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L’Eurispes presenta l’analisi annuale sul nostro Paese PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 31 Gennaio 2009 10:12

Un Paese più avanti del suo governo, in impaziente attesa che le aspettative nutrite vengano soddisfatte: questo il quadro che emerge in sintesi nel Rapporto Italia 2009, realizzato dall’Eurispes e presentato stamani a Roma presso al sala conferenze della Biblioteca Centrale Nazionale.

Ancora una volta l’Istituto di studi politici, economici e sociali si mette alla prova con l’analisi e l’approfondimento della complessità nostrana, la ventunesima, redatta in 1.100 pagine per 10 sezioni tematiche: istituzioni, economia, lavoro, infrastrutture, giustizia, sicurezza, conoscenza, comunicazione, ambiente, costume e società.

“Che il quadro quest’anno fosse particolarmente articolato, e con esso l’impegno profuso per coglierlo al meglio, - ha affermato introducendo il lavoro Marco Ricceri, segretario generale dell’Eurispes - lo si deduce anche dall’aumento del numero delle schede tematiche, passato da 60 a 100”. Egli ha inoltre annunciato l’intenzione dell’Istituto di divenire public company e aprirsi così alla partecipazione pubblica per moltiplicare gli stimoli di ricerca. Presto, inoltre, l’accesso al sito sarà aperto e gratuitamente si potranno consultare online tutte le ricerche prodotte e l’archivio.

Dopo il saluto di Osvaldo Avallone, direttore della Biblioteca Nazionale, è intervento alla presentazione anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che ha riconosciuto al Rapporto “l’importanza di essere una voce spesso fuori dal coro, ma documentata, utile a fare in modo che le istituzioni ritrovino un contatto con il Paese reale”. “Dinnanzi alla crisi economica che ancora non ci ha mostrato i suoi peggiori effetti – ha proseguito Alemanno – ci aspettiamo da questo vostro lavoro indicazioni necessarie per elaborare strategie e soluzioni originali, perché basate sulla creatività e sul contesto italiano qui attentamente esaminato. Non ci dobbiamo nascondere che ad una crisi strutturale occorre rispondere con un cambio di paradigma e non con la riproposizione di vecchi modelli mutuati dal pensiero unico neoliberista”.

Mario Pendinelli, consigliere anziano del Direttivo Eurispes, ha sottolineato “il rigore e la serietà delle ricerche condotte dall’Istituto in questi anni, un’autonomia di giudizio che non ha mai impedito di segnalare anche i dati più scomodi, di combattere una battaglia per diradare la confusione culturale e il pensiero unico che indicava nel mercato il risolutore di tutti i problemi”.

Riassumendo gli aspetti più rilevanti del Rapporto, Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes conferma, su società italiana e governo, ciò che già era emerso lo scorso anno: “Continuo ad essere ottimista – dice – e a rilevare come la classe politica non rispecchi la società che dovrebbe rappresentare. L’idea che lo scollamento tra cittadini e classe politica sia dovuto al fatto che i primi non capiscono il ruolo dei secondi è ormai superata in una società e con una classe politica come quella attuale. E neppure è corretta l’idea che l’opinione pubblica non esista o sia completamente soggiogata dalla cattiva televisione: i cittadini chiedono una guida del Paese forte e sicura, attendono impazienti risposte coerenti ai programmi annunciati in campagna elettorale e non proclami che vengono sistematicamente smentiti da un giorno all’altro”. Per Fara, se non si vuole smarrire il consenso acquisito alle urne e per stabilizzare la frenata del calo di fiducia nelle istituzioni registrato negli scorsi anni, occorre che il governo intervenga riformando principalmente la giustizia, il sistema della pubblica amministrazione e quello del welfare.

Nel primo ambito, l’Eurispes da tempo segnala l’esigenza di una riduzione dei tempi dei processi, rivendica il ruolo autonomo della magistratura che non può né deve promuovere il bene comune, in un sistema “che sembra essersi rivoltato nel suo contrario – ammonisce Fara: – non più la presunzione di innocenza come suo principio, ma la presunzione di colpevolezza; non più la pubblica accusa che deve provare la colpevolezza, ma la difesa che deve fare di tutto pur di dimostrarsi incolpevole, mentre i costi morali, sociali ed economici del cattivo funzionamento della giustizia difficilmente vengono presi in considerazione”. Altro istituto che spesso rischia di smarrire la sua indipendenza è anche la pubblica amministrazione “che deve essere valorizzata nel suo essere soprattutto riserva delle intelligenze e della classe dirigente del Paese – afferma Fara – e non strumentalizzata nello spoils system. Per una riforma della pubblica amministrazione da più parti invocata – aggiunge – occorre però scacciare i luoghi comuni con cui spesso la si critica: i nostri dipendenti pubblici rivestono un elevato valore occupazionale (sono circa 4.500.000), incidono sul Pil con un livello di spesa in linea con ciò che avviene nei principali paesi europei e guadagnano di meno. Il blocco delle assunzioni ha poi favorito il moltiplicarsi delle consulenze, che crescono a dismisura”. Fara insomma rileva l’esigenza di un piano industriale per la pubblica amministrazione “che non ne mortifichi il ruolo, ma ne valorizzi le intelligenze migliori e le buone pratiche”. Sul fronte della crisi economica, i dati che emergono del Rapporto Eurispes non producono una lettura del tutto negativa.

Il presidente Fara rileva che “il sistema Italia sta tenendo la pressione della crisi, nonostante l’allarmismo alimentato da più parti, tanto che entro la fine del 2009 speriamo si possano creare le premesse per uscirne. Anche il nostro sistema creditizio ha risentito di meno della crisi finanziaria in arrivo dagli Stati Uniti”. In questo caso, le anomalie italiane hanno potuto attutire alcuni gravi problemi economici: “la ricchezza prodotta e non dichiarata implica che i soldi in circolazione siano di più di quelli effettivamente calcolati nelle statistiche – afferma Fara. – Tuttavia i nostri problemi restano strutturali: il mancato adeguamento delle retribuzioni al costo della vita a seguito dell’introduzione dell’euro, la carenza delle infrastrutture e l’incapacità politica di elaborare un progetto credibile di modernizzazione del Paese continuano a pesare sui dati della nostre economia”. “Questa crisi, in ogni caso, ha avuto il merito – sostiene Fara – di riportare al centro l’importanza dello Stato quale strumento di controllo dell’economia e del mercato. La politica non deve occupare territori che non le competono, tuttavia deve per lo meno presidiare senza sosta e cercare di svolgere i compiti che le sono propri. Oggi siamo consapevoli che una nuova regolamentazione sociale del mercato, capace di legare l’economia alle questioni economiche, sociali e ambientali è necessaria.

Lo Stato deve saper elaborare cioè un nuovo modello di sviluppo meno concentrato sulla quantità: a cosa serve una crescita del Pil – si domanda Fara – se essa non si traduce un aumento della qualità della vita dei singoli?” Per il presidente dell’Euripes, dunque, “la crisi finanziaria costringerà l’Europa a riportare al centro la persona e le sue necessità, di uscire da una bolla virtuale per rientrare nella storia. Siamo sicuri che l’Italia vincerà questa sfida – conclude – riscoprendo il suo antico realismo e puntando su una nuova cultura del merito e della creatività”.


Ultimo aggiornamento Sabato 31 Gennaio 2009 10:46
 

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