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8 marzo festa della donna PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 07 Marzo 2009 08:46
Anche quest'anno si ripete la celebrazione di una festa che ha perso molto delle sue motivazioni originarie. La crisi economica ed i problemi del lavoro accomunano i due sessi.

Le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l'8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme. Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria con il lavoro.

In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne. Non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell'8 marzo assunse col tempo un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto.

Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato di questa ricorrenza, e, mentre la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all'insegna della "trasgressione", i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali. Così molte donne che rifiutano l'immagine della donna proposta dalla società odierna, per anni hanno smesso di riconoscersi in questa giornata.

Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, non sono state rimosse e ancora la donna è troppo spesso spesso ultima tra gli ultimi. Credo che sia necessario riappropiarsi di questa giornata, di farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana.

E motivi per rinsaldare l'alleanza tra uomo e donna vengono anche dalla tragica situazione in cui versano milioni di persone disoccupate o in cerca del primo lavoro.

Nei giorni scorsi il quotidiano Repubblica ha pubblicato circa 1000 lettere dettate da rabbia e disperazione. Lettere dall'inferno sono state definite, un coro straziante di voci da ogni parte d'Italia. Per raccontare, in prima persona, come la crisi ha già mandato in pezzi il fragile castello del lavoro e della vita di molti. Da Treviso a Palermo. Uomini e donne dalle vite stravolte. Giovanissimi e over 50.

C'è chi lavorava in un laboratorio orafo in provincia di Vicenza. E ora non ha più nulla. C'è chi per più di venti anni ha passato ogni giorno in un lanificio di Prato. E ora tanti saluti. E niente più. Ci sono gli operai dei grandi distretti industriali e gli informatici delle softwarehouse. C'è pure l'ingegnere laureato con lode, un master in business and administration alla Bocconi, sposato da poco e licenziato della start-up che, invece di quotarsi, ha chiuso i battenti. Tutti a casa. Nessuno di loro ha più nulla. 

"Sotto i nostri occhi si ricompone un quadro di un'occupazione andata in pezzi - scrive Repubblica -  Un quadro che conferma come il lavoro, e la sua assenza, sia tra le vere emergenze del sistema Italia. Senza l'impiego, ciascuno di noi perde, oltre alla fonte di reddito, il legame con la società e con il senso delle proprie azioni.

Una lettere per tutte, quella di  una donna della provincia di Torino. Racconta il suo primo giorno in cassa integrazione. Quando lavorava, scrive, "la nostra non era un'esistenza fatta di "grandi sogni di sfarzo e vizi, ma piani di vita realistici e concreti. Da formica". Ora tutto è cambiato. Anche il modo di pensare. Tanto che alla fine, amaramente, confessa: "Tanto valeva fare la cicala."


Ultimo aggiornamento Sabato 07 Marzo 2009 09:17
 

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