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Vince la destra PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 08 Giugno 2009 08:20

In Europa il PPE affonda i socialisti e si candida a governare l'Europa. In Italia Berlusconi non raggiunge il 40%, Di Pietro e Casini si candidano a rappresentare il Centro come una potenziale terza forza di governo.

I dati finora  sulle elezioni europee nei 27 paesi dell'Unione  delineano una vittoria netta dei partiti conservatori o di destra contro i socialisti e le formazioni di centrosinistra, e un forte tasso di astensione.

In molti paesi trionfano formazioni euroscettiche o di estrema destra.

ITALIA  Il Pdl si impone con il 35% dei suffragi e 29 seggi, ma non ottiene la maggioranza schiacciante auspicata, mentre il Pd, dato al 26,01% e 22 seggi, pur perdendo posizioni, non scende sotto i livelli di guardia. Questo il verdetto delle elezioni europee che vede un boom di consensi per la Lega Nord (9,7% e 9 seggi) e soprattutto per l'Italia dei Valori (8% e 7 seggi) che, rispetto alla consultazione del 2004, avrebbe quasi quadruplicato i propri elettori. Soddisfacente il risultato dell'Unione di Centro, che non stupisce ma consolida la propria posizione con un soddisfacente 6,7% e 5 seggi. Dopo essere sparita dalle aule del Parlamento italiano, la sinistra radicale resta fuori anche da Strasburgo. Nè la lista comunista di Ferrero e Diliberto (3,3%) nè Sinistra e Libertà (3,4%) hanno raggiunto la soglia del 4%. Niente seggi anche per la lista per la lista per l'Autonomia (2,4%)e per i Radicali di Pannella e Bonino (2,8%).

GERMANIA Il partito conservatore tedesco (Unione Cdu/Csu) è largamente in testa al voto per le europee in Germania con il 30,7%, secondo i dati  diffusi dal Parlamento europeo. All'ultimo scrutinio per l'Europarlamento, nel 2004, aveva ottenuto il 44,5%. L'affluenza è stata del 42%. Il voto europeo in Germania, prova generale prima delle legislative del prossimo autunno, assesta un duro colpo ai socialdemocratici: la Spd, infatti,  raccoglie appena il 20,8% dei voti, un calo irrisorio rispetto alle europee del 2004 (21,5%), ma un crollo estremamente pesante rispetto alle legislative di quattro anni fa, quando ottenne il 34,2% dei suffragi.

AUSTRIA Euroscettici ed estrema destra austriaca hanno ottenuto un risultato assolutamente rilevante alle elezioni europee. Il partito dell'euroscettico Hans-Peter Martin ha ricevuto il 17,9% delle preferenze, mentre la Fpoe, estrema destra, è cresciuta di oltre sei punti percentuali, al 13,1%. Il partito conservatore Oevp, con il 29,7 dei voti (meno 3,1%), è largamente in testa, davanti ai socialdemocratici della Spoe (23,8%), in netto calo. I Verdi hanno ottenuto il 9,5% (meno 3,5%) e la Bzoe, altro partito di destra distaccatosi dalla Fpoe, ha avuto il 4,7%.

OLANDA In Olanda si è votato giovedì scorso e il governo - in polemica con la Commissione Ue - ha pubblicato risultati ufficiali nella notte di venerdì, senza attendere la chiusura dei seggi stasera negli altri paesi. Il partito di estrema destra Pvv (Partito della libertà) di Geert Wilders ha ottenuto il 16,9%, classificandosi secondo dietro ai cristiano-democratici del Cda del premier Jan Peter Balkenende (20% contro il 24,4% del 2004) e davanti ai laburisti del PvdA (12,2% contro il 23,6% del 2004). Il Pvv, che partecipava per la prima volta alle Europee, otterrà così quattro dei 25 posti del Parlamento Ue previsti.

IRLANDA In Irlanda si è votato l'altro ieri. Secondo gli exit poll dell'istituto Lansdowne Market Research per la radio nazionale RTE, il Fianna Fail (centro progressista), partito al governo ha raccolto solo il 24% delle preferenze, otto punti percentuali in meno delle ultime amministrative del 2004; il Fine Gael (centro conservatore), principale partito di opposizione, ha ottenuto il 34%, una crescita del 6,5%; anche il partito laburista ha visto un balzo in avanti, con il 17% (+5,5%).

GRECIA Il partito socialista rimonta in Grecia. Secondo i primi exit polls, i conservatori al governo hanno subito una disfatta nelle elezioni europee, mentre gli ambientalisti hanno messo a segno un risultato brillante. I dati di una televisione di Stato e di due emittenti private indicano una vittoria tra il 36% e il 39,5% per i socialisti, attualmente all'opposizione. Escono invece male i conservatori, che hanno ottenuto tra il 30 e il 33% dei voti.

