Luglio: tempo dell'uomo, tempo della storia. Stampa
Editoriale
Scritto da Redazione   
Giovedì 18 Luglio 2019 09:26

Se la storia, con l’arrivo di questo strano governo, sembra malridotta, i fatti storici si difendono contro tutto e nonostante tutto. Perché esistiti.

 

Non sono mai mancati insegnanti e presidi che hanno ignorato la storia. “Che cosa è successo l’8 settembre 1943? Non so niente.” è stata la domanda di un preside ex-insegnante di educazione fisica, come l’attuale ministro della Pubblica Istruzione.


Tuttavia, ci sono tempi “forti” che invitano più facilmente a ripensare il passato. Il mese di luglio, ad esempio, offre interessanti occasioni per sfogliare pagine di storia recente. Dalla storia americana con la Dichiarazione d’indipendenza (2 luglio 1776) alla rivoluzione francese con l’assalto alla Bastiglia (14 luglio 1789) e alla “grande paura”. E, nel secolo appena trascorso, nel 1936, l’inizio di una delle più grandi tragedie di un popolo: la guerra civile spagnola. Un milione di morti.


A ottant’anni anni da quel “carnaio” e dal quel “cimitero”, come la definisce Bernanos ne “I grandi cimiteri sotto la luna”, la lezione spagnola sembra ancora “rimossa”, interpretata secondo le diverse concezioni politiche. In realtà è stato il momento più alto dello scontro tra democrazia e dittatura, tra la difesa della legge e la violenza del potere, tra la libertà e la schiavitù.

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Oggi sembra che le commemorazioni abbiano preso il posto della storia. Per ogni evento del passato, per ogni personaggio storico di cui ricorre la scomparsa, si traccia qualche rapido profilo e tutto finisce alla svelta. In questo modo, forse, si cerca di saldare il conto con la storia. Ma “il tempo umano sarà sempre ribelle” ha sentenziato un grande storico, Marc Bloch. Che, tuttavia, scrivendo la sua “Apologia della storia”, ricorre all’aggettivo “divertente” nei confronti di questa scienza, “destinata ad aiutarci a vivere meglio e a lavorare a vantaggio dell’uomo, in quanto essa ha per oggetto l’uomo stesso e i suoi atti”.


Sia che il cammino dell’uomo si svolga secondo una linea retta o secondo una circonferenza, riflettere sul passato significa migliorare il presente. Il tempo dell’uomo non è mai una mera ripetizione. E’ sempre una novità, uguale o diversa dalle altre. Perfino le commemorazioni, che spesso scadono nella più becera retorica, possono offrire qualche stimolo alla riflessione.


“Nella guerra di Spagna – ha scritto Salvemini – la patria fascista e la patria antifascista erano divise non da una frontiera territoriale ma da una frontiera ideale”.
Mussolini aveva appoggiato fortemente il generale Francisco Franco per eliminare il governo repubblicano spagnolo, legittimamente eletto, ma sette anni dopo, il 25 luglio 1943, sarà proprio Mussolini ad essere stritolato dal meccanismo perverso della guerra che lui stesso aveva innescato. Il bombardamento su Roma del 19 luglio 1943, con migliaia di morti e feriti, era stata la classica ultima goccia per accelerare la caduta del fascismo.

In quell’occasione Pio XII era uscito dal Palazzo Apostolico in Vaticano per recarsi nella zona colpita dal bombardamento: San Lorenzo. Il sangue dei morti aveva imbrattato la veste bianca del Papa. Ma quel gesto diventerà il segno dei tempi nuovi, secondo le parole dell’Apocalisse: "Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi…" (21,1)

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Un vescovo, Ferdinando Baldelli, che aveva sollecitato e insistito perché il papa si recasse tra i morti di San Lorenzo, tornava annualmente in quel luogo, pellegrino di pace. Il 19 luglio 1963, a vent’anni di distanza da quel tragico bombardamento, dopo aver celebrato la Messa per i defunti e invocato la pace tra i viventi, Baldelli moriva, d’infarto. Era stato preceduto poco tempo prima da Giovanni XXIII, l’amico dei poveri e dei diseredati, il papa della “Pacem in terris”.


Mario Setta


Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Luglio 2019 09:33