GLI ITALIANI IN SPAGNA A QUOTA 115.000 Stampa
Scritto da Redazione   
Venerdì 02 Marzo 2007 11:01

I dati, pubblicati oggi, dall’Instituto Nacional de Estadistica (INE) sui movimenti della popolazione spagnola al 1 gennaio 2006, offrono molti spunti di considerazione anche per monitorare la presenza italiana in Spagna.

Se i dati dell’INE vengono messi in relazione con i risultati del sondaggio Eurispes resi noti nei giorni scorsi, è possibile concludere che agli Italiani piace vivere e lavorare nella Spagna di Zapatero.

Al 1 gennaio 2006 la Spagna registra una popolazione di 44.708.964 di cui 4.144.166 unità sono rappresentati da cittadini stranieri, regolarmente registrati, almeno per quanto riguarda il diritto all’assistenza sanitaria. Infatti, non tutti i cittadini di paesi europei e non si sono registrati presso i rispettivi consolati, ma, comunque sono registrati presso la Seguredad Social per il diritto all’assistenza sanitaria. Si può quindi concludere che circa il 10% (il 9,3%) della popolazione spagnola è rappresentata da cittadini di origine straniera.

Dal 1 gennaio 2005 al1 gennaio 2006, mentre la popolazione spagnola aumenta solo dello 0,5%, l’incremento della presenza straniera in Spagna raggiunge l’11,1%. Le Regioni spagnole che si sono avvantaggiate dell’aumento demografico sono quelle che presentano un maggior tasso di occupazione: la comunidad de Catalunya, ad esempio,  registra un aumento di 139.491, l'Andalucia 125.873, la Valenciana, 114.459 e Madrid con 44.040, mentre quelle che hanno registrato un minore incremento sono Asturias, Ceuta, Melilla, Estremadura, La Rioja e Galicia.

Altro dato interessante dal punto di vista demografico è rappresentato dalla percentuale di cittadini stranieri minori di 16 anni residenti in Comuni che registrano un numero di stranieri superiore a 1.000. In provincia di Gerona, il Comune di Banyoles, con popolazione di 17.309, registra 3291 cittadini stranieri, di cui 947 (28,8%) hanno un’ètà inferiore a 16 anni. Segue Manlleu in provincia di Barcellona con un 26,9%, Murcia, con un 26,6% , Sonseca in provincia di Toledo e Salt in provincia di Gerona, rispettivamente il 25,1 e 24,9%. Le Comunità Autonome, con una maggiore concentrazione di popolazione proveniente da altri paesi, sono le Baleari, con un 16,8%, la Comunidad Valenciana con un 13,9, Murcia con un 13,8, Madrid 13,3% seguite da Catalunya, Canarie e La Rioja con incrementi superiori al 10%. Per quanto riguarda l’origine degli stranieri presenti in Spagna, si registra una maggiore concentrazione di cittadini del Marocco (563.012 unità), seguono gli Equatoriani,con 461.310 unità, i romeni (407.159), i cittadini del Regno Unito, con 274.722 unità e i Colombiani con 265.141. Bisogna, inoltre, segnalare 150.000 tedeschi, 150.252 argentini e 139.802 Boliviani.

La comunità italiana, che registra una popolazione di 115.791, si colloca però al quinto posto dei paesi che registrano un incremento superiore al 20%. Infatti, l’aumento della presenza italiana è pari a 20.414 pari al 2,79 dell’intera popolazione straniera presente nel paese iberico.

La pubblicazione dei dati ha, di fatto, confermato le preoccupazioni dei Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) che, per bocca del loro presidente, Almerino Furlan, hanno rinnovato l’invito alle autorità di governo di tenere nella giusta considerazione le necessità delle istituzioni italiane in Spagna. Furlan mette in risalto che “non siamo solo in presenza di una immigrazione di cittadini con passaporto italiano e provenienti dai paesi dell’America latina, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio nuovo flusso emigratorio che dall’Italia ha come meta la Spagna”.

“Nei giorni scorsi – prosegue Almerino Furlan – l’Eurispes ha reso noti i dati di un suo sondaggio nel quale emerge che la Spagna rappresenta per moltissimi Italiani la sede ideale dove fissare la propria residenza o cercare un lavoro. E non si tratta sicuramente di cittadini alla ricerca di un lavoro qualsiasi; ma nel numero di immigrati si registrano cittadini con titoli di studio di secondo grado, laureati, ricercatori, nonché cittadini italiani imprenditori che cercano in Spagna una sede dove impiantare un lavoro autonomo”.

Questo fenomeno –conclude Furlan – impone alle autorità italiane di rafforzare la propria presenza in Spagna, privilegiando in particolare il settore dell’istruzione, dove maggiore è la domanda di servizi di qualità. Le attuali strutture scolastiche, infatti, non sono in grado di rispondere a tutte le esigenze. Se si vuole tenere alta la qualità della presenza italiana in Spagna ed incrementare lo studio della lingua italiana, bisognerà evitare, a tutti i costi, un calo del prestigio delle nostre istituzioni scolastiche.”


Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Marzo 2007 11:09