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Pacchetto ambiente, al via il negoziato tecnico PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 23 Ottobre 2008 16:50

Cambia la forma ma non la sostanza della posizione italiana sul pacchetto ambiente-cima dopo la diatriba Roma-Bruxelles degli ultimi giorni: per l'Italia il pacchetto che pone gli obiettivi comunitari di sostenibilità ambientale non è accettabile e va rinegoziato in alcune sue parti, pena il veto di Roma nel corso del prossimo Summit dei Ventisette.

Una scadenza, quella di dicembre, che i leader europei hanno ribadito con forza come termine per la chiusura del dossier. Non è stata avanzata, dunque, come annunciato, una richiesta formale per l'inserimento di una clausola di revisione che avrebbe permesso, sì, di chiudere il pacchetto entro dicembre 2008, ma senza perdere la possibilità di re-intervenire sul testo legislativo dopo un anno, in seguito ad una valutazione economica dei costi e dei benefici delle regole ambientali che l'Europa sta dettando al proprio interno. 

Non sembra però per questo retrocedere la posizione del governo italiano: "l'auspicio è arrivare a dicembre con una soluzione condivisa, ma non ci potrà essere unanimità senza apportare le modifiche che chiediamo" -questo, riassunto, il pensiero del Ministro Stefania Prestigiacomo (nella foto), esposto ai giornalisti a margine del Consiglio Ambiente a Lussemburgo. Il timore, sottolineato durante la conferenza stampa, è che l'Europa si accolli da sola il conto troppo salato della gestione della sostenibilità ambientale di tutto il pianeta, senza che nessun altro dei grandi attori internazionali salti nel frattempo sullo stesso carro.

Mentre i Ventisette trattano il delicato dossier ambiente-clima, che punta alla riduzione del 20% dell'anidride carbonica emessa da auto e industrie, all'aumento del 20% nell'uso delle energie rinnovabili e al miglioramento del 20% del risparmio energetico, hanno infatti luogo negoziati sul cambiamento climatico anche a livello internazionale, che idealmente dovrebbero portare, entro dicembre 2009 a Copenaghen, ad un accordo che continui il percorso di Kyoto, che con il suo obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 5% di media nel periodo 2008-2012 rispetto al 1990 (8% per l'Unione europea, 6,5% per l'Italia) si esaurirà appunto tra 4 anni.

Un obiettivo, d'altro canto, su cui l'Italia è pesantemente in ritardo, poiché con un trend di aumento delle emissioni di CO2 piuttosto che di una loro riduzione, si distacca già di ben tredici punti percentuali dall'obiettivo finale, contrariamente a Paesi come la Germania e la Gran Bretagna, che già hanno fatto più del dovuto, superando l'obiettivo nazionale che era stato loro assegnato. Una situazione di ritardo che peserebbe certo nell'affrontare nuovi vincoli che il pacchetto 20-20-20 imporrebbe entro il 2020, senza contare l'aggravio finanziario delle salatissime multe cui le imprese italiane si stanno esponendo per ogni grammo di emissioni di CO2 eccedente rispetto a quanto programmato nei -vincolanti- accordi stretti a Kyoto.


Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Ottobre 2008 16:55
 

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