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Gheddafi: la visita del presidente libico potrebbe creare problemi con Stati Uniti e S. Sede PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Claudio   
Lunedì 30 Agosto 2010 11:35

Dichiarazioni polemiche anche all'interno della maggioranza di governo

 

'Credo che la visita del Colonnello Gheddafi, a parte tanti altri aspetti che definire imbarazzanti e' poco, sul piano del confronto politico suggerisca al mondo cattolico italiano un dibattito tra la laicita' positiva di Fini e la condiscendenza del Governo italiano alla rozza propaganda islamista di un Capo di Stato straniero nel nostro Paese, che ospita la Santa Sede e i cui cittadini sono in grande maggioranza cattolici".

E' quanto dichiara il deputato Carmelo Briguglio, deputato del gruppo Fli. ''Forse sarebbe opportuno - continua Briguglio - una presa di posizione ufficiale del presidente del Consiglio Berlusconi o anche del maggiore partito di governo, un certo Pdl che mi pare aderisca al Ppe, che ufficialmente reagisca chiedendo ad esempio a Gheddafi liberta' religiosa nel suo Paese per riequilibrare le inopportune esternazioni con cui l'ospite, triturando ogni bon ton diplomatico, ha pensato bene di condire la sua visita in Italia''.

''Capisco che per alcuni, Tripoli con affari collegati valga bene una messa, ma sul piano proprio delle relazioni internazionali, queste visite di Gheddafi da un lato aumentano le distanze tra il Governo italiano e i nostri tradizionali alleati, Stati Uniti in testa, e dall'altro creano con la S.Sede e con le gerarchie cattoliche problemi e malumori di cui nessuno sentiva il bisogno'', conclude il deputato di Fli.

''Se l'Italia e' diventata la Disneyland di Gheddafi, il parco-giochi delle sue vanita' senili, la ragione e' purtroppo politica. Nelle passeggiate romane il rais libico non esibisce il suo temperamento eccentrico, ma la sua legittimazione, la sua amicizia con il premier, la sua paradossale centralita' nella politica internazionale di un governo - quello berlusconiano - che e' progressivamente passato dall'atlantismo all'agnosticismo, dalle suggestioni neo-con alla logica commerciale, per cui il cliente, se paga, ha sempre ragione. E visto che Gheddafi paga, le sue diventano anche le ''nostre'' ragioni e la sua politica la ''nostra''. 

Il periodico online della Fondazione Farefuturo, commenta la visita a Roma del leader librico con un intervento di Carmelo Palma, direttore di Libertiamo. ''Nell'atteggiamento dell'esecutivo rispetto a Gheddafi - continua l'analisi - non c'e' pero' un eccesso, ma un difetto di realismo. C'e' la convinzione che un governo responsabile debba muoversi nel ''mercato'' delle relazioni internazionali in modo del tutto indipendente da una valutazione politica dei fatti, degli equilibri generali e delle conseguenze di medio-lungo periodo. Ad esempio, nessuno sembra riflettere seriamente se la nouvelle vague berlusconiana, che indubbiamente funziona con despoti come Gheddafi - capaci di dare e di togliere alle imprese italiane commesse pubbliche, di aprire e chiudere capricciosamente il ''rubinetto'' degli sbarchi a Lampedusa e di investire in Italia i proventi della rendita petrolifera -, possa funzionare quando gli interlocutori sono leader di governo, che non comprano ne' vendono contratti, che non sono padroni dell'economia nazionale e che non necessitano della legittimazione italiana''.