BULGARIA In Bulgaria i socialisti al governo cedono terreno rispetto ai popolari. E' quanto emerge dagli exit polls condotti da Alpha Research, secondo cui il partito GERB del sindaco popolare di Sofia, Boiko Borisov, avrebbe raccolto il 25,5% dei voti. I socialisti del premier Segei Stanishev sarebbero invece al 19,7%.

MALTA A Malta, secondo gli exit polls della Tv pubblica dell'Isola, nelle elezioni europee il Partito laburista, con il 54%, è largamente in testa rispetto al Partito nazionalista (42%), e supera anche la barra della maggioranza assoluta. CIPRO Si rafforza il partito centrista di Cipro Di.Sy, che che passerebbe dal 28,2% delle europee del 2004 al 35-38% secondo i primi exit polls, ma cresce anche il partito dei Lavoratori (Akel) che sale dal 27,8% al 33-34%. I liberali di Diko sono in calo dal 17% all'11-14%. Il partito socialdemocratico Edek (non presente alle scorse elezioni) sarebbe tra il 9 e il 10%.

SLOVACCHIA Il partito socialista slovacco (Smer) del primo ministro Robert Fico ha vinto le elezioni europee di ieri con il 31% dei voti, che gli dovrebbero garantire cinque seggi a Strasburgo rispetto ai tre dell'ultima legislatura. Lo riferiscono le stime non ufficiali pubblicate dall'agenzia Sita, che premiano anche il partito xenofobo Sns, alleato dello Smer al governo: otterrebbe il 5,39% dei voti, riuscendo ad eleggere un eurodeputato per la prima volta.

UNGHERIA Il partito di destra ungherese dell'ex premier Viktor Orban, Fidesz, avrebbe ottenuto la maggioranza dei voti nelle elezioni europee, raggiungendo il 67% delle preferenze, con un vantaggio schiacciante rispetto ai Socialisti dell Mszp che avrebbero raccolto soltanto il 19%, secondo le prime stime degli exit poll condotti dall'istituto Szonda-Ipsos. Un successo del fronte di destra che avrebbe portato ben l'8% dei voti anche al partito di estrema destra Jobbik, secondo i dati che non sono ancora ufficiali. L'affluenza al voto degli elettori magiari si attesta attorno al 35%, contro il 38,5% del 2004.

BELGIO In Belgio si vota anche per le regionali, e gli unici risultati noti finora sono su queste consultazioni: i cristiano democratici del Cdv raccolgono oltre il 26% dei voti, confermandosi la prima formazione nelle Fiandre. I loro due partner nel governo uscente di liberali e socialisti (Vld e Spa) sono rispettivamente al 14% e al 16%, secondo i risultati parziali della televisione pubblica fiamminga VRT. Il movimento nazionalista fiammingo sembra in piena ricostruzione, con un Vlaams Belang (estrema destra) che perde quasi la metà del suo 24% di voti che aveva raccolto nel 2004 a vantaggio degli indipendentisti dell'Nva (ex alleati del Cdv) e la populista Lista Dedecker, che hanno ricevuto il 12% e il 10%.

SPAGNA Notte di sconfitta anche per i socialisti spagnoli, che perdono il loro primato sul centrodestra del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy: con il 99,95% dei voti scrutinati, i popolari hanno ottenuto il 42,23% dei voti e 23 seggi su 50, contro il 38,51% del Psoe, a cui vanno 21 seggi.

Anche se non si tratta certo di un tracollo come quello dei socialisti francesi o tedeschi, il sorpasso del Pp è per Zapatero un secondo e più grave campanello d'allarme dopo la sconfitta nelle regionali in Galizia all'inizio di marzo. Il partito del premier, che appena 15 mesi fa aveva vinto le elezioni politiche dandogli un secondo mandato, da allora non ha smesso di perdere consensi: la causa principale è stata la gravissima crisi economica che ha messo in ginocchio l'economia spagnola, con dati drammatici soprattutto per quanto riguarda la disoccupazione, passata in poco più di un anno e mezzo dall'8,5% al 18%, superando i 4 milioni di persone.

