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I giapponesi decisi a disertare l'Italia PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 20 Luglio 2009 14:24

I flussi turistici del Giappone verso l'Italia sono "in rapido declino" e scontano fattori come il supereuro, la nuova influenza e, soprattutto, "i servizi di bassa qualità" e i 'prezzi illegali'', ad esempio nel caso di ristoranti e taxi.

In una corrispondenza da Roma, l'Asahi Shimbun, il secondo quotidiano del Sol Levante con 5 milioni di copie vendute al giorno, traccia in un'edizione dell'ultimo fine settimana un quadro poco rassicurante sul Belpaese, a poche settimane dal conto-truffa da 700 euro che una coppia di turisti giapponesi si é vista addebitata per un pasto consumato in un ristorante romano.

Anzi, il quotidiano dedica addirittura l'articolo d'apertura all'interesse del Giappone per l'Italia, formulando anche una stima: nel 2009, i turisti nipponici, che per l'Asahi vedono con maggior attenzione sia la Francia sia la Germania tra le principali mete europee preferite, saranno circa un milione in Italia, pressoché la metà del picco di 2,17 milioni raggiunto nel 1997. "I giapponesi vengono da un Paese che forse ha qualche mariuolo in meno ma dei prezzi veramente eccessivi per tante popolazioni che lo visitano e forse per questo hanno meno turismo dell'Europa".

Liquida così il presidente di Confcommercio Roma e Lazio Cesare Pambianchi le critiche mosse all'Italia sul fronte della qualità dei servizi da un autorevole quotidiano giapponese. Il rappresentante dei commercianti della Capitale ricorda che "del resto Roma e l'Italia continuano ad essere pieni di turisti, che spesso tornano, non solo per visitare le bellezze storico-artistiche, ma anche per la qualità dei servizi offerti". Per questo "ritengo - ha aggiunto - che l'articolo che critica l'Italia sia una reazione a quanto accaduto nelle scorse settimane a turisti giapponesi in un ristorante del centro di Roma o con alcuni tassisti poco onesti, ma credo sia troppo facile fare di queste cose l'esempio per giudicare la qualità della nostra offerta turistica".

Incredibile la dichiarazione di Cesare Pambianchi. Che i servizi a Roma lascino a desiderare è sotto gli occhi di tutti: bus, taxi e metropolitana sono a dir poco penosi. Il servizio ferroviario che collega l'aeroporto di Fiumicino a Roma è da terzo mondo e non di una capitale di un paese del G8. I prezzi sono incontrollabili dal momento che sono pochi i locali che li espongono in maniera visibile a tutti. Inoltre il rapporto prezzo/servizio fruito è sempre a favore del primo.

"La truffa a danno dei due turisti giapponesi cui un pranzo è stato fatto pagare 580 euro non ci meraviglia affatto". Lo afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi, che aggiunge: "Episodi di questo tipo nella capitale sono assai frequenti. Certo il conto non sempre arriva a queste cifre da capogiro, ma sicuramente la pratica dello "spennare" il turista è assai diffusa a Roma, specie nelle zone a forte vocazione turistica. Già normalmente i prezzi delle consumazioni alimentari in pieno centro sono stellari: una coppetta gelato seduti ad un tavolino in centro arriva a costare 10 euro, un semplice caffè espresso 4 euro, e così via". "La punizione nei confronti del ristoratore scorretto deve essere esemplare - aggiunge Rienzi - A costui deve essere ritirata a vita la licenza, come esempio per tutti gli altri esercenti che vogliano fare i furbi con i turisti. Al sindaco Alemanno chiediamo inoltre di disporre controlli in borghese nei bar e nei ristoranti della capitale, per punire i ristoratori che aumentano i prezzi a danno dei turisti stranieri". In poche parole, come diceva Bartali, "è tutto da rifare".

Per quanto riguarda i "mariuoli" - tornando al presidente di Confcommercio - sarebbe meglio invocare nei loro confronti provvedimenti drastici come, ad esempio,  il ritiro a tempo indeterminato delle licenze commerciali proposto anche dal Codacons. Questi reati non sono frutto di "furbizia", ma sono veri e propri attentati all'economia dell'Italia. La magistratura romana supplisca, nei limiti degli strumenti normativi in suo possesso, alle deficienze di un potere politico incapace di tutelare il made in Italy.

Sarebbe meglio che Confcommercio - dimenticando per un momento gli interessi di bottega -  si rimboccasse le maniche per  contribuire ad assicurare competitività, ma soprattutto una tutela dell'immagine di un Paese, l'Italia, che rischia di diventare il fanalino di coda dei paesi  a vocazione turistica. Un consiglio: a nome dei commercianti onesti di Roma chieda scusa ai turisti giapponesi, magari risarcendoli con una vacanza gratis.


Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2009 15:05
 

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