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Non c'è pace per il Cavaliere PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Sabato 20 Giugno 2009 20:38

Dopo Noemi e Patrizia, un'altra ragazza, Barbara,  si inserisce nella vicenda rosa del presidente del consiglio. Malumore serpeggia anche tra gli ammiratori del premier. Cosa pensano i vescovi italiani

"Silvio Berlusconi, alla mia partenza da Villa Certosa, mi ha consegnato una busta contenente 10.000 euro in contanti". E' quanto sostiene di aver detto alla Guardia di Finanza Barbara Montereale, la ventitreenne di Modugno (Bari) ascoltata ieri come testimone assieme ad altre ragazze che, come lei, sarebbero state pagate da Gianpaolo Tarantini per partecipare a feste a Palazzo Grazioli e Villa Certosa.

A questo punto molti ammiratori del premier cominciano a mugugnare: è necessario un chiarimento, e subito. Tra questi anche molti presuli di diocesi italiane che, a titolo personale, hanno rilasciato dichiarazioni all'inviato de L'Avvenire. Lo riferisce oggi anche il Corriere della Sera. 

C’è chi lo dice in modo più diretto - scrive il Corriere -  come il vescovo Dome­nico Mogavero, di Mazara del Vallo: «Non si può far finta che non stia succedendo niente». E c’è chi pondera un linguaggio più sfumato come Giuseppe An­fossi, vescovo di Aosta e respon­sabile Cei per la famiglia: «Il di­sagio aumenta, certo. E credo che una domanda di chiarezza possa essere posta». All’ultima assemblea genera­le della Cei, in pieno caso Noe­mi, il segretario generale della Cei Mariano Crociata aveva invi­tato a non strumentalizzare la questione morale: «Ognuno ha la propria coscienza e capacità di giudizio». Però c’è un limite oltre il quale le «questioni di co­scienza » private rischiano di di­ventare un problema, serio, del Paese.

E ormai ci siamo. L’in­chiesta di Bari, le ragazze che avrebbero partecipato a feste a casa Berlusconi dietro paga­mento, le accuse e le «scosse» e i gossip. «Non potevamo più stare zitti», spiegano ad Avveni­re. Che ieri, in un editoriale fir­mato da Gianfranco Marcelli, capo della redazione romana, ha messo nero su bianco quel «disagio» che si va diffonden­do tra i vescovi: «Il punto cen­trale, ci sembra, è la necessità di arrivare il più presto possibi­le a un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli in­terrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avver­sari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».

Berlusconi deve chiarire. «Proprio per questo clima di smarrimento crescente, è lecito domandarsi se il presidente del Consiglio abbia finora scelto la linea di resistenza migliore e i difensori più appropriati», si legge. La critica allo «stile sfog­giato » da «avvocati bravi so­prattutto a moltiplicare i moti­vi di imbarazzo» è un’allusione a Ghedini e al suo «lessico 'mer­cantile' », come si legge in un al­tro articolo di Avvenire sulle sue «gaffes», espressioni come «utilizzatore finale» e «quantita­tivi gratis» di donne.

Così il quotidiano, «se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla ma­gistratura », chiede che «si pon­gano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste me­diatiche ». E questo «senza illu­dersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui com­portamenti privati». Alla lunga «tutto finisce per avere un prez­zo » e il pericolo è che a pagare sia «non solo il debitore di tur­no, ma l’intero Paese».

Ciò che scrive Avvenire non è una nota della Cei. Tuttavia il quotidiano diretto da Dino Bof­fo capta gli umori dell’episcopa­to. E infatti, pur tra varie sfuma­ture, la richiesta di chiarimenti c’è. «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e in­violabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagi­ne. I comportamenti di chi go­verna possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale», scandisce monsignor Mogavero. «Nixon o Clinton ap­partengono a una cultura diver­sa. Ma certi comportamenti possono incrinare la fiducia fi­no a una delegittimazione di fat­to ».

Il vescovo di Mazara preci­sa: «Non sono in grado di dare giudizi. Ma questo stillicidio continuo non fa bene né all’Ita­lia né al governo né al presiden­te ». Mogavero evoca pure i «passi indietro» fatti da «ammi­nistratori sotto processo» che si sono «dimessi» per non «coinvolgere le istituzioni». Ma ora, dice, «mi basterebbe che Berlusconi facesse una di­chiarazione pubblica per fugare ogni dubbo. Che dicesse: sulla mia onorabilità, di uomo, ga­rantisco che non è vero».

Certo, «la questione morale è più am­pia, non può essere la questio­ne Berlusconi», considera l’arci­vescovo di Pescara Tommaso Valentinetti. Resta il fatto che «il problema dell’esempio per­sonale si pone per chiunque ab­bia un ruolo pubblico». Lo dice anche monsignor Paolo Urso: «Bisogna chiedere ha chi ha re­sponsabilità pubbliche una coe­renza maggiore, anche una bat­tuta sciocca può squalificare l’Italia nel mondo».

Il vescovo di Ragusa, però, ha un dubbio: «Credo spetti ai suoi, non alla Chiesa, chiedere chiarimenti. E il rischio è che questo polvero­ne faccia trascurare famiglie, la­voro, immigrati, riforme: i pro­blemi reali». C’è anche chi, come Luigi Ne­gri, vescovo di San Marino e Montefeltro, aveva detto che chi governa si giudica dalla poli­tica e i problemi privati «riguar­dano la sua coscienza e il rap­porto con Dio, se ci crede». Il di­scorso, dice, resta valido: «Il presidente chiarisca. Ma per gli elementi di conoscenza che ho, ripeto: i problemi del Paese so­no del Paese, quelli personali sono personali».

Così il Corriere della Sera e Avvenire. Se il buongiorno si vede dal mattino, l'estate 2009 ha già il suo tormentone. I vacanzieri sotto l'ombrellone hanno già di che conversare. E non c'è dubbio che l'Italia si spaccherà in due: tra coloro che sosterranno il premier fino al "martirio" e coloro che invece lo vorrebbero al rogo. Una cosa è certa: la politica italiana è piena di tanti Tarantini. Non condividiamo la tesi dell'avvocato e parlamentare Ghedini sull'"utilizzo finale", ma comunque i leader politici farebbero bene a depurare le proprie segreterie ed i propri seguiti da persone senza scrupoli. Ci guadagnerebbe l'immagine della politica, ma soprattutto quella del paese.


Ultimo aggiornamento Sabato 20 Giugno 2009 21:12
 

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