Zapatero non ha saputo o potuto reagire in modo tempestivo, e i piani per rilanciare l'edilizia pubblica comunale, volti a tamponare l'emorragia nel settore delle costruzioni che aveva trainato per dieci anni la crescita iberica, si sono rivelati tardivi. Ora, a circa sei mesi dal semestre europeo della Spagna (prima metà del 2010), Zapatero si ritrova a quasi -4 nei confronti del Pp. Il suo partito, il Psoe, è sempre più isolato in parlamento dove non ha la maggioranza assoluta e spesso negli ultimi mesi ha faticato a far passare leggi e provvedimenti. «Abbiamo vinto le elezioni europee», ha dichiarato trionfante il leader del Pp, Mariano Rajoy, finora battuto due volte di seguito nelle elezioni nazionali da Zapatero.

I suoi sostenitori sotto la sede del partito continuavano a gridare a tutta voce: "Zapatero dimettiti, Zapatero dimettiti». Il primo ministro ha preferito non commentare subito il risultato, mandando avanti la sua portavoce Leire Pauin, che ha precisato la linea decisa della resistenza: «Abbiamo perso queste elezioni e non quelle politiche».La partecipazione al voto è stata appena superiore a quella del 2004, attestandosi al 46%, con un'astensione del 53,9%, contro il 54,8% di quattro anni fa. A grande distanza dal Psoe, al terzo posto arriva la Coalicion por Europa, guidata dai nazionalisti moderati catalani di CiU e baschi del Pnv, che ottiene il 5,12% con due seggi, mentre arriva quarta la sinistra comunista di Izquierda Unida-Iniciativa per Catalunya-Verds (3,73%, 2 seggi). Un eurodeputato ciascuno va infine al partito centralista UPyD (2,87%) e a Europa de los Pueblos-Verdes, che riunisce partiti indipendentisti di sinistra galiziani, catalani e baschi.

FRANCIA Arriva nettamente in testa il partito del presidente Nicolas Sarkozy al voto per le Europee, severa sconfitta per il partito socialista di Martine Aubry, grande successo dei Verdi di Daniel Cohn-Bendit. Secondo i primi exit poll, l' Ump è al 28%, un risultato «al di la' delle speranze», dice il segretario del partito Xavier Bertrand, mentre il premier Francois Fillon parla di «ottimo risultato della maggioranza». Crollo dei socialisti - dati fra il 16,4 e il 17,5% - sotto quella soglia del 20%, definita destabilizzante per il partito. I socialisti parlano di "delusione" per il voto, di un partito "indebolito" dalle tante divisioni, a partire da quella che ha visto a lungo l'una contro l'altra l' Aubry e l'ex candidata all'Eliseo Segolene Royal. Il partito socialista e la lista verde Europe Ecologie, guidata da Daniel Cohn-Bendit, avrebbero lo stesso numero di voti e di seggi, secondo gli ultimi exit poll sul voto per le Europee in Francia. I due partiti otterrebbero il 16% di voti, e 14 seggi ciascuno.

GRAN BRETAGNA Sconfitta storica per il partito laburista britannico alle elezioni europee. Alle spalle dei conservatori (28,6 %) di David Cameron considerati alla vigilia vincitori certi si è infatti piazzato l'United Kingdom Indipendent party (17,4) di Nigel Farage, forza antieuropeista e populista. Terzo il Labour di Gordon Brown a quota 15, 3 davanti ai liberaldemocratici (13,9).

E' il peggior risultato elettorale laburista dal Dopoguerra ad oggi con il crollo in roccaforti storiche come il Galles che per la prima volta dal 1918 ha come prima forza i Tory. In marcia verso Strasburgo anche i neofascisti del British National party che mandano nell'europarlamento 2 deputati. Non era mai accaduto.Avanza quindi l'antipolitica anche nel Regno Unito nonostante i dati siano pariziali (le percentuali sono relative a 66 seggi su 72 con lo spoglio ancora in corso in mattinata).

Difficilmente infatti il calcolo finale potrà cambiare il senso generale di un voto che per Gordon Brown significa il tracollo personale e del partito. Oggi i deputati laburisti si riuniscono a Westminster per decidere che fare del loro leader. Da giorni è in corso una raccolta di firme per lanciare lo sfida alla leadership del partito. Se almeno settanta onorevoli firmeranno la petizione anti premier partirà la sfida per la guida del Labour e la premiership del Paese. In sole tre settimane Gordon Brown potrebbe essere fuori da Downing street e la Gran Bretagna guidata da un altro Primo ministro. 

Accadrà? Il risultato elettorale lo suggerisce, ma saranno gli equilibri fra blairiani e browniani all'interno del Gabinetto di governo a decidere già oggi, probabilmente. Di aspiranti candidati alla successione se ne vedono molti, ma il più probabile è Alan Johnson ex ministro della Sanità promosso agli Interni nel drammatico rimpasto di venerdì scorso.


Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Giugno 2009 09:29
 

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