1%. I 2 milioni di Rifondazione comunista e giù a scendere ai Comunisti italiani, ai Verdi, all'Udeur.”


Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Settembre 2008 09:57
 

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