''Anche la diplomazia commerciale - prosegue Palma - e' una cosa piu' complicata e politica dell'amicizia ''privata'' con i leader di governo stranieri. Era paradossalmente proprio il centro-destra a spiegarlo a Prodi, che nella sua marcia di avvicinamento alla Cina aveva nel 2006 offerto l'abolizione dell'embargo sulla vendita di armi, appena confermato in sede Ue. Erano, allora, i berlusconiani a spiegare al premier ulivista che le aziende tedesche erano sbarcate a Pechino prima e meglio di quelle italiane senza l'aiuto di un governo condiscendente, ma protette, al contrario, dall'intransigenza di un esecutivo, come quello della Merkel, che non rinunciava ad incontrare il Dalai Lama e ad intervenire pubblicamente sulle violazioni dei diritti umani e della liberta' religiosa in Cina. Infine: la leggerezza di Berlusconi, che ha ''depolicitizzato'' la politica estera per renderla piu' efficiente, accresce o riduce la credibilita' italiana sullo scacchiere dei rapporti internazionali? Il disinvolto relativismo della nostra diplomazia - conclude l'articolo - ci rende interlocutori piu' o meno affidabili sui piu' delicati dossier strategici?''.

''Vi immaginate Gheddafi che va a Parigi o a Berlino e organizza un incontro con 500 hostess per dir loro ''diventate musulmane''? Noi no. E non a caso Gheddafi certe pagliacciate - e' il termine giusto - le viene a fare a Roma, non a Parigi o a Berlino. Evviva la Realpolitik, ma sui libri di Kissinger non c'e' scritto che bisogna concedere ai dittatori la passerella sul suolo patrio, in regime di liceita' assoluta: Roma in questi giorni sembra un possedimento extraterritoriale libico''.

Lo scrive il Direttore di Generazione Italia, Gianmario Mariniello, sul sito dell'associazione finiana. ''Viva gli affari, viva il trattato Italia-Libia che ci ha aiutato a risolvere il problema degli sbarchi clandestini, viva le materie prime libiche, viva l'autostrada libica che verra' realizzata dai nostri imprenditori, viva tutto ma la dignita' di un Paese viene prima di tutto'', continua Mariniello. ''Non riusciamo a immaginare un solo leader europeo che vada a La Mecca a dire ''diventate cristiani'': sarebbe irrispettoso. E invece siamo costretti a sentire Gheddafi che nella Citta' della Cristianita' invita alla conversione 500 ragazze scollate e scosciate, attentamente selezionate da un'apposita agenzia. Una concezione della donna offensiva e ripugnante.

E di piu': quanto rende onore all'Islam la ragazza bombastica che si fa fotografare con il Corano appoggiato sulla scollatura?'', si chiede il direttore di Generazione Italia. ''Un Paese serio si sarebbe dissociato, indignato, noi risolveremo tutto con la politica della pacca sulla spalla, che pero' nei manuali di Kissinger non c'e'. Viva gli affari, dicevamo. Ma siamo proprio sicuri che questa politica estera tutta Libia-centrica e filo-russa sia davvero negli interessi dell'Italia? I nostri partner europei e occidentali non saranno entusiasti di questa politica estera levantina e colorita ai limiti del ridicolo. E alla fine il nostro Paese corre il rischio di perdere terreno nei salotti che contano della politica estera, in cambio di relazioni buone ma piu' che discutibili (e trash) con autocrati, dittatori e pagliacci vari. La dignita' di una Nazione e' un valore, anche economico. Basta con le pagliacciate'', conclude Mariniello.

Anche da sinistra continuano le dichiarazioni: ''lo sgangherato e sgradevole show che il leader libico sta svolgendo in queste ore in Italia, con la benedizione del suo amico e sodale Berlusconi, sta trascinando ancora una volta il nostro Paese nel ridicolo, umiliando le Istituzioni e tutti gli italiani di buon senso''.

E' quanto afferma a nome di Sinistra Ecologia Liberta', il coordinatore della segreteria nazionale Claudio Fava. ''Probabilmente - conclude amaramente Fava - se ci fossero ancora Bokassa e Amin Dada, senza dubbio, Berlusconi li avrebbe gia' invitati a farsi un giro nei corridoi e nelle stanze di Palazzo Chigi''.


Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Agosto 2010 12:12
 

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