Fisco e welfare, gli immigrati finanziano gli italiani Stampa
Scritto da Redazione   
Giovedì 12 Febbraio 2009 18:37

Gli extracomunitari versano meno ma ricevono pochissimo e, a conti fatti, vanno in parità, mentre ogni italiano riceve 2.100 euro l’anno, secondo le stime di Carlo Devillanova contenute nel Rapporto Ismu

La redistribuzione dei redditi operata dal sistema italiano di finanza pubblica avvantaggia i nativi rispetto agli immigrati, con uno spostamento di risorse economiche che va, dunque, dagli immigrati agli italiani.

Lo ha calcolato Carlo Devillanova, associato di economia politica alla Bocconi, in I costi dell’immigrazione per la finanza pubblica, un capitolo del recente XIV Rapporto sulle migrazioni 2008 della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità).

A determinare il saldo fiscale positivo per gli italiani sono i benefici legati all’anzianità, ai quali gli italiani accedono in misura superiore a causa dell’età media più avanzata. Anche a parità di età, gli immigrati dimostrano comunque un minore accesso a questo genere di benefici. Gli italiani pagano, in media, più tasse allo stato rispetto agli immigrati e ne ricevono, in media, maggiori benefici.

Gli italiani versano tra il 52% e il 58% di tasse in più (a seconda del metodo di calcolo), ma usufruiscono di benefici quasi tripli. Se si trascurano i benefici legati all’anzianità, il beneficio totale netto è negativo sia per gli italiani, sia per gli extracomunitari, ma sono gli italiani a rimetterci di più. Secondo una stima che lo stesso Devillanova definisce orientativa, in media gli italiani in questo rapporto parziale tra dare e avere con lo stato perdono 1.548 euro a testa, gli extracomunitari soltanto 871. Il quadro cambia radicalmente se si comprendono anche i benefici legati all’anzianità, che gli italiani sfruttano molto più intensamente. Mentre gli extracomunitari raggiungono una sostanziale parità (un attivo medio di 4 euro l’anno), gli italiani ribaltano completamente la situazione, andando in positivo di 2.115 euro l’anno.

Il risultato è importante perché, se tra gli economisti c’è sostanziale accordo sul fatto che l’influsso di immigrati si traduca in un beneficio complessivo per il paese che li ospita, quando ci si limita al beneficio fiscale i risultati sono contraddittori e variano da un sistema nazionale all’altro. “I risultati per l’Italia”, conclude perciò Devillanova, “non mostrano un maggior ricorso al welfare da parte degli immigrati. Al contrario, se si considerano anche i benefici legati all’anzianità, i dati evidenziano un trasferimento netto di risorse dagli immigrati agli italiani”.

Fabio Todesco


Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Febbraio 2009 18:41